14 marzo 2017

LE FALDE RISULTANO INQUINATE...si teme il peggio!

14/03/2017

L’Associazione AttivaLizzano prende parte all’incontro presso l’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia per discutere sulle problematiche delle discariche per rifiuti speciali Mennole e Palombara ormai in completo stato di abbandono. Nell’incontro odierno, alla luce dell’esposizione da parte di ARPA delle ennesime analisi prodotte dai pozzi freatici spia, queste ultime critiche, pare che le istituzioni responsabili ad avviare le procedure per la bonifica dei siti abbiano preso consapevolezza dell’inutilità di girare intorno al problema, ormai da 15 mesi e affrontarlo definitivamente.
Di seguito il verbale integrale dell'incontro


                                        RESOCONTO INCONTRO DEL 14/03/2017

Oggetto: Problematiche ambientali discariche gestite da società Vergine srl

Il giorno 14 marzo 2017 a partire dalle ore 11.30 circa, presso l’Assessorato Qualità dell’Ambiente, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Rischio industriale, Ecologia, a seguito di formale convocazione effettuata con nota n. 125 del 06 marzo 2017, si sono riuniti i rappresentanti istituzionali degli Enti e i Consiglieri regionali come da allegato foglio firma. Risultano assenti i rappresentanti del Comune di Taranto.
L’Assessore Santorsola, ha aperto la discussione riassumendo quanto accaduto a far data dall'ultima riunione. In particolare, riassume i contenuti della nota della Provincia di Taranto n. 4295 del 10/02/2017, con la quale il 9° Settore provinciale, preso atto di quanto rappresentato dalla Società Vergine srl (in liquidazione) tramite i suoi consulenti, ha inteso sospendere l'efficacia del procedimento avviato per l'emissione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 244 comma 2 del D.Lgs. 152/2006 in attesa dei risultati ufficiali delle analisi condotte da ARPA Puglia sulle acque sotterranee nelle aree afferenti all'impianto ed in quelle contermini.
Di seguito, l'Assessore chiede al rappresentante di ARPA (DAP TA) di relazionare sugli esiti dell'investigazione delle acque sotterranee.
Il Dott. Esposito (ARPA, Dip. Prov.le di Taranto) spiega che sono state analizzate le acque captate dai piezometri a servizio della discarica e da alcuni pozzi esterni, in un periodo dell'anno in cui non sono in corso emungimenti a scopo irriguo, perciò in condizioni di superficie piezometrica non disturbata.
In breve, in attesa che le risultanze vengano trasmesse in via formale, riassume gli esiti delle analisi.
 In nessuno dei punti di misura è stata rilevata la presenza di amianto.
 Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per diossine e PCB nel piezometro PF3, lo stesso in cui, nella scorsa campagna di indagine, era stata rilevata la presenza di olio surnatante.
 Vi sono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro ferro nel piezometro PF2; nella scorsa campagna di indagine in questo punto fu registrato un superamento per il parametro PCB.
 Nel pozzo esterno PE2 è stata rilevata la presenza di olio surnatante.
 Non si dispone, al momento dei risultati delle analisi condotte alla ricerca di microinquinanti nei pozzi esterni alla discarica.
In definitiva, un quadro più preciso in relazione alla qualità delle acque sotterranee potrà essere delineato al completamento dell'indagine analitica e alla ricostruzione della superficie piezometrica (operazione in via di completamento da parte della Società T&A S.r.l., incaricata dalla Provincia di Taranto).
Il Presidente della Provincia di Taranto, nel rimarcare la complessità del procedura in corso, spiega che l'attività provinciale ha permesso l'individuazione del responsabile dello scadimento della qualità delle acque sotterranee; la sospensione del procedimento finalizzato all'emissione di ordinanza è stata dettata dalla necessità di proseguire l'iter amministrativo in condizioni di massima cognizione e serenità, tenendo conto da dati certi sia amministrativi che tecnico-scientifici, anche nell'intento di evitare lunghi contenziosi che rallenterebbero l'azione della Provincia.
Di certo, la relazione odierna di ARPA mette in evidenza superamenti dei limiti definiti dalla normativa ambientale, perciò è accertata la necessità di intervenire.
La Consigliera Franzoso manifesta la propria preoccupazione circa il protrarsi della vicenda, soprattutto per i potenziali accidenti di natura sanitaria; nel contempo esorta ARPA a completare le proprie valutazioni, parte della documentazione necessaria alla Provincia alla base delle future determinazioni.
Inoltre, date le dichiarazioni dell'Agenzia circa la conferma di superamenti dei limiti in falda, esorta a Provincia a riprendere l'iter sospeso con la comunicazione n. 4295 del 10/02/2017.
Infine, osservando che la chiusura definitiva dell'impianto, l'avvio della post-gestione e la caratterizzazione delle matrici coinvolte non possono che essere azioni a beneficio della qualità ambientale, esorta gli organi
competenti ad individuare dei canali di finanziamento a sostegno di quanto risulterà necessario fare.
Il Consigliere Borraccino, pur riconoscendo che un certo percorso sia stato fatto verso la risoluzione del problema, lamenta la lentezza dell'azione politica ed amministrativa. In particolare, rimarca che il tavolo istituzionale, costituitosi per iniziativa dell'Assessore regionale all'Ambiente, ha registrato una discontinua partecipazione del Comune di Taranto.
