15/03/2017
DAL QUOTIDIANO DI PUGLIA DEL 15/03/2017
15 marzo 2017
14 marzo 2017
LE FALDE RISULTANO INQUINATE...si teme il peggio!
14/03/2017
L’Associazione AttivaLizzano prende parte all’incontro presso l’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia per discutere sulle problematiche delle discariche per rifiuti speciali Mennole e Palombara ormai in completo stato di abbandono. Nell’incontro odierno, alla luce dell’esposizione da parte di ARPA delle ennesime analisi prodotte dai pozzi freatici spia, queste ultime critiche, pare che le istituzioni responsabili ad avviare le procedure per la bonifica dei siti abbiano preso consapevolezza dell’inutilità di girare intorno al problema, ormai da 15 mesi e affrontarlo definitivamente.
Di seguito il verbale integrale dell'incontro
RESOCONTO INCONTRO DEL 14/03/2017
Oggetto: Problematiche ambientali discariche gestite da società Vergine srl
Il giorno 14 marzo 2017 a partire dalle ore 11.30 circa, presso l’Assessorato Qualità dell’Ambiente, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Rischio industriale, Ecologia, a seguito di formale convocazione effettuata con nota n. 125 del 06 marzo 2017, si sono riuniti i rappresentanti istituzionali degli Enti e i Consiglieri regionali come da allegato foglio firma. Risultano assenti i rappresentanti del Comune di Taranto.
L’Assessore Santorsola, ha aperto la discussione riassumendo quanto accaduto a far data dall'ultima riunione. In particolare, riassume i contenuti della nota della Provincia di Taranto n. 4295 del 10/02/2017, con la quale il 9° Settore provinciale, preso atto di quanto rappresentato dalla Società Vergine srl (in liquidazione) tramite i suoi consulenti, ha inteso sospendere l'efficacia del procedimento avviato per l'emissione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 244 comma 2 del D.Lgs. 152/2006 in attesa dei risultati ufficiali delle analisi condotte da ARPA Puglia sulle acque sotterranee nelle aree afferenti all'impianto ed in quelle contermini.
Di seguito, l'Assessore chiede al rappresentante di ARPA (DAP TA) di relazionare sugli esiti dell'investigazione delle acque sotterranee.
Il Dott. Esposito (ARPA, Dip. Prov.le di Taranto) spiega che sono state analizzate le acque captate dai piezometri a servizio della discarica e da alcuni pozzi esterni, in un periodo dell'anno in cui non sono in corso emungimenti a scopo irriguo, perciò in condizioni di superficie piezometrica non disturbata.
In breve, in attesa che le risultanze vengano trasmesse in via formale, riassume gli esiti delle analisi.
In nessuno dei punti di misura è stata rilevata la presenza di amianto.
Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per diossine e PCB nel piezometro PF3, lo stesso in cui, nella scorsa campagna di indagine, era stata rilevata la presenza di olio surnatante.
Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro ferro nel piezometro PF2; nella scorsa campagna di indagine in questo punto fu registrato un superamento per il parametro PCB.
Nel pozzo esterno PE2 è stata rilevata la presenza di olio surnatante.
Non si dispone, al momento dei risultati delle analisi condotte alla ricerca di microinquinanti nei pozzi esterni alla discarica.
In definitiva, un quadro più preciso in relazione alla qualità delle acque sotterranee potrà essere delineato al completamento dell'indagine analitica e alla ricostruzione della superficie piezometrica (operazione in via di completamento da parte della Società T&A S.r.l., incaricata dalla Provincia di Taranto).
Il Presidente della Provincia di Taranto, nel rimarcare la complessità del procedura in corso, spiega che l'attività provinciale ha permesso l'individuazione del responsabile dello scadimento della qualità delle acque sotterranee; la sospensione del procedimento finalizzato all'emissione di ordinanza è stata dettata dalla necessità di proseguire l'iter amministrativo in condizioni di massima cognizione e serenità, tenendo conto da dati certi sia amministrativi che tecnico-scientifici, anche nell'intento di evitare lunghi contenziosi che rallenterebbero l'azione della Provincia.
Di certo, la relazione odierna di ARPA mette in evidenza superamenti dei limiti definiti dalla normativa ambientale, perciò è accertata la necessità di intervenire.
La Consigliera Franzoso manifesta la propria preoccupazione circa il protrarsi della vicenda, soprattutto per i potenziali accidenti di natura sanitaria; nel contempo esorta ARPA a completare le proprie valutazioni, parte della documentazione necessaria alla Provincia alla base delle future determinazioni.
Inoltre, date le dichiarazioni dell'Agenzia circa la conferma di superamenti dei limiti in falda, esorta a Provincia a riprendere l'iter sospeso con la comunicazione n. 4295 del 10/02/2017.
Infine, osservando che la chiusura definitiva dell'impianto, l'avvio della post-gestione e la caratterizzazione delle matrici coinvolte non possono che essere azioni a beneficio della qualità ambientale, esorta gli organi
competenti ad individuare dei canali di finanziamento a sostegno di quanto risulterà necessario fare.
Il Consigliere Borraccino, pur riconoscendo che un certo percorso sia stato fatto verso la risoluzione del problema, lamenta la lentezza dell'azione politica ed amministrativa. In particolare, rimarca che il tavolo istituzionale, costituitosi per iniziativa dell'Assessore regionale all'Ambiente, ha registrato una discontinua partecipazione del Comune di Taranto.
Ribadisce, inoltre la propria propensione a chiudere definitivamente la discarica, non senza procedere alla messa in sicurezza delle matrici ambientali ed alla corretta gestione di percolato e biogas.
Infine, spiega che, in un contesto così articolato, è necessaria una forte e coordinata iniziativa politica; nel rimarcare ciò ricorda che l'unico esposto alla Procura della Repubblica è stato inoltrato da un'associazione ambientalista locale (AttivaLizzano, non nota del 03/01/2017), mentre l'azione politica sembra procedere con difficoltà.
L'Assessore del Comune di Faggiano lamenta il fatto che la Provincia di Taranto ha sospeso l'iter amministrativo finalizzato all'emissione di ordinanza sulla base di una semplice comunicazione da parte degli avvocati e del consulente tecnico della Società Vergine, pur in presenza di dati analitici certi (prodotti da ARPA), anche se parziali (la prima campagna di indagine è stata condotta sui pozzi a servizio dell'impianto).
