Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società
27 gennaio 2017
Gestione discarica “Vergine” Scatta il processo a marzo
di Lino Campicelli, Q Provincia di Taranto, 27 Gennaio 2017
Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società
Scatta il giudizio, davanti al tribunale di Taranto, per la gestione
abusiva della discarica “Vergine” e per l’attività svolta per ottenere, secondo
l’accusa, un considerevole profitto, senza il rispetto di alcuna prescrizione e,
soprattutto, senza il rispetto di quegli interventi finalizzati al pre-trattamento
dei rifiuti e alla inertizzazione dei fanghi. A disporre il rinvio a giudizio è
stato il gup del tribunale di Lecce dottoressa Antonia Martalò. Ieri è stata
formalizzata ed ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Taranto
e Legambiente Fragagnano (assistiti dall’avvocato Ludovica Coda) e Legambiente
Comitato regionale (assistita dall’avvocato Curci) nei confronti di tutti gli
imputati e delle società. Gli organismi hanno chiesto il risarcimento dei danni
per complessivi 3 milioni di euro (un milione per ciascuna parte civile). Nella
precedente udienza preliminare si erano già costituiti il Comune di Taranto
(con l’avvocato Rosaro Orlando), il comune di Lizzano (con l’avvocato Angelo Masini),
il comune di Fragagnano e l’associazione AttivaLizzano (con l’avvocato
Francesco Nevoli). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Daniela Bongiorno,
Raffaele Errico, Gianluca Mongelli e Michele La Forgia. Il processo è stato
programmato davanti al tribunale (collegio presieduto dal dottor Michele
Petrangelo) a partire dal 6 marzo prossimo. In pratica, la discarica “Vergine”,
situata a tre chilometri da Lizzano, sarebbe stata attivata in violazione di
tutte le norme che, se osservate, avrebbero preservato l’incolumità dei
residenti e di quanti abitano nelle aree limitrofe alla discarica. Nel corso
del dibattimento dovranno difendersi dalle accuse Pasquale Moretti, Paolo
Ciervo e Mario Petrelli, rispettivamente responsabile dell’impianto complesso di
discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara, e
rappresentanti legali di “Vergine Spa” e “Vergine Srl”. Insieme con le tre
persone fisiche sotto processo figurano le due società per illecito amministrativo.La richiesta di processo formulata dalla distrettuale antimafia (pm Alessio
Coccioli e Lanfranco Marazia) aveva costituito lo snodo delle indagini mirate svolte
dai carabinieri del Noe sulla gestione dell’impianto di discarica per rifiuti
speciali non pericolosi. Gli accertamenti, che avevano poi portato al sequestro
di beni firmato dal gip Simona Panzera, si erano tradotti nelle accuse di aver
provocato l’emissione di sostanze odorigene, quali il solfuro di idrogeno e
biogas, derivanti dai processi di gestione e post-gestione delle vasche di raccolta
e di trattamento dei rifiuti, che avevano procurato molestia olfattiva e
disturbi di vario genere alle persone ed in particolare alla popolazione
residente nel vicino centro abitato di Lizzano, situato a 3,5 chilometri
dall’impianto. Agli allora custodi giudiziali della discarica è contestato
anche di aver realizzato e gestito sul sito sequestrato una discarica non autorizzata
di percolato, accumulato in misura prudenziale, in non meno di 5000 tonnellate,
all’interno del bacino di abbancamento, omettendo di effettuarne il periodico
smaltimento e di aver, in esecuzione di questa condotta, violato i sigilli di
sequestro, utilizzando il sito per realizzarvi una discarica non autorizzata di
percolato. Nel dettaglio, invece, alle società che si sono succedute nella
gestione dell’impianto è contestato l’illecito amministrativo, in quanto, con
riferimento all’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006, i fatti
sarebbero stati commessi in assenza dei modelli gestionali ed organizzativi idonei
a prevenire reati della specie di quelli per cui si procede (cioè il traffico
illecito di rifiuti), nell’interesse o a vantaggio delle stesse società.
Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società
"Vogliamo la bonifica del sito"
di Lucia
J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 6 Gennaio 2017
Parte un altro esposto in procura
Parte un altro esposto in procura
Con un esposto presentato nei primi giorni dell'anno, AttivaLizzano
riaccende i riflettori sulla discarica Vergine, ancora al centro della massima
attenzione. Da tempo, l'associazione e
non solo l'associazione lizzanese, chiede la bonifica del sito ma, allo stato
attuale, nonostante i numerosi impegni e le promesse da parte della Regione
Puglia, nulla è cambiato.
Intanto però, pare che alcune sostanze altamente inquinanti siano presenti
nella zona. "Purtroppo -dicono gli attivisti -ancora una volta la
popolazione e ancora una volta AttivaLizzano si sostituisce alla
politica".
E spiegano: "Il 3 gennaio scorso abbiamo depositato un esposto. L'Arpa
Taranto ha rilevato, dalle analisi delle acque prelevate a maggio scorso, nei
pozzi spia interni alla discarica per rifiuti speciali vergine (località
Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, vicino alle abitazioni
di Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Rocca Forzata e Faggiano), idrocarburi,
ferro e Peb in grosse quantità, tale da far superare il Csc (coefficiente
soglia di contaminazione). Il Peb, ricordiamo, e altamente cancerogeno".
Eppure, fanno rilevare gli esponenti dell'associazione, sono state tante le
riunioni che si sono susseguiti nel tempo, anche in materia di bonifica.
"A nulla è valso il tavolo tecnico tenutosi presso l'assessorato alla
qualità dell'ambiente della Regione Puglia, il 12 dicembre scorso.
L'assessore Santorsola, non ha seguito i preziosi consigli dei
rappresentanti dell'Arpa Taranto, presenti al tavolo, di procedere per bloccare
le fonti inquinanti della discarica Palombara che, ricordiamo, si trova in
totale stato di abbandono fin dal suo sequestro giudiziario avvenuto quasi tre
anni fa".
"Santorsola, coerente con il presidente della Provincia di Taranto
Tamburrano -critica attiva Lizzano - ha
optato per ripetere le analisi negli stessi pozzi e in altri, non ancora
individuati, tralasciando di adottare qualsiasi iniziativa di messa in
sicurezza della discarica".
"Pur essendo consapevole che questa decisione lo porterà a conoscere i
primi risultati non prima di aprile prossimo e rendendosi responsabile del
peggioramento a cui, irrimediabilmente, va incontro tutto il territorio di
Lizzano e dei paesi limitrofi".
La preoccupazione di attualizzano e dunque, profondo. "Riteniamo che
l'inquinamento delle falde possa creare grossissimi problemi alla comunità
Lizzanese e non solo, in quanto la sua posizione geografica la vede sulla
direttrice dei principali flussi di scorrimento delle falde provenienti da
quelle inquinate a monte. Questo, considerando che buona parte della
popolazione di Lizzano, non essendo raggiunta dall'Aqp, usa le acque
sotterranee per i vari fabbisogni quotidiani".
"Inoltre, sottolineano ancora gli esponenti di AttivaLizzano,
"teniamo ad evidenziare che i pozzi di emungimento che si trovano nelle
immediate vicinanze da quelle contaminati vengono utilizzate per le molteplici
attività agricole e pastorali esistenti nella zona".
Sulla base di ciò parte la specifica richiesta del movimento.
"Chiediamo l'immediata messa in sicurezza e la bonifica delle aree della
discarica della zona, comprese quelle dimenticate dagli anni Settanta, nonché
il controllo approfondito sulla salute dei cittadini che vivono o lavoro nei
territori attorno alle discariche".
AttivaLizzano informa
Il 24 novembre u.s., dinanzi al G.U.P. presso il Tribunale di Lecce, Dr.ssa
Antonia MARTALO', si è svolta l’Udienza Preliminare nei confronti di: MORETTI
Pasquale, CIERVO Paolo, PETRELLI Mario, VERGINE s.p.a. e VERGINE s.r.l..
Si sono costituiti Parte Civile, con provvedimento di ammissione del
Giudice, Dott.ssa Antonia MARTALO': il Comune di Taranto, il Comune di
Fragagnano, il Comune di Lizzano e l’Associazione di Volontariato AttivaLizzano
patrocinata dall’Avv. Francesco NEVOLI. Assente e non costituitosi il Ministero
dell’Ambiente.
La prossima udienza è stata fissata per il 26 gennaio 2017.