Ribadisce, inoltre la propria propensione a chiudere definitivamente la discarica, non senza procedere alla messa in sicurezza delle matrici ambientali ed alla corretta gestione di percolato e biogas.
Infine, spiega che, in un contesto così articolato, è necessaria una forte e coordinata iniziativa politica; nel rimarcare ciò ricorda che l'unico esposto alla Procura della Repubblica è stato inoltrato da un'associazione ambientalista locale (AttivaLizzano, non nota del 03/01/2017), mentre l'azione politica sembra procedere con difficoltà.
L'Assessore del Comune di Faggiano lamenta il fatto che la Provincia di Taranto ha sospeso l'iter amministrativo finalizzato all'emissione di ordinanza sulla base di una semplice comunicazione da parte degli avvocati e del consulente tecnico della Società Vergine, pur in presenza di dati analitici certi (prodotti da ARPA), anche se parziali (la prima campagna di indagine è stata condotta sui pozzi a servizio dell'impianto).
In pratica, ritenendo deleterio l'atteggiamento prudente della Provincia, deplora la mancata produzione di un chiaro cronoprogramma delle azioni da mettere in atto, nonostante le numerose riunioni tecniche ed istituzionali succedutesi nell'ultimo anno.
Il rappresentante del Comune di Fragagnano ritiene che il territorio abbia pagato a caro prezzo la presenza delle discariche gestite dalla Società Vergine (impianti di Mennole e Palombara). Rimarca la necessità di procedere alla chiusura definitiva degli impianti, avviandone la corretta post-gestione e la messa in sicurezza delle matrici ambientali. In una tale situazione, disapprova l'assenza del Comune di Taranto.
Infine, alla luce delle risultanze analitiche anticipate da ARPA, annuncia l'inoltro di un nuovo esposto alla Procura della Repubblica.
Il Consigliere Galante concorda con le osservazioni fatte dai colleghi presenti, ritenendo necessaria una forte presa di posizione da parte dei rappresentanti politici. In particolare, attesa l'attestazione di ARPA sulla sussistenza dei superamenti che comportano un potenziale degrado ambientale, esorta la definizione di un piano di azione che preveda altresì un coinvolgimento dell'Assessorato regionale alla Sanità e della ASL territoriale per la definizione del reale rischio sanitario.
Il rappresentante di Legambiente Fragagnano riassume l'annosa vicenda di impianti (quelli gestiti dalla Società Vergine) nati contro la volontà del territorio circostante l'isola amministrativa di Taranto e secondo un iter a suo parere articolato e, a tratti, poco chiaro. Citando episodi (accertati in sede giudiziaria) di smaltimento irrituale di rifiuti non autorizzati, invita gli organi competenti ad agire secondo il principio di massima precauzione in difesa del territorio, superando impedimenti di carattere burocratico-amministrativo.
Il rappresentante dell'associazione AttivaLizzano richiama le competenze dei vari Enti, mettendo in evidenza che, a suo parere, il perdurare della situazione di stallo potrebbe configurarsi come una vera e propria inadempienza agli obblighi dettati dalla legge.
Il Consigliere Perrini, riconoscendo il percorso intrapreso, auspica che quella odierna sia l'ultima riunione del tavolo istituzionale e che venga dato corso, di conseguenza, all'iter amministrativo interrotto dalla Provincia.
Inoltre, ritiene opportuno coinvolgere l'azienda Sanitaria Locale al fine di definire gli aspetti sanitari legati alla vicenda.
Il Consigliere chiude l'intervento rimarcando l'assenza, al tavolo odierno, del Comune di Taranto, competente anche in relazione agli aspetti sanitari.
Il Dirigente della Provincia di Taranto spiega che la ripresa dell'iter in applicazione dell'art. 244 del D.Lgs. 152/06 riprenderà, anche con una nuova convocazione del tavolo tecnico, non appena saranno formalmente prodotti gli esiti dell'investigazione della falda.
Il Dirigente della Sezione regionale Ciclo Rifiuti e Bonifiche ricorda che l'utilizzo di fondi pubblici potrebbe avvenire a seguito dell'ipotetico percorso: a) emissione di ordinanza; b) inerzia da parte del soggetto responsabile; c) stanziamento di risorse pubbliche e predisposizione degli interventi sostitutivi ai danni del responsabile individuato.
L'Assessore Santorsola ricorda che la questione ambientale relativa agli impianti della Vergine s.r.l. ha radici lontane nel tempo, per cui quanto attuato dagli Enti negli ultimi mesi non può che essere valutato positivamente.
Ad oggi, sembra accertato che l'intervento sugli impianti in questione comporti l'impiego di risorse pubbliche. Tuttavia, un sostegno economico di tal guisa, finalizzato all'intervento sostitutivo da parte del comune (ex art. 250 del D.Lgs. 152/06) può essere attivato solo a seguito di un ben definito percorso amministrativo, quello attivato dalla Provincia di Taranto (ex art. 244 del D.Lgs. 152/06).
Riguardo alle proposte orientate al coinvolgimento della ASL competente per territorio, fa presente che l'Azienda Sanitaria partecipa alle riunioni tecniche convocate dalla Provincia. Pur non ravvisando elementi ostativi alla predisposizione di ulteriori studi a carattere puramente sanitario (per es., studi epidemiologici), ricorda che per la predisposizione di interventi mirati alla salvaguardia dell'ambiente sono sì necessari, ma anche sufficienti, i già appurati superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione.
In conclusione, risulta necessario il completamento delle attività provinciali che potrebbero concretizzarsi con l'emissione di un'ordinanza verosimilmente costruita su motivazioni di carattere sia tecnico-scientifico che amministrativo.