In pratica, ritenendo deleterio l'atteggiamento prudente della Provincia, deplora la mancata produzione di un chiaro cronoprogramma delle azioni da mettere in atto, nonostante le numerose riunioni tecniche ed istituzionali succedutesi nell'ultimo anno.
Il rappresentante del Comune di Fragagnano ritiene che il territorio abbia pagato a caro prezzo la presenza delle discariche gestite dalla Società Vergine (impianti di Mennole e Palombara). Rimarca la necessità di procedere alla chiusura definitiva degli impianti, avviandone la corretta post-gestione e la messa in sicurezza delle matrici ambientali. In una tale situazione, disapprova l'assenza del Comune di Taranto.
Infine, alla luce delle risultanze analitiche anticipate da ARPA, annuncia l'inoltro di un nuovo esposto alla Procura della Repubblica.
Il Consigliere Galante concorda con le osservazioni fatte dai colleghi presenti, ritenendo necessaria una forte presa di posizione da parte dei rappresentanti politici. In particolare, attesa l'attestazione di ARPA sulla sussistenza dei superamenti che comportano un potenziale degrado ambientale, esorta la definizione di un piano di azione che preveda altresì un coinvolgimento dell'Assessorato regionale alla Sanità e della ASL territoriale per la definizione del reale rischio sanitario.
Il rappresentante di Legambiente Fragagnano riassume l'annosa vicenda di impianti (quelli gestiti dalla Società Vergine) nati contro la volontà del territorio circostante l'isola amministrativa di Taranto e secondo un iter a suo parere articolato e, a tratti, poco chiaro. Citando episodi (accertati in sede giudiziaria) di smaltimento irrituale di rifiuti non autorizzati, invita gli organi competenti ad agire secondo il principio di massima precauzione in difesa del territorio, superando impedimenti di carattere burocratico-amministrativo.
Il rappresentante dell'associazione AttivaLizzano richiama le competenze dei vari Enti, mettendo in evidenza che, a suo parere, il perdurare della situazione di stallo potrebbe configurarsi come una vera e propria inadempienza agli obblighi dettati dalla legge.
Il Consigliere Perrini, riconoscendo il percorso intrapreso, auspica che quella odierna sia l'ultima riunione del tavolo istituzionale e che venga dato corso, di conseguenza, all'iter amministrativo interrotto dalla Provincia.
Inoltre, ritiene opportuno coinvolgere l'azienda Sanitaria Locale al fine di definire gli aspetti sanitari legati alla vicenda.
Il Consigliere chiude l'intervento rimarcando l'assenza, al tavolo odierno, del Comune di Taranto, competente anche in relazione agli aspetti sanitari.
Il Dirigente della Provincia di Taranto spiega che la ripresa dell'iter in applicazione dell'art. 244 del D.Lgs. 152/06 riprenderà, anche con una nuova convocazione del tavolo tecnico, non appena saranno formalmente prodotti gli esiti dell'investigazione della falda.
Il Dirigente della Sezione regionale Ciclo Rifiuti e Bonifiche ricorda che l'utilizzo di fondi pubblici potrebbe avvenire a seguito dell'ipotetico percorso: a) emissione di ordinanza; b) inerzia da parte del soggetto responsabile; c) stanziamento di risorse pubbliche e predisposizione degli interventi sostitutivi ai danni del responsabile individuato.
L'Assessore Santorsola ricorda che la questione ambientale relativa agli impianti della Vergine s.r.l. ha radici lontane nel tempo, per cui quanto attuato dagli Enti negli ultimi mesi non può che essere valutato positivamente.
Ad oggi, sembra accertato che l'intervento sugli impianti in questione comporti l'impiego di risorse pubbliche. Tuttavia, un sostegno economico di tal guisa, finalizzato all'intervento sostitutivo da parte del comune (ex art. 250 del D.Lgs. 152/06) può essere attivato solo a seguito di un ben definito percorso amministrativo, quello attivato dalla Provincia di Taranto (ex art. 244 del D.Lgs. 152/06).
Riguardo alle proposte orientate al coinvolgimento della ASL competente per territorio, fa presente che l'Azienda Sanitaria partecipa alle riunioni tecniche convocate dalla Provincia. Pur non ravvisando elementi ostativi alla predisposizione di ulteriori studi a carattere puramente sanitario (per es., studi epidemiologici), ricorda che per la predisposizione di interventi mirati alla salvaguardia dell'ambiente sono sì necessari, ma anche sufficienti, i già appurati superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione.
In conclusione, risulta necessario il completamento delle attività provinciali che potrebbero concretizzarsi con l'emissione di un'ordinanza verosimilmente costruita su motivazioni di carattere sia tecnico-scientifico che amministrativo.
La riunione è chiusa alle ore 14.00 circa.
L’Associazione AttivaLizzano prende parte all’incontro presso l’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia per discutere sulle problematiche delle discariche per rifiuti speciali Mennole e Palombara ormai in completo stato di abbandono. Nell’incontro odierno, alla luce dell’esposizione da parte di ARPA delle ennesime analisi prodotte dai pozzi freatici spia, queste ultime critiche, pare che le istituzioni responsabili ad avviare le procedure per la bonifica dei siti abbiano preso consapevolezza dell’inutilità di girare intorno al problema, ormai da 15 mesi e affrontarlo definitivamente.
Di seguito il verbale integrale dell'incontro
RESOCONTO INCONTRO DEL 14/03/2017
Oggetto: Problematiche ambientali discariche gestite da società Vergine srl
Il giorno 14 marzo 2017 a partire dalle ore 11.30 circa, presso l’Assessorato Qualità dell’Ambiente, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Rischio industriale, Ecologia, a seguito di formale convocazione effettuata con nota n. 125 del 06 marzo 2017, si sono riuniti i rappresentanti istituzionali degli Enti e i Consiglieri regionali come da allegato foglio firma. Risultano assenti i rappresentanti del Comune di Taranto.
