20 febbraio 2014

Mare salvo, inquinato tutto il resto


« Mare salvo, inquinato tutto il  resto ››

Pm e gip criticano la decisione del sindaco di portare i reflui del depuratore nella falda

 «Non bisogna avere paura di questo provvedimento relativo al sequestro della condotta che collega il depuratore consortile al canale Ostone››.
Dario Macripò, sindaco di centrodestra di Lizzano, ha commentato cosi ieri alla «Gazzetta» la notizia del sequestro eseguito dai carabinieri del Noe di Lecce,  guidati dal maggiore Nicola Candido, dopo il decreto firmato dal gip di Taranto Vilma Gilli. Eppure se non paura, quanto meno un pochino di preoccupazione il sindaco Macripò dovrebbe averla. Alla «Gazzetta» ha spiegato che, a suo parere, il depuratore «ha sempre funzionato bene» e che alla base del sequestro potrebbe esservi la mancanza dell'autorizzazione allo scarico. Ma le cose non stanno proprio così. Innanzitutto perché la mancanza di autorizzazione avrebbe dato luogo, nella peggiore delle ipotesi, a un provvedimento amministrativo e non a un sequestro penale. In secondo luogo ,qualche serio dubbio sul corretto funzionamento dell`impianto dovrebbe sorgere, visto che tutte quelle sostanze nocive finite nelle acque hanno causato da un lato fenomeni visibili a occhio nudo come le chiazze e la colorazione del mare (fenomeni denunciati dalla «Gazzetta» nell'estate del 2012) e dall'altro le conseguenze individuate grazie alle analisi e ai campionamenti che hanno certificato il superamento di alcuni limiti. Ma oltre a questo, è sufficiente leggere le sei pagine del decreto di sequestro firmato dal giudice per le indagini preliminari Gilli per capire che anche l`operato del sindaco e finito nel mirino degli investigatori. In particolare il gip spiega che l’iniziativa del sindaco di sversare le acque dei reflui del depuratore in falda - iniziativa assunta alla vigilia delle ultime estati proprio per evitare che gli scarichi, tramite il canale Ostone, arrivassero direttamente a mare - «non solo si pone in netta antitesi» con le norme sancite dal Testo unico sull’ambiente, ma soprattutto «non costituisce in alcun modo un’efficace soluzione al problema». Il giudice Gilli, inoltre, richiama quanto scritto dal pubblico ministero Lanfranco Marazia che ha condotto le indagini e chiesto il sequestro del canale, chiarendo che l'azione del sindaco altro non e che una «mera sostituzione della matrice ambientale attinta dal fattore inquinante(di per sé inalterato ed anzi reso cosi ancor più insidioso): in luogo delle acque cristalline dello splendido Litorale di Lizzano che durante il periodo estivo sono sotto gli occhi di migliaia di bagnanti, si sceglie di inquinare Ia sottostante falda acquifera, con effetto non immediatamente percepibili da parte della collettività, ma ancor più pregiudizievoli per l'intero ecosistema della zona». Insomma l’azione del sindaco di sversare i reflui nella falda salva le acque costiere - ma poi nemmeno tanto visti gli esiti - ma pregiudica in maniera più critica, secondo gli inquirenti, l'ecosistema del Iterritorio: «Si pensi solo – scrive per chiarire il pm Marazia – alla contaminazione di acque potabili e destinate all’allevamento e all'agricoltura››. Un'ordinanza, quindi, «discutibile» secondo il giudice Gilli. ll sindaco Macripò, che non è iscritto nel registro degli indagati, ha sicuramente con la sua azione prodotto «da subito miglioramenti delle acque costiere» limitando o eliminando temporaneamente le problematiche derivanti dallo scarico del canale «Ostone›› che hanno fatto infuriare bagnanti e gestori degli stabilimenti balneari, ma, secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta, potrebbe aver creato non pochi problemi all'ambiente del territorio di Lizzano. 
(Di Francesca Casula, La Gazzetta di Taranto, 20 Febbraio 2014)

Manifestazione “Per la nostra aria, per la nostra vita”