La riunione è chiusa alle ore 14.00 circa.

4 marzo 2017

RACCOLTA BENEFICA




04/03/2017

AttivaLizzano aderisce all’iniziativa promossa dall’Associazione di Volontariato Onlus  "Arcobaleno Nel Cuore" impegnata alla raccolta fondi per attivare un reparto di Oncologia Pediatrica presso l’Ospedale di Taranto essendo completamente privo di tale reparto.

2 marzo 2017

«La discarica Vergine deve essere bonificata e chiusa per sempre»

del Q Provincia Taranto, 28 Febbraio 2017

«Continuiamo a vigilare sulla discarica “Vergine”, a breve nuova conferenza di servizi. E in merito
alla vicenda del sequestro di un pozzo artesiano nelle immediate vicinanze della discarica “Vergine” di Fragagnano, che avrebbe contaminato la falda del territorio circostante, siamo in attesa dei riscontri scientifici dell’Arpa Puglia». A parlare è il consigliere regionale Cosimo Borraccino, presidente della II Commissione Affari Generali e Personale della Regione Puglia. Una dichiarazione con la quale l’eponente di Sinistra Italiana ha voluto ribadire come sulla vicenda non si sia spenta l’attenzione. «Dopo il sequestro per sospetto inquinamento da idrocarburi - ricorda il consigliere regionale - avevo sollecitato immediatamente l’intervento dell’assessore regionale all’Ambiente Santorsola, che celermente si era attivato sul tema da lui ritenuto importante. L’assessore Santorsola ci ha fornito ampie garanzie a riguardo e ci ha comunicato che attende l’esito dei rilievi dell’Arpa». Con i dati alla mano, quindi, si dovrebbe procedere con la convocazione della conferenza di servizi, in programma entro metà marzo. «Continuerò a vigilare sulla vicenda - conclude - per evitare il reiterarsi di nuovi casi di inquinamento del territorio tarantino. L’obiettivo di Sinistra Italiana è quello di traghettare la definitiva messa in sicurezza della discarica “Vergine”, favorire la sua bonifica e naturalmente la sua chiusura definitiva»