L’Assessore Santorsola, ha aperto la discussione riassumendo quanto accaduto a far data dall'ultima riunione. In particolare, riassume i contenuti della nota della Provincia di Taranto n. 4295 del 10/02/2017, con la quale il 9° Settore provinciale, preso atto di quanto rappresentato dalla Società Vergine srl (in liquidazione) tramite i suoi consulenti, ha inteso sospendere l'efficacia del procedimento avviato per l'emissione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 244 comma 2 del D.Lgs. 152/2006 in attesa dei risultati ufficiali delle analisi condotte da ARPA Puglia sulle acque sotterranee nelle aree afferenti all'impianto ed in quelle contermini.
Di seguito, l'Assessore chiede al rappresentante di ARPA (DAP TA) di relazionare sugli esiti dell'investigazione delle acque sotterranee.
Il Dott. Esposito (ARPA, Dip. Prov.le di Taranto) spiega che sono state analizzate le acque captate dai piezometri a servizio della discarica e da alcuni pozzi esterni, in un periodo dell'anno in cui non sono in corso emungimenti a scopo irriguo, perciò in condizioni di superficie piezometrica non disturbata.
In breve, in attesa che le risultanze vengano trasmesse in via formale, riassume gli esiti delle analisi.
In nessuno dei punti di misura è stata rilevata la presenza di amianto.
Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per diossine e PCB nel piezometro PF3, lo stesso in cui, nella scorsa campagna di indagine, era stata rilevata la presenza di olio surnatante.
Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro ferro nel piezometro PF2; nella scorsa campagna di indagine in questo punto fu registrato un superamento per il parametro PCB.
Nel pozzo esterno PE2 è stata rilevata la presenza di olio surnatante.
Non si dispone, al momento dei risultati delle analisi condotte alla ricerca di microinquinanti nei pozzi esterni alla discarica.
In definitiva, un quadro più preciso in relazione alla qualità delle acque sotterranee potrà essere delineato al completamento dell'indagine analitica e alla ricostruzione della superficie piezometrica (operazione in via di completamento da parte della Società T&A S.r.l., incaricata dalla Provincia di Taranto).
Il Presidente della Provincia di Taranto, nel rimarcare la complessità del procedura in corso, spiega che l'attività provinciale ha permesso l'individuazione del responsabile dello scadimento della qualità delle acque sotterranee; la sospensione del procedimento finalizzato all'emissione di ordinanza è stata dettata dalla necessità di proseguire l'iter amministrativo in condizioni di massima cognizione e serenità, tenendo conto da dati certi sia amministrativi che tecnico-scientifici, anche nell'intento di evitare lunghi contenziosi che rallenterebbero l'azione della Provincia.
Di certo, la relazione odierna di ARPA mette in evidenza superamenti dei limiti definiti dalla normativa ambientale, perciò è accertata la necessità di intervenire.
La Consigliera Franzoso manifesta la propria preoccupazione circa il protrarsi della vicenda, soprattutto per i potenziali accidenti di natura sanitaria; nel contempo esorta ARPA a completare le proprie valutazioni, parte della documentazione necessaria alla Provincia alla base delle future determinazioni.
Inoltre, date le dichiarazioni dell'Agenzia circa la conferma di superamenti dei limiti in falda, esorta a Provincia a riprendere l'iter sospeso con la comunicazione n. 4295 del 10/02/2017.
Infine, osservando che la chiusura definitiva dell'impianto, l'avvio della post-gestione e la caratterizzazione delle matrici coinvolte non possono che essere azioni a beneficio della qualità ambientale, esorta gli organi
competenti ad individuare dei canali di finanziamento a sostegno di quanto risulterà necessario fare.
Il Consigliere Borraccino, pur riconoscendo che un certo percorso sia stato fatto verso la risoluzione del problema, lamenta la lentezza dell'azione politica ed amministrativa. In particolare, rimarca che il tavolo istituzionale, costituitosi per iniziativa dell'Assessore regionale all'Ambiente, ha registrato una discontinua partecipazione del Comune di Taranto.
Ribadisce, inoltre la propria propensione a chiudere definitivamente la discarica, non senza procedere alla messa in sicurezza delle matrici ambientali ed alla corretta gestione di percolato e biogas.
Infine, spiega che, in un contesto così articolato, è necessaria una forte e coordinata iniziativa politica; nel rimarcare ciò ricorda che l'unico esposto alla Procura della Repubblica è stato inoltrato da un'associazione ambientalista locale (AttivaLizzano, non nota del 03/01/2017), mentre l'azione politica sembra procedere con difficoltà.
L'Assessore del Comune di Faggiano lamenta il fatto che la Provincia di Taranto ha sospeso l'iter amministrativo finalizzato all'emissione di ordinanza sulla base di una semplice comunicazione da parte degli avvocati e del consulente tecnico della Società Vergine, pur in presenza di dati analitici certi (prodotti da ARPA), anche se parziali (la prima campagna di indagine è stata condotta sui pozzi a servizio dell'impianto).
In pratica, ritenendo deleterio l'atteggiamento prudente della Provincia, deplora la mancata produzione di un chiaro cronoprogramma delle azioni da mettere in atto, nonostante le numerose riunioni tecniche ed istituzionali succedutesi nell'ultimo anno.
Il rappresentante del Comune di Fragagnano ritiene che il territorio abbia pagato a caro prezzo la presenza delle discariche gestite dalla Società Vergine (impianti di Mennole e Palombara). Rimarca la necessità di procedere alla chiusura definitiva degli impianti, avviandone la corretta post-gestione e la messa in sicurezza delle matrici ambientali. In una tale situazione, disapprova l'assenza del Comune di Taranto.
Infine, alla luce delle risultanze analitiche anticipate da ARPA, annuncia l'inoltro di un nuovo esposto alla Procura della Repubblica.
Il Consigliere Galante concorda con le osservazioni fatte dai colleghi presenti, ritenendo necessaria una forte presa di posizione da parte dei rappresentanti politici. In particolare, attesa l'attestazione di ARPA sulla sussistenza dei superamenti che comportano un potenziale degrado ambientale, esorta la definizione di un piano di azione che preveda altresì un coinvolgimento dell'Assessorato regionale alla Sanità e della ASL territoriale per la definizione del reale rischio sanitario.