I cittadini di Lizzano continuano la propria mobilitazione per una vita dignitosa vissuta nella libertà e nel rispetto per la salute, dopo gli importanti passi compiuti con il sequestro preventivo della discarica Vergine spa e del depuratore consortile.
L’associazione di volontariato AttivaLizzano promuove per il 23 febbraio 2014 alle ore 15,30 la manifestazione: “Per la nostra aria, per la nostra vita” che si svolgerà in piazza IV Novembre.  
L’iniziativa intende ribadire il diritto alla salute che viene negato dalla scorretta gestione dei rifiuti. Durante la serata saranno esposti i lavori realizzati da bambini e ragazzi nell’ambito della rassegna dal tema “Aria, aria, aria: insieme per (continuare a) respirare!”.
I bambini, i ragazzi, i giovani, gli adulti di Lizzano non pretendono l’impossibile, ma vogliono solo poter respirare, giocare, lavorare, nella propria terra senza la costrizione di chiudersi in casa dove, peraltro, anche con porte e finestre sigillate, l’acido solfidrico si insinua e ne sconvolge l’esistenza.
AttivaLizzano  fa appello a tutti coloro che hanno a cuore la salute delle persone e dell’ambiente, invitandoli a partecipare numerosi dimostrando il proprio  affetto per la nostra terra.
Sono benvenuti gli slogan e gli striscioni per la nostra aria, ma non i simboli di partiti.

                                                                                                          Il Presidente              
                                                                                                     (Angelo Del Vecchio)

18 febbraio 2014

Lizzano, Noe Di Lecce Sequestra Lo Scarico Del Depuratore Di Acque Reflue Urbane

LIZZANO (Taranto) – A Lizzano, comune della provincia di Taranto, oggi i carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno sequestrato lo scarico del depuratore consortile che serve alcuni comuni dell’area orientale del Tarantino tra cui lo stesso comune di Lizzano.
I militari, in particolare, sono intervenuti “a parziale conclusione di indagini d’iniziativa avviate a seguito di esposti presentati da associazioni ambientaliste e cittadini”. Quello notificato oggi è un “decreto di sequestro preventivo – emesso dal gip del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli, su richiesta del pm, Lanfranco Marazia – relativo allo scarico del depuratore consortile di acque reflue urbane, che serve i comuni di Lizzano, Fragagnano e San Marzano di San Giuseppe, utilizzato per immettere gli effluenti del ciclo di depurazione nel corpo idrico superficiale denominato canale “Ostone”.
Il provvedimento cautelare supportato anche da analisi e campionamenti che hanno accertato il superamento dei parametri di inquinamento tabellari previsti dalla normativa – rilevano ancora i carabinieri del Noe – scaturisce dalla necessità di impedire che dal canale giungano in mare sostanze atte ad arrecare molestie alle persone con formazione di schiuma e chiazze colorate che contengono un’elevata concentrazione di organismi batterici pericolosi per la salute”. Per i militari del Noe “l’ipotesi di reato allo stato contestata al legale rappresentante della società che gestisce l’impianto di depurazione è quella del getto pericoloso di cose mediante il superamento dei limiti tabellari previsti dalle norme vigenti”.
L’Autorità giudiziaria, tuttavia, ha concesso al gestore “la facoltà d’uso” dell’impianto. Nei giorni scorsi a Lizzano sempre su indagine della Procura gli stessi carabinieri del Noe avevano effettuato un altro sequestro per motivazioni ambientali: quello della discarica di rifiuti “Vergine”. (di  IlPaeseNuovo.it)

PER LA NOSTRA ARIA - PER LA NOSTRA VITA


Carissimi amici,

AttivaLizzano vi invita a partercipare alla manifestazione " PER LA NOSTRA ARIA - PER LA NOSTRA VITA " Dopo 
gli ultimi eventi che hanno visto tutta la cittadinanza protagonista, è doveroso manifestare per reclamare i nostri diritti a vivere una vita sana per noi e i nostri figli. Partecipiamo numerosi. E' cosa gradita se ognuno di noi venga provvisto di cartelloni e fischietti per dimostrare il proprio dissenso verso chi ci avvelena.