Tale primo traguardo è stato raggiunto grazie all’azione di controllo e di
denuncia di AttivaLizzano e per il sostegno dato ad essa dalla cittadinanza
lizzanese. Un eventuale risarcimento verrà utilizzato esclusivamente per il
risanamento dell’ambiente e la salute dei cittadini.
Lizzano, 30/11/2016
AttivaLizzano
LE ISTITUZIONI ANCORA ASSENTI SULLA DISCARICA VERGINE
L’ordinanza n. 58 del 13.11.2015 il Sindaco di Taranto ha imposto ai
proprietari dei terreni su cui insiste la “discarica Vergine” per rifiuti speciali
non pericolosi, l’avvio dei lavori di rimozione e smaltimento del percolato
presente all’interno della discarica, nonché la predisposizione di un piano
finalizzato ad evitarne il successivo accumulo. Gli stessi proprietari hanno
immediatamente impugnato detta ordinanza facendo ricorso al TAR di Lecce. In
data 13.01.2016 – un’ordinanza è stata emessa di sospensiva dell’atto impugnato
e poi - in data 4.5.2016 - ha ottenuto una sentenza favorevole. Sorge il logico
dubbio che molto spesso le ordinanze sindacali, specie se trattano di problemi ambientali,
siano facilmente impugnabili fornendo l’alibi agli amministratori. Tale
sentenza è stata facilitata grazie al fatto che nessun comune, oltre a quello
di Taranto, si è costituito e quindi neanche Lizzano, Fragagnano, Faggiano,
Monteparano e Roccaforzata. Specifica inoltre il TAR che tali misure non
potevano essere imposte dal Sindaco, essendo di competenza della Provincia,
la quale, a nostro avviso, si è limitata
al tentativo di dichiarare le criticità della discarica come “interesse pubblico”
con la manifesta intenzione di volturare l’AIA ad altro soggetto. È bene
ricordare che fin dal 10/02/2014, data del sequestro preventivo della discarica
Vergine, l’impianto di Palombara versa in pessime condizioni per via del
percolato che, fuoriuscito dagli argini delle vasche anche a causa delle piogge
che si sono susseguite in questi anni, si è riversato sul suolo, aumentando le
già insopportabili esalazioni maleodoranti e il rischio di inquinamento per il
suolo e le falde acquifere. Addirittura, in alcuni punti delle vasche, si sono
verificati degli smottamenti del terreno, mentre l’impianto di Mennole versa in
totale stato di abbandono e degrado con grave rischio ambientale. Tutte queste
criticità sono state denunciate dalle istituzioni interessate (Noe di Lecce,
ARPA, Polizia Provinciale, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, etc.), ma, ad
oggi ancora nessuno ha dato inizio alla messa in sicurezza e bonifica dei siti.
Per giunta, le fidejussioni della discarica, versate in garanzia di eventuali
danni causati all’ambiente, sono state inspiegabilmente restituite dalla Provincia
di Taranto alla società “Vergine”. Ad oggi, quindi, siamo in una fase di stallo,
anzi di regresso perché la sentenza del TAR di Lecce del 4/5/2016 ha notevolmente
ridotto i soggetti che potenzialmente possono risarcire il danno all’ambiente
ed ai cittadini. AttivaLizzano imputa il perdurare di questa situazione esclusivamente
al Comune ed alla Provincia di Taranto in quanto continuano ad essere
totalmente latitanti nei loro doveri di tutori e rappresentanti dei cittadini
come prescrive la legge D.Lgs. 152/2006 art. 244 , comma 4, Ad oggi e chissà
ancora per quanto tempo le comunità limitrofe delle discariche Vergine e
Mennole saranno costrette ad attendere i tempi biblici della giustizia con
tutte le conseguenze che ne scaturiranno( inquinamento di falde, insalubrità
dell’aria con conseguente aumento di malattie neoplastiche ). Per discutere delle emergenze, prima
menzionate, c’è stato soltanto un incontro il 25/02/2016, presso l’assessorato
all’Ambiente della Regione Puglia, dove, dietro nostre insistenze, siamo
riusciti a farci invitare, ma solo come uditori. In quell’occasione erano presenti
tutte le Istituzioni, sia territoriali che regionali, tranne l’ARPA. In
quell’incontro fu deciso che l’Organo competente avrebbe dovuto accertare un eventuale