15 febbraio 2017

Discarica, torna la paura «Subito altri accertamenti»

di Lucia J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 14 Febbraio 2017

Preoccupazione alle stelle dopo i sigilli al pozzo contaminato

Il sequestro preventivo di un pozzo artesiano in località “Palombara”, dovuto al rinvenimento
di sostanze oleose a 60 metri di profondità, tiene tutti con il fiato sospeso. Da anni, quell’area, sia in superficie che nel sottosuolo, rappresenta l’incubo peggiore di molti. In primis dei lizzanesi che, tante volte, hanno protestato contro la discarica, vittime dei cattivi odori e prigionieri, a detta di molti, nelle loro stesse abitazioni. Intanto, in attesa di risultati scientifici, l’accaduto fa discutere e preoccupa non poco. «Tempo fa – chiarisce il sindaco di Lizzano, Dario Macripò – e nello specifico, durante l’ultimo tavolo tecnico in Regione sul tema, avevo offerto due pozzi, uno pubblico e l’altro privato, con lo scopo che fossero monitorate le acque. Purtroppo, quella mia richiesta è rimasta ignorata. Oggi, ribadisco nuovamente la nostra disponibilità, anzi sollecito con forza, che vengano effettuali dei prelievi». Il sindaco appare seriamente preoccupato. «Non abbiamo ancora dati ufficiali, né notizie certe che vi sia una connessione tra l’inquinamento di quel pozzo sequestrato e la discarica. Abbiamo però ragione di credere che così possa essere. Il rischio che si corre è altissimo. Temiamo che non sia contaminata solo la zona in questione, ma l’intera falda acquifera del nostro territorio. E’ urgente svolgere delle analisi appropriate». Naturalmente, il problema ambientale resta comunque a monte. «Si, è chiaro che è inutile riparare una gomma, se poi la strada è piena di chiodi. Voglio dire che è indispensabile procedere, in tempi rapidissimi, alla bonifica di quella discarica. Non possiamo tollerare ulteriori scuse e ritardi». Anche il presidente di AttivaLizzano, Angelo Del Vecchio, si mostra turbato. «Purtroppo, è accaduto quello che temevamo e che abbiamo denunciato all’inizio del mese di gennaio. Il rischio che sostanze molto dannose per la salute si possano immettere nella catena alimentare esiste. In quella zona, sono praticate diverse attività agricole e di pastorizia. Ma c’è di più. Lizzano è situata lungo la direttrice della falda acquifera ed un terzo della popolazione, me compreso, utilizza l’acqua della falda». La richiesta di un intervento immediato giunge anche da AttivaLizzano quindi. «Mi rivolgo al sindaco Macripò, al quale ho anche inviato una lettera ieri. Intendiamo conoscere quali misure si stanno adoperando per scongiurare il problema. Sollecito il sindaco anche, ad effettuare analisi in maniera autonoma, anziché attendere che lo faccia l’Arpa o altri. La situazione è critica, anche noi come associazione stiamo facendo effettuare delle verifiche di un pozzo». La preoccupazione appare comunque politicamente trasversale. Antonio Clemente Cavallo, capogruppo consiliare de “Il Giglio-Insieme per Lizzano” pretende chiarimenti. «A distanza di tre anni dal sequestro della discarica “Vergine”, senza alcun intervento di bonifica, non bisogna meravigliarsi se si scopre che pozzi della zona contengono sostanze oleose, presumibilmente assimilabili a percolato. Mi chiedo dove sono state le istituzioni politiche nel frattempo? Il sindaco riferisca in consiglio». Anche per il Movimento Cinque Stelle di Lizzano, il timore che i danni siano più ampi del previsto appare fondato. Il problema ambientale, in località Palombara, come è noto, non coinvolge solo Lizzano, ma anche diversi comuni limitrofi. A San Marzano, il consigliere comunale Francesco Leo, chiede “urgentemente al sindaco Giuseppe Tarantino di intercedere presso le autorità competenti e pretendere le medesime analisi nelle acque dei pozzi che ricadono nei pressi della discarica”.«“L’inquinamento della falda, se confermato – sottolinea Leo - rappresenterebbe un disastro ambientale immane. Ed essendo difficile capire la sua estensione risulterebbe anche difficile risalire alla reale portata del disastro e del territorio interessato. Dobbiamo dare assoluta priorità a questa problematica, lo dobbiamo a noi e ai nostri figli. Chiedo un consiglio comunale monotematico».

