12 gennaio 2016

IL TAR LECCE DECIDE SUL DIRITTO ALLA SALUTE DEI LIZZANESI


Comunicato stampa del 11 Gennaio 2016


Mercoledì, 13 gennaio, attendiamo l’esito di una sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di Lecce che si pronuncerà in merito ad una ordinanza del sindaco di Taranto il quale, nel tentativo di ridurre le pericolosissime conseguenze del percolato fuoriuscito dalla discarica Palombara, aveva intimato alla società Vergine ed ai proprietari del terreno di farsi carico della rimozione del percolato.
A questa ordinanza, dopo aver fatto opposizione e ottenuto la sospensione del provvedimento, sarà il TAR a decidere se spetti o no ai proprietari del terreno evitare questo ulteriore aggravamento del disastro ambientale del quale siamo vittime! Purtroppo, i precedenti pronunciamenti del TAR Lecce sono stati SEMPRE favorevoli al gestore della discarica e, grazie a qualche cavillo, si riusciva a calpestare il diritto alla salute dei lizzanesi!
Ricordiamo che la discarica per rifiuti speciali, Palombara, gestita dalla società Vergine srl, era stata posta sotto sequestro dalla magistratura il 10 febbraio del 2014 per gravi inadempienze nel trattamento dei rifiuti. Questo dopo anni di lotta dei cittadini lizzanesi costretti a respirare i miasmi provenienti dalla discarica posta a soli 2 Km dall’abitato.
Dal giorno del sequestro la discarica è stata abbandonata, malgrado fosse stato nominato un custode che avrebbe dovuto provvedere agli interventi di manutenzione indispensabili per la salute pubblica!
I miasmi continuano ad appestare la nostra aria; inoltre, a causa delle piogge, si è verificata una pericolosissima fuoriuscita di percolato che potrebbe già aver inquinato la falda.
In questo stato di cose, nell’aprile 2014, incredibilmente la Provincia di Taranto ha restituito ai gestori della discarica le fideiussioni (obbligatorie per legge ai fini della concessione dell’AIA) che avrebbero garantito la bonifica della discarica e, quindi, la tutela della salute pubblica. Incassate le garanzie assicurative, corrispondenti a svariati milioni di euro, la società che gestiva la discarica si è dissolta!
Tutti sapevano che il terreno aveva bisogno di essere bonificato, quindi: PERCHE’ RESTITUIRE LE FIDEJUSSIONI CHE AVREBBERO GARANTITO LA BONIFICA DI UNA DISCARICA SEQUESTRATA? GLI AUTORI DI QUESTA ASSURDITA’ HANNO RISPOSTO PER IL GRAVISSIMO DANNO PROCURATO ALLA COLLETTIVITA’?
Ora ci vogliono propinare che l’unica soluzione per tutelarci è RIAPRIRE LA DISCARICA!
Com’è possibile pensare di far credere di tutelare la salute pubblica alimentando una bomba ecologica? Dove finisce la logica, inizia la disonestà (intellettuale)…
Allibiti di fronte ai paradossi delle proposte politiche, ribadiamo con forza che l’unica soluzione è bonificare e chiudere per sempre la discarica. A tal fine, facciamo appello alla coscienza civica di tutte le istituzioni coinvolte in questa decisione: la salute di tutti, la vita dei nostri figli e il futuro del nostro territorio è nelle nostre mani!