superamento della CSC (concentrazione soglia contaminazione) al fine di far
istituire all’Ente Regionale un apposito fondo per l’esecuzione degli interventi
di messa in sicurezza. Il 1° luglio scorso, il Dirigente della sezione ciclo
rifiuti e bonifica della Regione - Ing. Scannicchio - ha istituito un tavolo
tecnico, per poi rinviarlo all’8 luglio scorso, invitando Provincia di Taranto,
Comune di Taranto, ARPA e ASL e per conoscenza al P.M. Lanfranco Marazia. Da
questo incontro sono state escluse tutte le rappresentanze locali, comprese le
associazioni ambientaliste come la nostra. Addirittura la richiesta di partecipazione
è stata rigettata ai consiglieri regionali della commissione ambiente che non
sono stati ammessi neanche come semplici uditori, in piena violazione del
principio di trasparenza. A parere nostro, nulla può essere fatto alle spalle
dei cittadini, a maggior ragione della popolazione, vittima della discarica e
della puzza e neanche in assenza di chi li rappresenta - Comuni, consiglieri ed
associazioni territoriali - anche se si tratta, come asserito dal dirigente, di
un tavolo esclusivamente tecnico. Secondo noi, si è trattato di un incontro
pressoché privato nel quale si prendono decisioni sulla salute pubblica. Tutto
questo ci lascia sgomenti e accresce la sfiducia nelle istituzioni. D'altronde
siamo stati lasciati letteralmente privi di ogni sicurezza ambientale e questo
territorio è stato reso la pattumiera d’Italia per oltre quaranta anni, anche
grazie al concorso delle istituzioni.
Lizzano, 09/07/2016 Associazione
di Volontariato
«Chiusura e bonifica» ricetta per la discarica
di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 15 Marzo 2016
L’associazione AttivaLizzano sul sito “Vergine”
Chiusura e bonifica: Sono le parole magiche che ha sposato sin dal
principio AttivaLizzano, l’associazione di volontariato presente sul territorio
da diversi anni, sulla discarica posta sotto sequestro e gestita fino a poco
tempo fa dalla società Vergine. Questo pomeriggio alle 17.30, presso l’aula
consiliare, i volontari di Attiva Lizzano, guidati dal presidente Angelo Del
Vecchio, sveleranno attraverso un’approfondita conferenza stampa i motivi
imprescindibili del perché la discarica, una delle più grandi d’Europa, dovrà
essere necessariamente chiusa a doppia mandata dalle autorità competenti. Un’iniziativa
forte, dal grande impatto mediatico quella intrapresa da Attiva Lizzano che non
si è mai tirata indietro durante questi anni nel portare avanti la sua
battaglia, le sue idee a favore della comunità di Lizzano, a salvaguardia sia
dell’ambiente che della salute dei cittadini. AttivaLizzano è convinta che il
sito della discarica non potrà assolutamente riaprire. Nell’ultimo summit regionale,
ci si era lasciati che si doveva monitorare la realtà ambientale, attraverso le
varie misure, della stessa discarica posta sotto sequestro, da dove purtroppo
fuoriescono i miasmi derivanti purtroppo dal percolato. Le istituzioni
competenti hanno più volte manifestato la difficoltà reale, cioè economica, di
bonificare l’area interessata della discarica. Adesso pare che la Provincia
voglia procedere alla “voltura”, una procedura che in pratica spalancherebbe in
futuro le porte alla riapertura della stessa discarica. Come? Affidando tale
compito di bonifica alla subentrante ditta Lutum Srl di Massafra, che
assumerebbe il comando delle operazioni al posto della ex società Vergine srl.
Bonifica che non escluderebbe affatto la riapertura della medesima discarica.
Il che significherebbe nuovamente ripartire da zero, con l’inquina - mento alle
stelle per le famiglie diLizzano, già interessate dagli stessi cattivi odori. Ma la grossa novità è
che Attiva Lizzano, attraverso il suo legale, nel rovistare tra le “carte”, ha
scoperto che qualcosa non va. E quindi che la discarica non può assolutamente
più riaprire con la società Lutum, a cui si vorrebbe affidare questo compito.