Il rappresentante di Legambiente Fragagnano riassume l'annosa vicenda di impianti (quelli gestiti dalla Società Vergine) nati contro la volontà del territorio circostante l'isola amministrativa di Taranto e secondo un iter a suo parere articolato e, a tratti, poco chiaro. Citando episodi (accertati in sede giudiziaria) di smaltimento irrituale di rifiuti non autorizzati, invita gli organi competenti ad agire secondo il principio di massima precauzione in difesa del territorio, superando impedimenti di carattere burocratico-amministrativo.
Il rappresentante dell'associazione AttivaLizzano richiama le competenze dei vari Enti, mettendo in evidenza che, a suo parere, il perdurare della situazione di stallo potrebbe configurarsi come una vera e propria inadempienza agli obblighi dettati dalla legge.
Il Consigliere Perrini, riconoscendo il percorso intrapreso, auspica che quella odierna sia l'ultima riunione del tavolo istituzionale e che venga dato corso, di conseguenza, all'iter amministrativo interrotto dalla Provincia.
Inoltre, ritiene opportuno coinvolgere l'azienda Sanitaria Locale al fine di definire gli aspetti sanitari legati alla vicenda.
Il Consigliere chiude l'intervento rimarcando l'assenza, al tavolo odierno, del Comune di Taranto, competente anche in relazione agli aspetti sanitari.
Il Dirigente della Provincia di Taranto spiega che la ripresa dell'iter in applicazione dell'art. 244 del D.Lgs. 152/06 riprenderà, anche con una nuova convocazione del tavolo tecnico, non appena saranno formalmente prodotti gli esiti dell'investigazione della falda.
Il Dirigente della Sezione regionale Ciclo Rifiuti e Bonifiche ricorda che l'utilizzo di fondi pubblici potrebbe avvenire a seguito dell'ipotetico percorso: a) emissione di ordinanza; b) inerzia da parte del soggetto responsabile; c) stanziamento di risorse pubbliche e predisposizione degli interventi sostitutivi ai danni del responsabile individuato.
L'Assessore Santorsola ricorda che la questione ambientale relativa agli impianti della Vergine s.r.l. ha radici lontane nel tempo, per cui quanto attuato dagli Enti negli ultimi mesi non può che essere valutato positivamente.
Ad oggi, sembra accertato che l'intervento sugli impianti in questione comporti l'impiego di risorse pubbliche. Tuttavia, un sostegno economico di tal guisa, finalizzato all'intervento sostitutivo da parte del comune (ex art. 250 del D.Lgs. 152/06) può essere attivato solo a seguito di un ben definito percorso amministrativo, quello attivato dalla Provincia di Taranto (ex art. 244 del D.Lgs. 152/06).
Riguardo alle proposte orientate al coinvolgimento della ASL competente per territorio, fa presente che l'Azienda Sanitaria partecipa alle riunioni tecniche convocate dalla Provincia. Pur non ravvisando elementi ostativi alla predisposizione di ulteriori studi a carattere puramente sanitario (per es., studi epidemiologici), ricorda che per la predisposizione di interventi mirati alla salvaguardia dell'ambiente sono sì necessari, ma anche sufficienti, i già appurati superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione.
In conclusione, risulta necessario il completamento delle attività provinciali che potrebbero concretizzarsi con l'emissione di un'ordinanza verosimilmente costruita su motivazioni di carattere sia tecnico-scientifico che amministrativo.
La riunione è chiusa alle ore 14.00 circa.
4 marzo 2017
RACCOLTA BENEFICA
2 marzo 2017
«La discarica Vergine deve essere bonificata e chiusa per sempre»
del Q Provincia Taranto, 28 Febbraio 2017
«Continuiamo a vigilare sulla
discarica “Vergine”, a breve nuova conferenza di servizi. E in merito
alla
vicenda del sequestro di un pozzo artesiano nelle immediate vicinanze della
discarica “Vergine” di Fragagnano, che avrebbe contaminato la falda del
territorio circostante, siamo in attesa dei riscontri scientifici dell’Arpa
Puglia». A parlare è il consigliere regionale Cosimo Borraccino, presidente
della II Commissione Affari Generali e Personale della Regione Puglia. Una
dichiarazione con la quale l’eponente di Sinistra Italiana ha voluto ribadire
come sulla vicenda non si sia spenta l’attenzione. «Dopo il sequestro per
sospetto inquinamento da idrocarburi - ricorda il consigliere regionale - avevo
sollecitato immediatamente l’intervento dell’assessore regionale all’Ambiente
Santorsola, che celermente si era attivato sul tema da lui ritenuto importante.
L’assessore Santorsola ci ha fornito ampie garanzie a riguardo e ci ha
comunicato che attende l’esito dei rilievi dell’Arpa». Con i dati alla mano,
quindi, si dovrebbe procedere con la convocazione della conferenza di servizi,
in programma entro metà marzo. «Continuerò a vigilare sulla vicenda - conclude
- per evitare il reiterarsi di nuovi casi di inquinamento del territorio
tarantino. L’obiettivo di Sinistra Italiana è quello di traghettare la
definitiva messa in sicurezza della discarica “Vergine”, favorire la sua
bonifica e naturalmente la sua chiusura definitiva»15 febbraio 2017
Discarica, torna la paura «Subito altri accertamenti»
di Lucia J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 14 Febbraio 2017
Preoccupazione alle stelle dopo i
sigilli al pozzo contaminato
di sostanze oleose a 60 metri
di profondità, tiene tutti con il
fiato sospeso. Da anni,
quell’area, sia in superficie che
nel sottosuolo, rappresenta l’incubo
peggiore di molti. In primis
dei lizzanesi che, tante volte,
hanno protestato contro la discarica,
vittime dei cattivi odori e
prigionieri, a detta di molti, nelle
loro stesse abitazioni.
Intanto, in attesa di risultati
scientifici, l’accaduto fa discutere
e preoccupa non poco. «Tempo
fa – chiarisce il sindaco di
Lizzano, Dario Macripò – e nello
specifico, durante l’ultimo tavolo
tecnico in Regione sul tema,
avevo offerto due pozzi, uno
pubblico e l’altro privato, con lo
scopo che fossero monitorate le
acque. Purtroppo, quella mia richiesta
è rimasta ignorata. Oggi,
ribadisco nuovamente la nostra
disponibilità, anzi sollecito con
forza, che vengano effettuali dei
prelievi». Il sindaco appare seriamente
preoccupato. «Non abbiamo
ancora dati ufficiali, né notizie
certe che vi sia una connessione
tra l’inquinamento di quel
pozzo sequestrato e la discarica.