ATTIVALIZZANO




4 gennaio 2016

Discarica Vergine, l’affare da riaprire

di Gaetano De Monte, Corriere di Taranto, 4 Gennaio 2016


Se volete la rimozione del percolato e la messa in sicurezza dell’impianto, l’unica soluzione è che la discarica dovrà riaprire. Sarebbe questa la linea politica scelta da una parte delle istituzioni locali tarantine per la risoluzione delle problematiche connesse alle discariche per rifiuti speciali non pericolosi gestite dalla società Vergine Srl, una delle quali sequestrata due anni fa dai carabinieri del Noe di Lecce, e tutte due in estremo abbandono.
In particolare, l‘ente Provincia di Taranto si era fatto portavoce, lo scorso 17 dicembre, di una proposta di deliberazione (poi ritirata per le proteste in aula dell’associazione Attiva Lizzano) che parlava in tal senso. Nel provvedimento firmato dal dirigente del settore (ecologia e ambiente) l’ingegner Martino DiLonardo, dopo aver ammesso che “per le discariche Palombara e Mennole questo ente non dispone di alcuna garanzia finanziaria, sebbene quest’ultima sia condizione necessaria per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di una discarica”; c’è un passaggio, contenuto nel corpo della deliberazione, in cui è lo stesso ente a dare notizia di un cambio di proprietà dell’impianto: “con nota del 01/06/2015 il signor Paolo Ciervo, in qualità di liquidatore / titolare della Società Vergine srl comunicava la variazione della titolarità della gestione dell’impianto (già autorizzato con Aia di cui alla determina n.384 del 2008) a favore della subentrante Lutum Srl di Massafra”. Un “normale” atto di compravendita di una discarica sequestrata, si dirà. Una semplice scrittura privata, con cui lo scorso 20 marzo la società massafrese (cosiddetta cessionario) ha acquisito “la disponibilità dell’area su cui insiste l’impianto”. Non soltanto. “Poiché l’autorizzazione oggetto di trasferimento è stata revocata con determina n.440 del 01/04/2015, il cessionario è disponibile a produrre in favore della provincia di Taranto le predette garanzie finanziarie per la prosecuzione dell’attività di discarica, così si legge nel carteggio intervenuto tra l’azienda Lutum srl, “società controllata” dalla C.i.s.a dell’imprenditore Antonio Albanese – come risulta dai dati resi disponibili dalla Camera di Commercio di Taranto – e il dirigente del settore ecologia della Provincia Martino DiLonardo”.
In sostanza, dalle “carte” traspare che da ambedue le parti si conviene di annullare il provvedimento con cui è stata disposta nello scorso aprile la revoca dell’Aia, autorizzazione ora oggetto di volturazione, cioè di passaggio di titolarità dell’impresa. Se ne ha conferma, di tale volontà, leggendo all’ultima pagina della proposta di deliberazione, laddove si dichiara espressamente che “la revoca della determinazione n.440 del 2015 è finalizzata all’accoglimento dell’istanza di volturazione della gestione delle discariche a favore della società Lutum srl, subordinatamente al rispetto, da parte della società subentrante, degli obblighi e prescrizioni di cui alle vigenti normative in materia ambientale, nonché di quelli contenuti nell’originaria autorizzazione”. L’ente locale ha motivato il provvedimento in questione con la necessità di “non poter far fronte all’attuale stato di abbandono in cui le stesse discariche versano e alle connesse ripercussioni che già vivono le popolazioni circostanti”.
Dunque, a quasi due anni di distanza da quel 10 febbraio 2014, quando i carabinieri del Noe di Lecce guidati dal maggiore Nicola Candido sequestrarono l’intero impianto di contrada Palombara, dando esecuzione, così, al decreto richiesto da pm Lanfranco Marazia ed emesso dal gip del Tribunale di Taranto, Valeria Ingenito perché “il grido di allarme da parte di un’intera comunità cittadina, divenuto sempre più pressante, rendono di per sé necessario ed urgente un intervento che impedisca il protrarsi degli effetti di un illecito che appare ben lontano da ritenersi superato, o anche solo attenuato per