Uno scoop di natura procedurale che impedirebbe alla stesse istituzioni
politiche di procedere in questa direzione, pena l’andare incontro,
probabilmente, a denunce di particolare gravità giudiziale. Insomma, Attiva
Lizzano avrebbe trovato l’antidoto per non far riaprire la discarica.
19 dicembre 2016
«Alla discarica Vergine molto rari i controlli»
di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 Febbraio 2016
Il duro documento di « Attiva Lizzano » dato alla Regione
Al recente incontro presso l’assessorato all’Ambiente regionale sulla
delicata questione ambientale della discarica Vergine (è posta com’è noto sotto
sequestro), ha fatto tanto «rumore» il documento di Attiva Lizzano. Malgrado il
presidente dell’associazione di volontariato Angelo Del Vecchio non aveva
facoltà di parlare, il documento letto durante l’assemblea dal sindaco di
Lizzano Dario Macripò è stato messo a verbale. Colpiscono alcune frasi e
considerazioni finali del documento che parte inizialmente dai gravissimi danni
procurati dalla vicina discarica Vergine. Attiva Lizzano ha fatto una
cronistoria dei rifiuti, dell’ambiente inquinato e degli eventuali danni alla
salute dei cittadini di
Lizzano, quando in quel tempo (anni 70) il Comune di Taranto e i comuni della
provincia sversavano i rifiuti nelle cave, che venivano riempite di terreno di
riporto e piantumati alberi o utilizzati come seminativi; inoltre cominciavano
a verificarsi problemi di salute già negli anni novanta (incidenza elevata di
leucemie, tumori di altro genere e disturbi alla tiroide). Attiva Lizzano ha
fatto presente che in quel periodo mai nessun ente ha provveduto a fare alcun
carotaggio. In quel tempo i controlli ambientali erano praticamente assenti.
L’Associazione Attiva Lizzano ha rimarcato la propria contrarietà ad una
eventuale voltura dell’AIA a nessun altro ente in quanto la discarica Palombara
non può e non deve riprendere la sua coltivazione. L’Associazione Attiva
Lizzano invita le istituzioni responsabili a farsi carico di ogni onere alla
messa in sicurezza della discarica Palombara anche se questa priva di ogni
garanzia fideiussoria». L’associazione di volontariato di Lizzano, attraverso
il suo presidente Angelo Del Vecchio, si fa portavoce dei disagi e delle
preoccupazioni della gente, delle famiglie locali. «La popolazione di Lizzano
non è disposta a subire i tanti errori commessi dalle istituzioni in tutti
questi anni permettendo una eventuale voltura dell’Aia alla Lutum srl, come paventato
nell’ultimo consiglio provinciale di dicembre 2015». Attiva Lizzano ha lanciato
una sorta di sfida finale nei confronti delle istituzioni, che non riescono
ancora a giungere ad una soluzione concreta. Per il bene soprattutto dei
cittadini. «A fronte di queste palesi anomalie ed omissioni, la popolazione di
Lizzano è pronta a chiedere un risarcimento danni e farà tutto ciò che è
necessario perché i responsabili di questi comportamenti illegali vengano
individuati e puniti».