Abbiamo però ragione di credere
che così possa essere. Il rischio
che si corre è altissimo. Temiamo
che non sia contaminata solo
la zona in questione, ma l’intera
falda acquifera del nostro territorio.
E’ urgente svolgere delle
analisi appropriate». Naturalmente,
il problema ambientale resta
comunque a monte. «Si, è chiaro
che è inutile riparare una gomma,
se poi la strada è piena di
chiodi. Voglio dire che è indispensabile
procedere, in tempi rapidissimi,
alla bonifica di quella
discarica. Non possiamo tollerare
ulteriori scuse e ritardi».
Anche il presidente di AttivaLizzano,
Angelo Del Vecchio, si
mostra turbato.
«Purtroppo, è accaduto quello
che temevamo e che abbiamo denunciato
all’inizio del mese di
gennaio. Il rischio che sostanze
molto dannose per la salute si
possano immettere nella catena
alimentare esiste. In quella zona,
sono praticate diverse attività
agricole e di pastorizia. Ma c’è
di più. Lizzano è situata lungo la
direttrice della falda acquifera ed
un terzo della popolazione, me
compreso, utilizza l’acqua della
falda».
La richiesta di un intervento
immediato giunge anche da AttivaLizzano
quindi. «Mi rivolgo al
sindaco Macripò, al quale ho anche
inviato una lettera ieri. Intendiamo
conoscere quali misure si
stanno adoperando per scongiurare
il problema. Sollecito il sindaco
anche, ad effettuare analisi in
maniera autonoma, anziché attendere
che lo faccia l’Arpa o altri.
La situazione è critica, anche noi
come associazione stiamo facendo
effettuare delle verifiche di
un pozzo». La preoccupazione
appare comunque politicamente
trasversale. Antonio Clemente
Cavallo, capogruppo consiliare
de “Il Giglio-Insieme per Lizzano”
pretende chiarimenti. «A distanza
di tre anni dal sequestro
della discarica “Vergine”, senza
alcun intervento di bonifica, non
bisogna meravigliarsi se si scopre
che pozzi della zona contengono
sostanze oleose, presumibilmente
assimilabili a percolato.
Mi chiedo dove sono state le istituzioni
politiche nel frattempo?
Il sindaco riferisca in consiglio».
Anche per il Movimento Cinque
Stelle di Lizzano, il timore
che i danni siano più ampi del
previsto appare fondato.
Il problema ambientale, in località
Palombara, come è noto,
non coinvolge solo Lizzano, ma
anche diversi comuni limitrofi.
A San Marzano, il consigliere comunale
Francesco Leo, chiede
“urgentemente al sindaco Giuseppe
Tarantino di intercedere presso
le autorità competenti e pretendere
le medesime analisi nelle
acque dei pozzi che ricadono nei
pressi della discarica”.«“L’inquinamento
della falda, se confermato
– sottolinea Leo - rappresenterebbe
un disastro ambientale immane.
Ed essendo difficile capire
la sua estensione risulterebbe
anche difficile risalire alla reale
portata del disastro e del territorio
interessato. Dobbiamo dare
assoluta priorità a questa problematica,
lo dobbiamo a noi e ai
nostri figli. Chiedo un consiglio
comunale monotematico».
«Vergine», il giallo delle analisi
di Mimmo Mazza, Gazzetta del Mezzogiorno, 13 Febbraio 2017
Il sequestro preventivo di
un pozzo artesiano ubicato in
contrada «Palombara»,
nell’isola amministrativa del
Comune di Taranto, a pochi
chilometri dai centri abitati
di Lizzano, Fragagnano e
Monteparano, proietta
un’ombra pesante sulla discarica
Vergine.
L’impianto per lo smaltimento
dei rifiuti solidi urbani
è stato sequestrato dalla Magistratura
nel febbraio del
2014 e praticamente da allora
versa in stato di completo
abbandono, privo anche della
minima attività di manutenzione.
La società Vergine srl
che aveva rilevato la gestione
della società Vergine spa, è in
liquidazione; le fideiussioni
consegnate alla Provincia a
garanzia delle attività di gestione
e - soprattutto - post
gestione sono scadute (una
vicenda denunciata dalla
«Gazzetta» il 4 ottobre del
2015) e l’ordinanza firmata dal
Comune di Taranto alla fine
del 2015 con la quale si imponeva
a gestori e proprietari
di provvedere immediatamente
alla rimozione del percolato
(per una somma di
circa mezzo milione di euro) è
rimasta senza effetti pratici.
La Provincia, dopo aver avviato
la procedura di revoca
dell’Aia per assenza di fideiussioni,
il 15 dicembre
scorso, all’esito delle analisi
eseguite dall’Arpa nel maggio
2016, ha individuato nel gestore
Vergine srl in liquidazione
il responsabile di superamento
delle soglie di contaminazione
delle acque di
falda della discarica Vergine
in contrada Palombara, facendo
partire il procedimento
amministrativo finalizzato alla
emissione dell’ordinanza di
diffida a provvedere all’im -
mediata bonifica.
Un mese fa, però, Arpa Puglia
su incarico della Provincia
ha compiuto una nuova
campagna di monitoraggio
della falda acquifera di località
Palombara, campagna
che ha interessato anche altri
pozzi in aggiunta a quelli spia
della discarica. E tra questi
pozzi, c’è il pozzo artesiano
sequestrato dai Carabinieri
del Noe di Lecce l’altro giorno
in quanto all’interno i tecnici
dell’Arpa hanno rinvenuto
sostanze oleose. Si tratta di
sostanze arrivate nel pozzo,
ubicato poco distante dall’im -
pianto e di proprietà di un
cittadino all’ignaro di tutto,
tramite la discarica oppure si
tratta di un episodio, per
quanto inquietante, che nulla
ha a che vedere con l’assenza
di manutenzione e con le modalità
di gestione della Vergine?