1 settembre 2013

Traffico di rifiuti, il boss pentito Carmine Schiavone: “Mie denunce inascoltate”

L'ex cassiere dei Casalesi racconta il sistema dello smaltimento illecito dei veleni, anche radioattivi, in Campania. Dichiarazioni messe a verbale già negli anni Novanta, a cui però non sono seguiti interventi sui territori colpiti. E la sua audizione del 1997 in Commissione parlamentare è ancora secretata


Le parole di Carmine Schiavone – che accusa direttamente lo Stato sulle mancate bonifiche dei siti inquinati dai veleni di Gomorra – hanno solide basi, riscontrabili in tantissimi atti giudiziari. Buona parte degli elementi che confermano la sua ricostruzione del traffico illecito di rifiuti sono contenuti negli atti di un processo in corso in questi mesi, condotto dal pm della Dda di Napoli Alessandro Milita. Imputati sono alcuni esponenti del gruppo di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte: nomi che ricorrono nella testimonianza di Schiavone, come Gaetano Cerci e Cipriano Chianese. L’accusa è pesante, disastro ambientale.
Il complesso e difficile percorso della giustizia per cercare di scrivere una verità definitiva sui traffici di materiale contaminato – e forse radioattivo – dal nord al sud ha subito, negli anni, moltissimi ostacoli. La prima inchiesta della procura napoletana, conosciuta come “Adelphi”, non riuscì ad arrivare alle condanne degli imprenditori che avevano utilizzato i servizi del clan dei casalesi per smaltire illegalmente migliaia di tonnellate di scorie pericolose. La figura di Cipriano Chianese, avvocato oggi imputato nel processo per la contaminazione delle falde acquifere campane, è stata indicata – insieme a Gaetano Cerci e a Francesco Bidognetti – per la prima volta da Carmine Schiavone già nei suoi interrogatori del 1993.

Il Gip di Napoli Anita Polito, nell’ordinanza di custodia cautelare per l’indagine sul disastro ambientale conclusasi nei mesi scorsi, ricorda nei dettagli le date degli interrogatori del collaboratore di giustizia ex cassiere del clan: Schiavone venne ascoltato due volte nel 1993, due volte nel 1994 e poi nel 1996. Nel suo raccolto dell’epoca “il collaboratore riferiva in particolare, riassuntivamente, che verso la fine degli anni 80 — a partire dal 1988 — Chianese Cipriano (aderente ad un circolo culturale occultante una loggia massonica cui partecipava Cerci Gaetano), già operante per suo conto nello smaltimento dei rifiuti, ebbe ad avvicinarsi al gruppo di Sandokan (il boss Francesco Schiavone, ndr) e Bidognetti Francesco, intessendo con loro rapporti di affari per le discariche. (…) Erano state rilasciate altresì alcune concessioni ottenute per la realizzazione di vasche ittiche, in realtà utilizzate per l’estrazione della sabbia, poi affidate a Cerci e riempite con rifiuti tossici”. E ancora: “Il Chianese procedette quindi a scaricare rifiuti nelle cave di sabbia che vanno dal Lago Patria fino a Mondragone (cave prodotte dal prelievo di sabbia destinate per le costruzioni del consorzio Con. Cav. per la superstrada Nola-Villa Literno)”. Tutte informazioni che, dunque, sono note da circa vent’anni. Tra il 1995 e il 1996 la Criminalpol di Roma – su delega della procura napoletana – ha ripreso i verbali delle dichiarazioni di Schiavone, effettuando una serie di sopralluoghi nella provincia di Caserta, per cercare di individuare con precisione i punti di interramento dei rifiuti tossici. Secondo il Gip di Napoli le dichiarazioni di Carmine Schiavone furono puntualmente riscontrate: “L’esito degli accertamenti disposti sul  terriccio prelevato da alcuni dei siti individuati, consentiva di acclarare l’effettività della destinazione a discarica dei luoghi medesimi”.

Le denunce del collaboratore di giustizia furono raccolte nel 1997 anche dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta all’epoca da Massimo Scalia. Secondo il suo racconto, Schiavone consegnò alla commissione appunti e documenti con l’indicazione delle società coinvolte, delle targhe dei mezzi usati e dei luoghi degli smaltimenti. La sua deposizione risulta ancora oggi secretata e non è possibile capire quanto realmente raccontò. Di certo quel mondo di trafficanti descritto fin dal 1993 non appare – se non per sommi capi – nelle relazioni finali approvate dal parlamento nel 2001. Oggi, vent’anni dopo, è giunto il momento di aprire quegli archivi. (di Andrea Palladino 31 agosto 2013 Il Fatto Quotidiano)

3 agosto 2013

Al peggio non c’è mai fondo!