«Vergine, atti trasparenti»
di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 23 Febbraio 2016
Attiva Lizzano chiede all’assessore Santorsola di partecipare alle riunioni
Non fare distinzione quando è in gioco la salute dei cittadini. In questa
ottica si muove l’associazione di Attiva Lizzano che vuole essere coinvolta in tutte
le iniziative riguardanti il settore ambientale e in particolare la discarica
per rifiuti speciali «Vergine» che pur trovandosi nell’isola amministrativa del
comune di Taranto, riguarda da vicino la comunità lizzanese. Il presidente
Angelo Del Vecchio fa queste considerazioni. «A seguito dell’incontro nella
sede della Regione Puglia con l’Assessore all’Ambiente Santorsola ed avendo
avuto da lui, in quella sede, promessa di incontro con le istituzioni locali
(Provincia di Taranto, Comuni di Taranto, Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Faggiano
e Roccaforzata) per definire e organizzare le problematiche che affliggono le
popolazioni circostanti la discarica Vergine, inoltra allo stesso Assessore
all’Ambiente regionale formale richiesta di partecipazione al tavolo
istituzionale previsto per giovedì 25 febbraio 2016». Nella missiva Del Vecchio
fa riferimento all’ultimo incontro che l’Associazione Attiva Lizzano ha avuto
con l’assessore regionale il 28 dicembre 2015 presso la sede centrale della
Regione Puglia con i presenti sindaci di Lizzano e Fragagnano, consiglieri
regionali e politici locali. «C’era stata la promessa e la certezza che
successivamente e comunque prima del 17 marzo, avrebbe convocato ad un tavolo gli
enti e la nostra associazione per trovare una soluzione al problema scaturito
dalla discarica Vergine sita su isola amministrativa di Taranto ma a soli due
chilometri dall’abitato di Lizzano». Attiva Lizzano non vuole essere esclusa in
questo momento importante dal nuovo summit regionale. «Dagli organi di stampa apprendiamo
che l’incontro è stato organizzato per giovedì 25 prossimo venturo e che gli
inviti sono stati già inviati, escludendola nostra associazione. Vogliamo
credere che questo contrattempo sia dovuto ad un semplice errore nella
formulazione degli inviti e che vorrà provvedere a farci inserire nell’elenco».
Ultima riflessione di Del Vecchio. «Le ricordo che l’Associazione Attiva Lizzano
- rivolgendosi all’assessore regionale all’Ambiente – è portatrice di interessi
pubblici e ai sensi della Convenzione di Aarhus, ove venga avviato un processo decisionale
in materia ambientale, il pubblico interessato deve potervi partecipare sin dall’inizio,
vale a dire dal momento in cui tutte le alternative sono ancora praticabili e
tale partecipazione può avere un’influenza effettiva».
«Quarant’anni di rifiuti. Ora basta»
di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 Febbraio 2016
Flash Mob di «Attiva Lizzano» per la chiusura della discarica Vergine. Presente anche il sindaco
Oltre 200 persone hanno posato davanti alla gigantografia che
l’associazione di volontariato di Attiva Lizzano ha fatto affiggere in paese in
corso Europa angolo via Sardegna. Ieri pomeriggio un
Flash-mob col raduno di cittadini e aderenti di Attiva Lizzano, che ha
organizzato questa iniziativa, ma anche di amministratori (c’era anche il
sindaco Dario Macripò). L’obiettivo è stato quello di lanciare un messaggio
forte alle istituzioni provinciali e regionali sull’annosa questione della
discarica
Vergine, sequestrata ma ancora priva di bonifica. E l’immagine della
gigantografia è emblematica: «Oltre 40 anni di rifiuti. Ora basta. Chiusura e
bonifica della discarica Vergine. Attiva Lizzano». Il presidente Angelo Del
Vecchio dice: «Ne abbiamo fatto quattro di questi manifesti giganti 6x3: uno è
stato affisso per 15 giorni all’uscita di San Giorgio, altri due a Taranto».
Nell’immagine spicca il volto di una ragazza con la mascherina. «Rappresenta –
spiega Del Vecchio - la popolazione che ha respirato i cattivi odori». Bisogna
sperare che in paese spiri sempre vento di scirocco? «Sì, è così. Quando c’è la
tramontana, specie nei mesi estivi, ci tocca chiuderci in casa». Quale altro
risultato volete raggiungere, Del Vecchio? «Abbiamo già ottenuto un grande risultato
in questi 5 anni con la chiusura della discarica. Il nostro lavoro è stato
quello di far prendere coscienza dei cattivi odori. Che potrebbero essere solo
la punta dell’iceberg. Speriamo che dal sottosuolo non emergano sostanze ancora
più inquinanti per la nostra salute». Qual è il suo giudizio
sull’Autorizzazione integrata ambientale? «Da quello che sappiamo, sarebbe scaduta
nel 2013. Quando operava nel 2009, la discarica ebbe l’autorizzazione Emas,
certificazione di qualità. In questi due anni supponiamo che non ce l’abbia
più. Dal 2010 al 2014 hanno scaricato materiali pericolosi e fanghi non
inertizzati. Ci chiediamo: come farà la Provincia a volturare un’Aia che non
c’è alla Lutum?».