«Vergine», il giallo delle analisi

di Mimmo Mazza, Gazzetta del Mezzogiorno, 13 Febbraio 2017

Ancora non noti gli esiti della campagna di monitoraggio compiuta da Arpa a gennaio

Il sequestro preventivo di un pozzo artesiano ubicato in contrada «Palombara», nell’isola amministrativa del Comune di Taranto, a pochi chilometri dai centri abitati di Lizzano, Fragagnano e Monteparano, proietta un’ombra pesante sulla discarica Vergine. L’impianto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è stato sequestrato dalla Magistratura nel febbraio del 2014 e praticamente da allora versa in stato di completo abbandono, privo anche della minima attività di manutenzione. La società Vergine srl che aveva rilevato la gestione della società Vergine spa, è in liquidazione; le fideiussioni consegnate alla Provincia a garanzia delle attività di gestione e - soprattutto - post gestione sono scadute (una vicenda denunciata dalla «Gazzetta» il 4 ottobre del 2015) e l’ordinanza firmata dal Comune di Taranto alla fine del 2015 con la quale si imponeva a gestori e proprietari di provvedere immediatamente alla rimozione del percolato (per una somma di circa mezzo milione di euro) è rimasta senza effetti pratici. La Provincia, dopo aver avviato la procedura di revoca dell’Aia per assenza di fideiussioni, il 15 dicembre scorso, all’esito delle analisi eseguite dall’Arpa nel maggio 2016, ha individuato nel gestore Vergine srl in liquidazione il responsabile di superamento delle soglie di contaminazione delle acque di falda della discarica Vergine in contrada Palombara, facendo partire il procedimento amministrativo finalizzato alla emissione dell’ordinanza di diffida a provvedere all’im - mediata bonifica. Un mese fa, però, Arpa Puglia su incarico della Provincia ha compiuto una nuova campagna di monitoraggio della falda acquifera di località Palombara, campagna che ha interessato anche altri pozzi in aggiunta a quelli spia della discarica. E tra questi pozzi, c’è il pozzo artesiano sequestrato dai Carabinieri del Noe di Lecce l’altro giorno in quanto all’interno i tecnici dell’Arpa hanno rinvenuto sostanze oleose. Si tratta di sostanze arrivate nel pozzo, ubicato poco distante dall’im - pianto e di proprietà di un cittadino all’ignaro di tutto, tramite la discarica oppure si tratta di un episodio, per quanto inquietante, che nulla ha a che vedere con l’assenza di manutenzione e con le modalità di gestione della Vergine? Alla domanda probabilmente risponderanno i Carabinieri del Noe. D’altronde la zona della discarica Vergine è in tutti i sensi abbandonata a sé stessa e davvero nulla si può escludere, nemmeno che ci sia chi approfitta della situazione per compiere sversamenti illegali, praticamente certo della impunità. Anche alla luce dell’ultimo sequestro compiuto dal Noe, sequestro che inevitabilmente ha creato allarme nei residenti nei paesi vicini alla discarica Vergine, è fondamentale che gli esiti della nuova campagna di monitoraggio compiuta da Arpa Puglia sino resi noti alle autorità competenti e pubblici quanto prima. Il nodo della Vergine va sciolto, sono passati ormai 3 anni dal sequestro ed è evidente a tutti che un impianto di quelle dimensioni, attivo complessivamente per oltre 20 anni se si considerano i vari lotti, non può restare in quelle condizioni. Il fascicolo riguardante il sequestro del pozzo artesiano è stato trasmesso dai Carabinieri del Noe al pm Lanfranco Marazia, lo stesso magistrato che assieme al collega Alessio Coccioli, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei 5 imputati coinvolti nell’inchiesta sulle emissioni odorigene della discarica Vergine. Il 6 marzo inizierà il processo a carico di Paolo Ciervo, Mario Petrelli, Pasquale Moretti e delle società Vergine spa e Vergine srl. I reati contestati sono gestione illecita di rifiuti, getto pericoloso di cose e violazioni al testo unico sull’ambiente.