Al peggio non c’è mai fondo!
Sindaci, ricordate che siete responsabili della salute dei cittadini!
anche i rifiuti dell’Ilva nelle discariche della provincia di Taranto?


Da quanto riportato in questi giorni dalla stampa, sembra che le discariche dell’Ilva, piene tra l’altro  di amianto, siano insufficienti sia per la continuazione delle attività dell’acciaieria che per le operazioni di bonifica.

In particolare, “... Sui parchi minerali, dove sono stoccate le materie prime, Ronchi ha poi annunciato che l'azienda intende affidare i lavori entro fine agosto ma prima occorrerà risolvere il problema del deposito dei terreni che saranno smossi a seguito degli stessi lavori. Si tratta di terreni contaminati.” (Sole 24 ore 2 agosto 2013)

Dove saranno “depositati” questi terreni? Si tratta, come dice il sub commissario Edo Ronchi, di “terreni contaminati”. Siamo sicuri che non siano destinati  alle discariche per rifiuti speciali della provincia di Taranto, Ecolevante, Vergine e Italcave? E qualora lo fossero, chi si preoccuperà di chiedere e ottenere controlli e garanzie  per la salute e per l’ambiente?

Dopo che la Corte costituzionale bocciò la legge regionale di iniziativa popolare fondata sul principio di prossimità stabilito dall’Unione Europea, rifiuti industriali sono continuati ad arrivare nelle discariche Ecolevante, Vergine e Italcave da ogni parti d’Italia e non solo.

Con il pericolo di inquinamento ambientale da metalli pesanti e con la insufficienza dei controlli che Vigiliamo e gli altri comitati continuano a denunciare da un decennio. Con  il grave disagio dei cattivi odori, e con il pericolo che dissennati e criminali “giri bolla” possano convogliare in queste discariche anche rifiuti pericolosi non inertizzati e selezionati, come dimostrano  i diversi processi che si sono succeduti in questi anni.
Ora è possibile, a meno di chiare e verificabili smentite, che si  aggiungano i “terreni contaminati” dell’Ilva. Con quali rischi? Con quali controlli affinché il disastro ambientale invece di essere eliminato non venga semplicemente spostato da Taranto alla provincia?

Perciò ORA, per tutta la Provincia è necessario e improcrastinabile effettuare un’indagine epidemiologica e avviare un registro tumori! E controlli puntuali e mirati sulla eventuale presenza di minerali pesanti nelle falde, nell’aria e nel terreno!

Cosa intendono fare i Sindaci Alabrese, Tarantino, Miccoli, Macripò? Quali garanzie si stanno affrettando a chiedere? Quali controlli sull’aria, il terreno e le falde acquifere?

E il Sindaco Alabrese, ha effettuato quanto approvato nell’odg del Consiglio comunale del 4 febbraio scorso?  Ha richiesto alla Provincia di attuare entro 60 giorni, attraverso l’Agenzia regionale protezione ambientale, controlli puntuali e mirati sulle matrici ambientali e in particolare su percolato e acqua? Ha avviato presso la Regione la rivisitazione della Autorizzazione integrata ambientale che scade quest’anno? Quali sono le risposte avute da Arpa e Regione?

Cittadini, comitati, mamme, medici e soprattutto pediatri, residenti nelle zone delle tre discariche per rifiuti speciali Ecolevante, Vergine e Italcave, occorre riprendere uniti la mobilitazione per la tutela dell’ambiente e della salute,  di questa e delle generazioni future!

Etta Ragusa
Coordinatrice  del comitato Vigiliamo per la discarica

8 luglio 2013

Strada Regionale otto, la Commissione V.I.A sconvolge i piani delle lobby dell’asfalto.