Le responsabilità dei politici quali sono? «Hanno combinato solo guai. Il
16 marzo la Provincia si pronuncerà se trasferire l’Aia alla Lutum o provvedere
lei stessa alla bonifica. I cittadini sono stati messi al corrente da Attiva
Lizzano».
Discarica «Vergine», scatta un sequestro da 6 milioni
di Francesco Casula, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 Gennaio 2016
Procura Taranto e Dda Lecce accusano: i gestori risparmiavano sul trattamento dei fanghi, ecco perché i cattivi odori nell’aria
Ammonta a oltre 6 milioni di euro il sequestro per equivalente eseguito
ieri dai Carabinieri del Noe di Lecce nei confronti degli amministratori e delle
società che hanno gestito la discarica Vergine, già fermata il 10 febbraio 2014
per le emissioni dannose che per anni hanno ammorbato i cittadini di Lizzano. I
Carabinieri hanno messo sotto chiave le azioni, i conti correnti, i beni mobili
e immobili della società «Vergine spa» e della «Vergine srl», quest’ultima subentrata
nella gestione alla prima a gennaio 2014. Nel registro degli indagati sono finiti
anche i due rappresentanti legali delle società, Paolo Ciervo e Mario Petrelli
(quest’ultimo vice presidente del Taranto calcio nella precedente gestione), e
il responsabile tecnico dell’impianto, Pasquale Moretti. L’accusa è di traffico
illecito di i rifiuti, violazione alle norme ambientali e getto pericoloso di
cose. Secondo i pubblici ministeri Lanfranco Marazia, della Procura di Taranto,
e Alessio Coccioli, della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, gli
indagati non avrebbero «inertizzato» i fanghi prima dello stoccaggio in
discarica. I gestori, cioè, avevano l’obbligo di sottoporre i rifiuti a un
trattamento per evitare che la diffusione dei cattivi odori, ma come spiega nel
suo decreto il gip Simona Panzera «le società di gestione non hanno eseguito
alcuna operazione di pretrattamento previste dagli atti autorizzatori». Nelle
26 pagine che compongono il documento, il giudice Panzera rileva che gli
indagati «si limitavano a stoccare in discarica i rifiuti senza alcun
trattamento, così ottenendo un consequenziale enorme risparmio nei costi di
esercizio dell’attività e quindi, verosimilmente, riuscendo ad applicare dei
prezzi che consentivano un cospicuo risparmio ai produttori». I consulenti del pm
hanno calcolato che evitando le spese di inertizzazione dei fanghi, le società
avrebbero incassato illegittimamente tra il 2010 e il 2014 ben 6 milioni e
200mila euro. Denaro che se fosse stato speso per trattare i rifiuti non avrebbe
costretto, secondo l’accusa, gli abitanti di Lizzano a vivere barricati in casa
per evitare che le emissioni della discarica continuassero a causare bruciore agli
occhi, gola secca e persino nausea e vomito. Furono le denunce dei cittadini e
delle associazioni ambientaliste come «Attiva Lizzano» che accesero i
riflettori sulla discarica «Vergine» portando al sequestro dell’impianto del
2014. In quel provvedimento emerge che in determinanti momenti della giornata
le concentrazioni di idrogeno solforato sono state nettamente superiori alla
soglia prevista. Un punto che ha consentito agli investigatori di sostenere che
il cattivo odore che appestava il Comune di Lizzano era una conseguenza della
dispersione di sostanze che si sprigionavano durante le operazioni di «abbancamento
dei rifiuti ed anche allo spegnimento di alcune torce presenti nell’impianto
per la combustione dei biogas». Ma dall’ultimo provvedimento notificato ieri emerge
inoltre che fino al 27 maggio 2013 la «Vergine spa» non ha avuto un modello «di
organizzazione, controllo e gestione» e che dopo la sua adozione e la
composizione di un organismo di vigilanza, quest’ultimo non abbia comunque «di
fatto mai operato». Il gip Panzera chiarisce infatti che «le riunioni mensili
inizialmente programmate sono state sospese sin dal settembre 2013, dopo due sole
riunioni preliminari: dato quest’ultimo che consente tranquillamente di ritenere
che l’organismo non sia mai stato posto nelle condizioni di operare nella
pienezza dei suoi compiti». Emblematico, infine, è che a pochi mesi dalla costituzione
l’organo di vigilanza venga addirittura revocato «ad inequivoca testimonianza -
sostiene ancora il giudice nel decreto di sequestro - di come i vertici
aziendali abbiano di fatto “ripudiato” il modello organizzativo a poche settimane
dalla sua approvazione ed estromesso (o comunque depotenziato) sin da subito le
uniche figure deputate ad operare in via indipendente il controllo interno sulla
gestione dell’ente volto a prevenire la commissione di reati».