2 febbraio 2017

«Discarica Vergine, Tamburrano spieghi che fine ha fatto l’ordinanza»

di Lucia J. Iaia, Q Provincia Taranto, 30 Gennaio 2016

AttivaLizzano sollecita l’intervento del presidente della Provincia «Tutto fermo mentre la situazione degenera e il percolato dilaga»

«Tutto è fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua a dilagare in un territorio che ha intorno coltivazioni, di grano, viti e ortaggi e aree dedicate alla pastorizia». Sono dure le parole di AttivaLizzano che scrive al presidente della Provincia, Tamburrano, sollecitando un immediato intervento. La necessità di una bonifica nella discarica in località Palombara, appare sempre più urgente. Eppure, prima di Natale, qualcosa sembrava essersi mosso nella direzione giusta. «Il 14 dicembre 2016, Tamburrano ha comunicato la conclusione del procedimento avviato per l’individuazione del responsabile del superamento della soglia di contaminazione delle acque sotterranee in località Palombara ed il contestuale avvio del procedimento finalizzato all'emissione dell’ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai gestori e ai proprietari delle aree della discarica, di mettere in sicurezza il sito». Poi però, è calato il silenzio, più volte denunciato dagli ambientalisti. «Questo atto amministrativo è indispensabile per avviare l’iter dell’intervento, da parte della Regione, per la messa in sicurezza, la bonifica e la chiusura definitiva della discarica, nel momento in cui i soggetti ai quali è rivolta l’ordinanza, non vi diano esecuzione. È passato più di un mese, questa ordinanza non è stata ancora emessa, cosa aspetta, signor presidente? Le ricordiamo che, in più di un’occasione ha messo in evidenza la sua solerzia nella produzione di atti e non chiacchiere». La storia di questa discarica è nota a tutti ma AttivaLizzano ne ripercorre gli ultimi atti, proprio per evidenziare la gravità della situazione. «Dal 10 febbraio 2014, data del sequestro, ad opera della magistratura, della discarica Vergine, nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia, per impedire l’ esplosione della bomba ecologica costituita dall’enorme quantità di percolato che, da tre anni, si riversa sul terreno intorno alla discarica, penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all’ambiente potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle analisi dell’acqua prelevate dai pozzi spia all’interno della discarica, effettuate dall’Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda». Eppure, la Provincia sembrava aver assunto una posizione netta. «Già nel consiglio provinciale del 17 dicembre 2015, per stessa ammissione di Tamburrano, come risulta dagli atti, si affermava l’esistenza di uno stato di emergenza che rendeva improrogabile la bonifica del sito, resa più urgente dal fatto che la magistratura aveva già appurato l’illecita gestione della discarica nella quale erano stati conferiti rifiuti non inertizzati, mancando completamente l’impianto di inertizzazione e perciò pericolosi. Avendo inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell’Aia alla società Lutum. Questa, in cambio, si assumeva l’onere della bonifica e della messa a norma della discarica, continuando l’attività di gestione della discarica. Attivalizzano, opponendosi all’ulteriore conferimento di rifiuti in un territorio che da oltre quarant’anni viene sventrato e poi ricolmato di rifiuti, senza che mai siano state bonificate le aree delle vecchie discariche, impedì questa manovra», precisa il presidente dell’associazione. Dunque, il problema persiste e preoccupa. «Da allora - puntualizza AttivaLizzano - nulla è stato fatto. La situazione indicata come altamente pericolosa, è ora diventata disastrosa, ma nulla si muove. Di tanto in tanto, vengono istituiti tavoli tecnici all’assessorato all’ambiente della Regione, durante i quali si dispongono rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi, i rappresentanti delle istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro comparsa perchè il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa».