Come è ancora troppo poco noto, la commissione di Valutazione Ambientale della Regione Puglia ha definitivamente affossato il progetto della strada regionale otto, anche nella patetica, raffazzonata versione ‘rivisitata’ alla luce della valanga di osservazioni piovute da enti ed associazioni, ma anche da qualche raro, isolato sindaco.
Forse per la prima volta nella storia della nostra regione, una commissione ufficiale, prevista dalla legge sulle grandi opere, fa il proprio dovere nonostante gli enormi interessi economici in gioco, definendo improponibile un progetto da 272.000.000 di euro, diconsi duecentosettandadue milioni!, per un’opera stradale che definire una porcheria è sempre troppo riguardoso, essendo uno dei progetti più inutili, maleodoranti e davastanti che possano interessare il territorio pre-costiero del salento ionico-salentino, da Taranto ad Avetrana.
Nonostante la bocciatura ufficiale da parte di un organo amministrativo chiamato dalla legge ad esprimersi sulla compatibilità ambientale delle opere pubbliche, la grancassa del circo barnum dei pro ‘circumsalentina’ ( cone si chiamava nel 1966 questo immondo progetto, perchè voleva ‘collegare’ Taranto ad Otranto con una superstrada di centinaia di km passante a tre km dalla costa !) cerca in tutti i modi di ereditare il testimone dell’appalto da quel Gianni Florido ex presidente della provincia passato recentemente dagli allori provinciali agli arresti domiciliari per vicende legate alle discariche Ilva, vero grande sponsor della riesumazione del progetto, il quale prima ancora di essere ufficialmente dichiarato Presidente, si preoccupò di annunciare urbi et orbi ‘ ora faremo la regionale 8!’ neache si parlasse di questioni di vita e di morte dei cittadini dei Tamburi piuttosto che di una porcata di opera pubblica.
Se può deprimere ma non stupire il coro unanime di yes-man fatto di sindaci e Presidenti di Enti e Confederazioni varie che in questi giorni funesta le pagine dei giornali con dichiarazioni tanto fasulle quanto pelose ( tutte naturalmente a favore della realizzazione della stradaccia in oggetto, anche da parte di sindaci come quello di Fragagnano nemmeno interessati dal traccciato !) spiccano da un lato le posizioni meno prone dei sindaci di Manduria e di Sava, correttamente orientate al completamento della strada bradanico- salentina, e dall’altro le dichiarazioni dell’ineffabile Amati, il quale auspica , addirittura con una proposta di legge, la eliminazione della commissione V.I.A., ora che la stessa , contrariamente a quanto in genere lor signori si aspettano, gli ha messo i bastoni tra le ruote facendo semplicemente il proprio dovere, ovvero negare la compatibilità dell’’opera con le norme paesaggistiche ed ambientali.
Abbiamo già avuto ampio modo di pesare lo spessore politico ed anche etico di Amati quando era assessore regionale e si occupava di scarichi di cacca in mare gettandone un po’ addosso non solo ad anonimi cittadini, ma anche su noti frequentatori della zona, come Romina Power ‘rea’ di essere contraria allo scarico di fogna nel mare di Specchiarica, ma fa sempre un certo effetto l’arroganza con cui l’ex assessore, indagato per abuso di ufficio per vicende legate al piano regolatore di Fasano, agisca nel ‘fuoco’ dei reati contro la pubblica amministrazione oggi addirittura proponendo l’abolizione della commissione V.I.A , definendo ‘proposta di legge’ ciò che dai più è letta come una vera e propria ritorsione per una delibera tanto sgradita quanto inattesa.
La musica sta cambiando, anche in Puglia ed anche nella Taranto dei ‘sindaci con la pistola’ per accomunare senza indugi Stefàno a Cito, grazie certamente alla limpidezza di molti magistrati, ma anche al risveglio di nuove energie sociali , gente per bene, gente pulita come ce ne è sempre stata, che è sempre stata maggioranza, ma che oggi scende in piazza per difendersi dai Riva e dalla loro corte di servi senza scrupoli, ma anche, come pare, per raccogliere le firme in calce alla delibera della commissione VIA sulla regionale 8, ringraziando uno ad uno i componenti firmatari del provvedimento, e per chiedere che la strada ‘tarentina’ diventi la più lunga e la più bella pista ciclabile del sud –Italia, anche con l’ampliamento di una corsia per le auto: con buona pace dei 5 milioni di euro di soldi pubblici già maturati dal progettista della Regionale 8 , e dell’8 per cento sul valore totale dell’opera cantierizzata, ovvero circa 23 milioni di euro che potranno così essere tolti all’appaltocrazia e spesi nel vero interesse di tutti noi.


Avv. Francesco DI LAURO per ass. turistico culturale ‘Azzurro Ionio’