Alla domanda probabilmente
risponderanno i Carabinieri
del Noe. D’altronde
la zona della discarica Vergine
è in tutti i sensi abbandonata
a sé stessa e davvero
nulla si può escludere,
nemmeno che ci sia chi approfitta
della situazione per
compiere sversamenti illegali,
praticamente certo della
impunità.
Anche alla luce dell’ultimo sequestro compiuto dal Noe,
sequestro che inevitabilmente
ha creato allarme nei residenti
nei paesi vicini alla
discarica Vergine, è fondamentale
che gli esiti della
nuova campagna di monitoraggio
compiuta da Arpa Puglia
sino resi noti alle autorità
competenti e pubblici
quanto prima. Il nodo della
Vergine va sciolto, sono passati
ormai 3 anni dal sequestro
ed è evidente a tutti che
un impianto di quelle dimensioni,
attivo complessivamente
per oltre 20 anni se si
considerano i vari lotti, non
può restare in quelle condizioni.
Il fascicolo riguardante il
sequestro del pozzo artesiano
è stato trasmesso dai Carabinieri
del Noe al pm Lanfranco
Marazia, lo stesso magistrato
che assieme al collega
Alessio Coccioli, ha chiesto
e ottenuto il rinvio a giudizio
dei 5 imputati coinvolti
nell’inchiesta sulle emissioni
odorigene della discarica Vergine.
Il 6 marzo inizierà il
processo a carico di Paolo
Ciervo, Mario Petrelli, Pasquale
Moretti e delle società
Vergine spa e Vergine srl. I
reati contestati sono gestione
illecita di rifiuti, getto pericoloso
di cose e violazioni al
testo unico sull’ambiente.
Ancora non noti gli esiti della campagna
di monitoraggio compiuta da Arpa a gennaio
Il sequestro preventivo di
un pozzo artesiano ubicato in
contrada «Palombara»,
nell’isola amministrativa del
Comune di Taranto, a pochi
chilometri dai centri abitati
di Lizzano, Fragagnano e
Monteparano, proietta
un’ombra pesante sulla discarica
Vergine.
L’impianto per lo smaltimento
dei rifiuti solidi urbani
è stato sequestrato dalla Magistratura
nel febbraio del
2014 e praticamente da allora
versa in stato di completo
abbandono, privo anche della
minima attività di manutenzione.
La società Vergine srl
che aveva rilevato la gestione
della società Vergine spa, è in
liquidazione; le fideiussioni
consegnate alla Provincia a
garanzia delle attività di gestione
e - soprattutto - post
gestione sono scadute (una
vicenda denunciata dalla
«Gazzetta» il 4 ottobre del
2015) e l’ordinanza firmata dal
Comune di Taranto alla fine
del 2015 con la quale si imponeva
a gestori e proprietari
di provvedere immediatamente
alla rimozione del percolato
(per una somma di
circa mezzo milione di euro) è
rimasta senza effetti pratici.
La Provincia, dopo aver avviato
la procedura di revoca
dell’Aia per assenza di fideiussioni,
il 15 dicembre
scorso, all’esito delle analisi
eseguite dall’Arpa nel maggio
2016, ha individuato nel gestore
Vergine srl in liquidazione
il responsabile di superamento
delle soglie di contaminazione
delle acque di
falda della discarica Vergine
in contrada Palombara, facendo
partire il procedimento
amministrativo finalizzato alla
emissione dell’ordinanza di
diffida a provvedere all’im -
mediata bonifica.
Un mese fa, però, Arpa Puglia
su incarico della Provincia
ha compiuto una nuova
campagna di monitoraggio
della falda acquifera di località
Palombara, campagna
che ha interessato anche altri
pozzi in aggiunta a quelli spia
della discarica. E tra questi
pozzi, c’è il pozzo artesiano
sequestrato dai Carabinieri
del Noe di Lecce l’altro giorno
in quanto all’interno i tecnici
dell’Arpa hanno rinvenuto
sostanze oleose. Si tratta di
sostanze arrivate nel pozzo,
ubicato poco distante dall’im -
pianto e di proprietà di un
cittadino all’ignaro di tutto,
tramite la discarica oppure si
tratta di un episodio, per
quanto inquietante, che nulla
ha a che vedere con l’assenza
di manutenzione e con le modalità
di gestione della Vergine?
Alla domanda probabilmente
risponderanno i Carabinieri
del Noe. D’altronde
la zona della discarica Vergine
è in tutti i sensi abbandonata
a sé stessa e davvero
nulla si può escludere,
nemmeno che ci sia chi approfitta
della situazione per
compiere sversamenti illegali,
praticamente certo della
impunità.
Anche alla luce dell’ultimo sequestro compiuto dal Noe,
sequestro che inevitabilmente
ha creato allarme nei residenti
nei paesi vicini alla
discarica Vergine, è fondamentale
che gli esiti della
nuova campagna di monitoraggio
compiuta da Arpa Puglia
sino resi noti alle autorità
competenti e pubblici
quanto prima. Il nodo della
Vergine va sciolto, sono passati
ormai 3 anni dal sequestro
ed è evidente a tutti che
un impianto di quelle dimensioni,
attivo complessivamente
per oltre 20 anni se si
considerano i vari lotti, non
può restare in quelle condizioni.
Il fascicolo riguardante il
sequestro del pozzo artesiano
è stato trasmesso dai Carabinieri
del Noe al pm Lanfranco
Marazia, lo stesso magistrato
che assieme al collega
Alessio Coccioli, ha chiesto
e ottenuto il rinvio a giudizio
dei 5 imputati coinvolti
nell’inchiesta sulle emissioni
odorigene della discarica Vergine.