Era previsto
l’impianto di inertizzazione ma in realtà non è stato mai costruito
Su questo presupposto
fondamentale era stata rilasciata anche l’Autorizzazione ambientale
L’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione Puglia alla
discarica «Vergine» parlava chiaro: i rifiuti dovevano essere trattati e inertizzati
prima di essere stoccati. In più la stessa «Vergine» indicava la cosiddetta
«Linea 1»

come «componente essenziale dell’impianto in parola, finalizzata a stabilizzare e solidificare tutti i fanghi in ingresso rendendoli idonei allo stoccaggio finale in discarica». Dalle indagini svolte dai pubblici ministeri Lanfranco Marazia e Alessio Coccioli, emerge però che di quell’impianto non c’è traccia. Il gip, Simona Panzera, lo spiega chiaramente nel provvedimento di sequestro affermando che tra le «carenze» dell’impianto «spicca certamente la mancata realizzazione di quello che nel progetto esecutivo» era espressamente «contemplato quale componente essenziale
dell’intero complesso aziendale» e cioè «la cosiddetta Linea 1, cioè l’impianto di trattamento preventivo dei rifiuti e stabilizzazione». Dai sopralluoghi effettuati dai carabinieri del Noe e dai consulenti del pm, Mauro Sanna e Maurizio Onofrio, «di tale impianto di preventivo trattamento non è stata rinvenuta alcuna evidenza». Insomma, l’impianto che secondo la Regione Puglia era fondamentale per concedere l’Aia «non è stato mai realizzato». Nel provvedimento di sequestro si legge infatti che «la ricomprensione in Aia della linea 1 non può in alcun modo essere posta in discussione da un punto di vista logico prima ancora che normativo. Appare indubitabile, infatti, che l’atto autorizzativo sia stato rilasciato proprio sul presupposto del preventivo trattamento “domestico” dei rifiuti fermentescibili in ingresso all’impianto in località Palombara». Ancora il giudice Panzera sostiene che, a conferma di questo punto, «non è stata imposta al gestore alcuna prescrizione in ordine ai parametri e alla provenienza dei materiali da stoccare in discarica, prescrizioni che si sarebbero rese, invece, necessarie se l’ente gestore non avesse assunto l’impegno (poi disatteso) di provvedere in loco al preventivo trattamento di stabilizzazione». Il magistrato ha anche sottolineato che «proprio sulla base di questo vincolo progettuale al pre-trattamento assunto» dalla «Vergine» in fase di richiesta dell’Aia, è stata istruita l’intera pratica autorizzativa «ed è ovvio, pertanto, che l’esercizio della discrezionalità amministrativa si è fondata su un presupposto (quello del trattamento incondizionato di tutti i fanghi in ingresso, prescindendo dalle loro caratteristiche) che non può non avere assunto una rilevanza decisiva ai fini del rilascio di quelle autorizzazioni». Insomma senza l’impegno alla costruzione dell’impianto per il trattamento dei fanghi, la società non avrebbe ottenuto l’Aia. Perché con la «stabilizzazione si elimina, o comunque si riduce al minimo, l’impatto sull’ambiente delle smaltimento dei fanghi». A Lizzano, invece, le esalazioni maleodoranti da cui è partita l’inchiesta giudiziaria dimostrano «oltre ogni dubbio come il non adeguato trattamento dei fanghi in ingresso abbia generato quell’impatto pregiudizievole sull’ambiente» che «il gestore si era impegnato ad evitare sul presupposto, poi disatteso, che tutti i fanghi sarebbero stati conferiti in discarica solo previa inertizzazione». Un punto non di poco conto che lascia spazio a una serie di domande: chi avrebbe dovuto vigilare? Chi avrebbe dovuto controllare che la «Vergine» rispettasse gli impegni presi?
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