1 febbraio 2017

“La discarica Vergine va messo in sicurezza"

di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 Gennaio 2017

AttivaLizzano fa la voce grossa per i continui ritardi circa la bonifica della discarica Vergine.
Il presidente Angelo Del Vecchio esorta il presidente della Provincia Tamburrano ad emettere l'ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai proprietari e ai gestori delle aree della discarica ( è stata sequestrata) di mettere in sicurezza il sito, visto che è passato più di un mese dalla conclusione del procedimento.
"Nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia per impedire l'esplosione della bomba ecologica costituita dall'enorme quantità di percolato che da tre anni si riserva sul terreno intorno alla discarica (coltivazioni di grano, viti, ortaggi e aree dedicate alla pastorizia) penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all'ambiente -afferma Del Vecchio- potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle analisi dell'acqua prelevate dai pozzi spia all'interno della discarica, effettuate dall'Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda".

Del Vecchio precisa che già nel consiglio Provinciale del 17 dicembre 2015 il presidente Tamburrano affermava esistere uno stato di emergenza che rendeva improrogabile la bonifica del sito. Ed ancora: "avendo inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell'Aja alla società Lutum, che, in cambio, si assumeva l'onere della bonifica e della messa a norma della discarica, continuando l'attività di gestione. Di tanto in tanto -conclude -vengono istituiti tavoli tecnici alla Regione, durante i quali si dispongono rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi. I rappresentanti delle istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro comparsa perché il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa. Tutto è fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua dilagare".

27 gennaio 2017

Gestione discarica “Vergine” Scatta il processo a marzo

di Lino Campicelli, Q Provincia di Taranto, 27 Gennaio 2017

Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società

Scatta il giudizio, davanti al tribunale di Taranto, per la gestione abusiva della discarica “Vergine” e per l’attività svolta per ottenere, secondo l’accusa, un considerevole profitto, senza il rispetto di alcuna prescrizione e, soprattutto, senza il rispetto di quegli interventi finalizzati al pre-trattamento dei rifiuti e alla inertizzazione dei fanghi. A disporre il rinvio a giudizio è stato il gup del tribunale di Lecce dottoressa Antonia Martalò. Ieri è stata formalizzata ed ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Taranto e Legambiente Fragagnano (assistiti dall’avvocato Ludovica Coda) e Legambiente Comitato regionale (assistita dall’avvocato Curci) nei confronti di tutti gli imputati e delle società. Gli organismi hanno chiesto il risarcimento dei danni per complessivi 3 milioni di euro (un milione per ciascuna parte civile). Nella precedente udienza preliminare si erano già costituiti il Comune di Taranto (con l’avvocato Rosaro Orlando), il comune di Lizzano (con l’avvocato Angelo Masini), il comune di Fragagnano e l’associazione AttivaLizzano (con l’avvocato Francesco Nevoli). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Daniela Bongiorno, Raffaele Errico, Gianluca Mongelli e Michele La Forgia. Il processo è stato programmato davanti al tribunale (collegio presieduto dal dottor Michele Petrangelo) a partire dal 6 marzo prossimo. In pratica, la discarica “Vergine”, situata a tre chilometri da Lizzano, sarebbe stata attivata in violazione di tutte le norme che, se osservate, avrebbero preservato l’incolumità dei residenti e di quanti abitano nelle aree limitrofe alla discarica. Nel corso del dibattimento dovranno difendersi dalle accuse Pasquale Moretti, Paolo Ciervo e Mario Petrelli, rispettivamente responsabile dell’impianto complesso di discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara, e rappresentanti legali di “Vergine Spa” e “Vergine Srl”. Insieme con le tre persone fisiche sotto processo figurano le due società per illecito amministrativo.La richiesta di processo formulata dalla distrettuale antimafia (pm Alessio Coccioli e Lanfranco Marazia) aveva costituito lo snodo delle indagini mirate svolte dai carabinieri del Noe sulla gestione dell’impianto di discarica per rifiuti speciali non pericolosi. Gli accertamenti, che avevano poi portato al sequestro di beni firmato dal gip Simona Panzera, si erano tradotti nelle accuse di aver provocato l’emissione di sostanze odorigene, quali il solfuro di idrogeno e biogas, derivanti dai processi di gestione e post-gestione delle vasche di raccolta e di trattamento dei rifiuti, che avevano procurato molestia olfattiva e disturbi di vario genere alle persone ed in particolare alla popolazione residente nel vicino centro abitato di Lizzano, situato a 3,5 chilometri dall’impianto. Agli allora custodi giudiziali della discarica è contestato anche di aver realizzato e gestito sul sito sequestrato una discarica non autorizzata di percolato, accumulato in misura prudenziale, in non meno di 5000 tonnellate, all’interno del bacino di abbancamento, omettendo di effettuarne il periodico smaltimento e di aver, in esecuzione di questa condotta, violato i sigilli di sequestro, utilizzando il sito per realizzarvi una discarica non autorizzata di percolato. Nel dettaglio, invece, alle società che si sono succedute nella gestione dell’impianto è contestato l’illecito amministrativo, in quanto, con riferimento all’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006, i fatti sarebbero stati commessi in assenza dei modelli gestionali ed organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quelli per cui si procede (cioè il traffico illecito di rifiuti), nell’interesse o a vantaggio delle stesse società.