Il 6 marzo inizierà il
processo a carico di Paolo
Ciervo, Mario Petrelli, Pasquale
Moretti e delle società
Vergine spa e Vergine srl. I
reati contestati sono gestione
illecita di rifiuti, getto pericoloso
di cose e violazioni al
testo unico sull’ambiente.2 febbraio 2017
«Discarica Vergine, Tamburrano spieghi che fine ha fatto l’ordinanza»
di Lucia J. Iaia, Q Provincia Taranto, 30 Gennaio 2016
AttivaLizzano sollecita l’intervento del
presidente della Provincia «Tutto fermo mentre la situazione degenera e il
percolato dilaga»
«Tutto è fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua a dilagare in un territorio che ha intorno coltivazioni, di grano, viti e ortaggi e aree dedicate alla pastorizia». Sono dure le parole di AttivaLizzano che scrive al presidente della Provincia, Tamburrano, sollecitando un immediato intervento. La necessità di una bonifica nella discarica in località Palombara, appare sempre più urgente. Eppure, prima di Natale, qualcosa sembrava essersi mosso nella direzione giusta. «Il 14 dicembre 2016, Tamburrano ha comunicato la conclusione del procedimento avviato per l’individuazione del responsabile del superamento della soglia di contaminazione delle acque sotterranee in località Palombara ed il contestuale avvio del procedimento finalizzato all'emissione dell’ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai gestori e ai proprietari delle aree della discarica, di mettere in sicurezza il sito». Poi però, è calato il silenzio, più volte denunciato dagli ambientalisti. «Questo atto amministrativo è indispensabile per avviare l’iter dell’intervento, da parte della Regione, per la messa in sicurezza, la bonifica e la chiusura definitiva della discarica, nel momento in cui i soggetti ai quali è rivolta l’ordinanza, non vi diano esecuzione. È passato più di un mese, questa ordinanza non è stata ancora emessa, cosa aspetta, signor presidente? Le ricordiamo che, in più di un’occasione ha messo in evidenza la sua solerzia nella produzione di atti e non chiacchiere». La storia di questa discarica è nota a tutti ma AttivaLizzano ne ripercorre gli ultimi atti, proprio per evidenziare la gravità della situazione. «Dal 10 febbraio 2014, data del sequestro, ad opera della magistratura, della discarica Vergine, nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia, per impedire l’ esplosione della bomba ecologica costituita dall’enorme quantità di percolato che, da tre anni, si riversa sul terreno intorno alla discarica, penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all’ambiente potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle analisi dell’acqua prelevate dai pozzi spia all’interno della discarica, effettuate dall’Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda». Eppure, la Provincia sembrava aver assunto una posizione netta. «Già nel consiglio provinciale del 17 dicembre 2015, per stessa ammissione di Tamburrano, come risulta dagli atti, si affermava l’esistenza di uno stato di emergenza che rendeva improrogabile la bonifica del sito, resa più urgente dal fatto che la magistratura aveva già appurato l’illecita gestione della discarica nella quale erano stati conferiti rifiuti non inertizzati, mancando completamente l’impianto di inertizzazione e perciò pericolosi. Avendo inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell’Aia alla società Lutum. Questa, in cambio, si assumeva l’onere della bonifica e della messa a norma della discarica, continuando l’attività di gestione della discarica. Attivalizzano, opponendosi all’ulteriore conferimento di rifiuti in un territorio che da oltre quarant’anni viene sventrato e poi ricolmato di rifiuti, senza che mai siano state bonificate le aree delle vecchie discariche, impedì questa manovra», precisa il presidente dell’associazione. Dunque, il problema persiste e preoccupa. «Da allora - puntualizza AttivaLizzano - nulla è stato fatto. La situazione indicata come altamente pericolosa, è ora diventata disastrosa, ma nulla si muove. Di tanto in tanto, vengono istituiti tavoli tecnici all’assessorato all’ambiente della Regione, durante i quali si dispongono rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi, i rappresentanti delle istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro comparsa perchè il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa».1 febbraio 2017
“La discarica Vergine va messo in sicurezza"
di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 Gennaio 2017
Il presidente Angelo Del Vecchio esorta il presidente della
Provincia Tamburrano ad emettere l'ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai
proprietari e ai gestori delle aree della discarica ( è stata sequestrata) di
mettere in sicurezza il sito, visto che è passato più di un mese dalla
conclusione del procedimento.
"Nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia per
impedire l'esplosione della bomba ecologica costituita dall'enorme quantità di
percolato che da tre anni si riserva sul terreno intorno alla discarica
(coltivazioni di grano, viti, ortaggi e aree dedicate alla pastorizia)
penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all'ambiente
-afferma Del Vecchio- potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle
analisi dell'acqua prelevate dai pozzi spia all'interno della discarica,
effettuate dall'Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda".
Del Vecchio precisa che già nel consiglio Provinciale del 17
dicembre 2015 il presidente Tamburrano affermava esistere uno stato di emergenza
che rendeva improrogabile la bonifica del sito. Ed ancora: "avendo
inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a
garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione
era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell'Aja alla società Lutum,
che, in cambio, si assumeva l'onere della bonifica e della messa a norma della
discarica, continuando l'attività di gestione. Di tanto in tanto -conclude
-vengono istituiti tavoli tecnici alla Regione, durante i quali si dispongono
rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi. I rappresentanti delle
istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro
comparsa perché il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa. Tutto è
fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua
dilagare".
27 gennaio 2017
Gestione discarica “Vergine” Scatta il processo a marzo
di Lino Campicelli, Q Provincia di Taranto, 27 Gennaio 2017
Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società
Scatta il giudizio, davanti al tribunale di Taranto, per la gestione
abusiva della discarica “Vergine” e per l’attività svolta per ottenere, secondo
l’accusa, un considerevole profitto, senza il rispetto di alcuna prescrizione e,
soprattutto, senza il rispetto di quegli interventi finalizzati al pre-trattamento
dei rifiuti e alla inertizzazione dei fanghi. A disporre il rinvio a giudizio è
stato il gup del tribunale di Lecce dottoressa Antonia Martalò. Ieri è stata
formalizzata ed ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Taranto
e Legambiente Fragagnano (assistiti dall’avvocato Ludovica Coda) e Legambiente
Comitato regionale (assistita dall’avvocato Curci) nei confronti di tutti gli
imputati e delle società. Gli organismi hanno chiesto il risarcimento dei danni
per complessivi 3 milioni di euro (un milione per ciascuna parte civile). Nella
precedente udienza preliminare si erano già costituiti il Comune di Taranto
(con l’avvocato Rosaro Orlando), il comune di Lizzano (con l’avvocato Angelo Masini),
il comune di Fragagnano e l’associazione AttivaLizzano (con l’avvocato
Francesco Nevoli). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Daniela Bongiorno,
Raffaele Errico, Gianluca Mongelli e Michele La Forgia. Il processo è stato
programmato davanti al tribunale (collegio presieduto dal dottor Michele
Petrangelo) a partire dal 6 marzo prossimo. In pratica, la discarica “Vergine”,
situata a tre chilometri da Lizzano, sarebbe stata attivata in violazione di
tutte le norme che, se osservate, avrebbero preservato l’incolumità dei
residenti e di quanti abitano nelle aree limitrofe alla discarica. Nel corso
del dibattimento dovranno difendersi dalle accuse Pasquale Moretti, Paolo
Ciervo e Mario Petrelli, rispettivamente responsabile dell’impianto complesso di
discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara, e
rappresentanti legali di “Vergine Spa” e “Vergine Srl”. Insieme con le tre
persone fisiche sotto processo figurano le due società per illecito amministrativo.La richiesta di processo formulata dalla distrettuale antimafia (pm Alessio
Coccioli e Lanfranco Marazia) aveva costituito lo snodo delle indagini mirate svolte
dai carabinieri del Noe sulla gestione dell’impianto di discarica per rifiuti
speciali non pericolosi. Gli accertamenti, che avevano poi portato al sequestro
di beni firmato dal gip Simona Panzera, si erano tradotti nelle accuse di aver
provocato l’emissione di sostanze odorigene, quali il solfuro di idrogeno e
biogas, derivanti dai processi di gestione e post-gestione delle vasche di raccolta
e di trattamento dei rifiuti, che avevano procurato molestia olfattiva e
disturbi di vario genere alle persone ed in particolare alla popolazione
residente nel vicino centro abitato di Lizzano, situato a 3,5 chilometri
dall’impianto. Agli allora custodi giudiziali della discarica è contestato
anche di aver realizzato e gestito sul sito sequestrato una discarica non autorizzata
di percolato, accumulato in misura prudenziale, in non meno di 5000 tonnellate,
all’interno del bacino di abbancamento, omettendo di effettuarne il periodico
smaltimento e di aver, in esecuzione di questa condotta, violato i sigilli di
sequestro, utilizzando il sito per realizzarvi una discarica non autorizzata di
percolato. Nel dettaglio, invece, alle società che si sono succedute nella
gestione dell’impianto è contestato l’illecito amministrativo, in quanto, con
riferimento all’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006, i fatti
sarebbero stati commessi in assenza dei modelli gestionali ed organizzativi idonei
a prevenire reati della specie di quelli per cui si procede (cioè il traffico
illecito di rifiuti), nell’interesse o a vantaggio delle stesse società.
Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società
"Vogliamo la bonifica del sito"
di Lucia
J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 6 Gennaio 2017
Parte un altro esposto in procura
Parte un altro esposto in procura
Con un esposto presentato nei primi giorni dell'anno, AttivaLizzano
riaccende i riflettori sulla discarica Vergine, ancora al centro della massima
attenzione. Da tempo, l'associazione e
non solo l'associazione lizzanese, chiede la bonifica del sito ma, allo stato
attuale, nonostante i numerosi impegni e le promesse da parte della Regione
Puglia, nulla è cambiato.
Intanto però, pare che alcune sostanze altamente inquinanti siano presenti
nella zona. "Purtroppo -dicono gli attivisti -ancora una volta la
popolazione e ancora una volta AttivaLizzano si sostituisce alla
politica".
E spiegano: "Il 3 gennaio scorso abbiamo depositato un esposto. L'Arpa
Taranto ha rilevato, dalle analisi delle acque prelevate a maggio scorso, nei
pozzi spia interni alla discarica per rifiuti speciali vergine (località
Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, vicino alle abitazioni
di Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Rocca Forzata e Faggiano), idrocarburi,
ferro e Peb in grosse quantità, tale da far superare il Csc (coefficiente
soglia di contaminazione). Il Peb, ricordiamo, e altamente cancerogeno".
Eppure, fanno rilevare gli esponenti dell'associazione, sono state tante le
riunioni che si sono susseguiti nel tempo, anche in materia di bonifica.
"A nulla è valso il tavolo tecnico tenutosi presso l'assessorato alla
qualità dell'ambiente della Regione Puglia, il 12 dicembre scorso.
L'assessore Santorsola, non ha seguito i preziosi consigli dei
rappresentanti dell'Arpa Taranto, presenti al tavolo, di procedere per bloccare
le fonti inquinanti della discarica Palombara che, ricordiamo, si trova in
totale stato di abbandono fin dal suo sequestro giudiziario avvenuto quasi tre
anni fa".
"Santorsola, coerente con il presidente della Provincia di Taranto
Tamburrano -critica attiva Lizzano - ha
optato per ripetere le analisi negli stessi pozzi e in altri, non ancora
individuati, tralasciando di adottare qualsiasi iniziativa di messa in
sicurezza della discarica".
"Pur essendo consapevole che questa decisione lo porterà a conoscere i
primi risultati non prima di aprile prossimo e rendendosi responsabile del
peggioramento a cui, irrimediabilmente, va incontro tutto il territorio di
Lizzano e dei paesi limitrofi".
La preoccupazione di attualizzano e dunque, profondo. "Riteniamo che
l'inquinamento delle falde possa creare grossissimi problemi alla comunità
Lizzanese e non solo, in quanto la sua posizione geografica la vede sulla
direttrice dei principali flussi di scorrimento delle falde provenienti da
quelle inquinate a monte. Questo, considerando che buona parte della
popolazione di Lizzano, non essendo raggiunta dall'Aqp, usa le acque
sotterranee per i vari fabbisogni quotidiani".
"Inoltre, sottolineano ancora gli esponenti di AttivaLizzano,
"teniamo ad evidenziare che i pozzi di emungimento che si trovano nelle
immediate vicinanze da quelle contaminati vengono utilizzate per le molteplici
attività agricole e pastorali esistenti nella zona".
Sulla base di ciò parte la specifica richiesta del movimento.
"Chiediamo l'immediata messa in sicurezza e la bonifica delle aree della
discarica della zona, comprese quelle dimenticate dagli anni Settanta, nonché
il controllo approfondito sulla salute dei cittadini che vivono o lavoro nei
territori attorno alle discariche".
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