"Vogliamo la bonifica del sito"

di Lucia J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 6 Gennaio 2017 

Parte un altro esposto in procura

Con un esposto presentato nei primi giorni dell'anno, AttivaLizzano riaccende i riflettori sulla discarica Vergine, ancora al centro della massima attenzione.  Da tempo, l'associazione e non solo l'associazione lizzanese, chiede la bonifica del sito ma, allo stato attuale, nonostante i numerosi impegni e le promesse da parte della Regione Puglia, nulla è cambiato.
Intanto però, pare che alcune sostanze altamente inquinanti siano presenti nella zona. "Purtroppo -dicono gli attivisti -ancora una volta la popolazione e ancora una volta AttivaLizzano si sostituisce alla politica".
E spiegano: "Il 3 gennaio scorso abbiamo depositato un esposto. L'Arpa Taranto ha rilevato, dalle analisi delle acque prelevate a maggio scorso, nei pozzi spia interni alla discarica per rifiuti speciali vergine (località Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, vicino alle abitazioni di Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Rocca Forzata e Faggiano), idrocarburi, ferro e Peb in grosse quantità, tale da far superare il Csc (coefficiente soglia di contaminazione). Il Peb, ricordiamo, e altamente cancerogeno".
Eppure, fanno rilevare gli esponenti dell'associazione, sono state tante le riunioni che si sono susseguiti nel tempo, anche in materia di bonifica.
"A nulla è valso il tavolo tecnico tenutosi presso l'assessorato alla qualità dell'ambiente della Regione Puglia, il 12 dicembre scorso.
L'assessore Santorsola, non ha seguito i preziosi consigli dei rappresentanti dell'Arpa Taranto, presenti al tavolo, di procedere per bloccare le fonti inquinanti della discarica Palombara che, ricordiamo, si trova in totale stato di abbandono fin dal suo sequestro giudiziario avvenuto quasi tre anni fa".
"Santorsola, coerente con il presidente della Provincia di Taranto Tamburrano -critica attiva Lizzano -  ha optato per ripetere le analisi negli stessi pozzi e in altri, non ancora individuati, tralasciando di adottare qualsiasi iniziativa di messa in sicurezza della discarica".
"Pur essendo consapevole che questa decisione lo porterà a conoscere i primi risultati non prima di aprile prossimo e rendendosi responsabile del peggioramento a cui, irrimediabilmente, va incontro tutto il territorio di Lizzano e dei paesi limitrofi".
La preoccupazione di attualizzano e dunque, profondo. "Riteniamo che l'inquinamento delle falde possa creare grossissimi problemi alla comunità Lizzanese e non solo, in quanto la sua posizione geografica la vede sulla direttrice dei principali flussi di scorrimento delle falde provenienti da quelle inquinate a monte. Questo, considerando che buona parte della popolazione di Lizzano, non essendo raggiunta dall'Aqp, usa le acque sotterranee per i vari fabbisogni quotidiani".
"Inoltre, sottolineano ancora gli esponenti di AttivaLizzano, "teniamo ad evidenziare che i pozzi di emungimento che si trovano nelle immediate vicinanze da quelle contaminati vengono utilizzate per le molteplici attività agricole e pastorali esistenti nella zona".
Sulla base di ciò parte la specifica richiesta del movimento. "Chiediamo l'immediata messa in sicurezza e la bonifica delle aree della discarica della zona, comprese quelle dimenticate dagli anni Settanta, nonché il controllo approfondito sulla salute dei cittadini che vivono o lavoro nei territori attorno alle discariche".