effetto delle dotazioni infrastrutturali recentemente installate”, la Provincia di Taranto, pochi giorni fa, dichiarando prioritaria e di interesse pubblico la soluzione del problema ambientale connesso alle discariche su citate, adducendo la sussistenza di sopravvenuti motivi di pubblico interesse, ha provato a far riaprire l’impianto, revocando il provvedimento di ritiro dell’autorizzazione integrata ambientale alla Vergine Srl, già predisposto dallo stesso settore, lo scorso primo aprile. Ma la storia non finisce qui. Già, perché ad esempio il dirigente firmatario della proposta, l’ingegner Dilonardo, è finito soltanto qualche mese fa nella bufera mediatica sempre per questioni di monnezza. E ora potrebbe finirci nuovamente, nel ciclone, perlomeno quello mediatico. In virtù del fatto che il figlio dell’ingegner Dilonardo – come anticipato a suo tempo dal Nuovo Quotidiano di Puglia – risulta essere socio in una società immobiliare con l’imprenditore Antonio Albanese, alla cui holding la stessa Lutum srl appartiene. Amministratore unico della Lutum è Nicola Lacalaprice, già dirigente della Cogeam, un consorzio di imprese di cui la stessa Cisa fa parte – insieme a Lombardi Ecologia e al gruppo Marcegaglia – per gestire la discarica di Conversano. Sia chiaro: soltanto motivi di opportunità politica potrebbero consigliare il dirigente ad astenersi ogni qualvolta sia in ballo un provvedimento che riguardi le società di Antonio Albanese. O meglio, forse il presidente della Provincia di Taranto e Sindaco di Massafra, Martino Tamburrano, non avrebbe dovuto nominarlo responsabile del settore ecologia. Ma c’è di più: la Lutum Srl sembra essere una scatola vuota (come la Vergine Srl, del resto) non ha dipendenti e risulta inattiva dal 2012. Risalgono a quell’anno gli ultimi bilanci disponibili, tendenzialmente in perdita. Una società che ha un capitale sociale di appena quindicimila euro, come potrebbe presentare le garanzie finanziarie a favore della Provincia per la prosecuzione delle attività delle discariche “Palombara” e “Mennole”, per le procedure di chiusura, post – chiusura, “nonchè di ogni prescrizione rilevabile dall’autorizzazione”; questo resta un mistero. È chiaro, invece, il giro d’affari che la riapertura de La Vergine in contrada Palombara muoverebbe. Secondo quanto dichiarato dal consigliere comunale di Lizzano (il comune più esposto ai miasmi e ai veleni delle discariche) Valerio Morelli, una torta che si aggirerebbe intorno ai centocinquantamilioni di euro. Perché l’impianto sarebbe ancora in grado di ospitare oltre un milione e cinquecentomila metri cubi di rifiuti. A conti fatti – prendendo in esame i dati dei rifiuti speciali non pericolosi smaltiti presso la discarica sita in contrada Palombara, nel solo 2012 – ultimo anno integrale di esercizio, se ne può avere un’idea. Centosessantadue milioni di tonnellate annue è il ritmo di conferimento, stando ai numeri riportati all’interno del modello unico dichiarazione ambientale – Mud – reso disponibile dalla Camera di Commercio. Per dare un’idea: ventitremila tonnellate soltanto di ceneri pesanti, scorie da acciaieria e polveri. Moltiplicate per circa cento euro a tonnellata, cioè il costo dei rifiuto, e avrete il prezzo, di quello che appare un massacro “necessario”. Perché intanto – come racconta l’esito di un sopralluogo nell’area da parte dei Carabinieri del Noe – in data 08/04/2015 “è stato rilevato all’interno del bacino della discarica una massiccia presenza di liquido verosimilmente riconducibile a percolato, in una misura pari a circa 5000 tonnellate”. Non solo. L’ultimo sopralluogo presso la discarica Palombara veniva effettuato, previa autorizzazione della Procura di Repubblica, l’11 novembre del 2015, e vedeva la partecipazione del Presidente della Provincia, del dirigente e dei funzionari del Settore Ecologia, di due rappresentanti della Polizia Provinciale, del Noe di Lecce, del rappresentante del Comune di Taranto (non è dato sapere chi fosse) del Sindaco del Comune di Lizzano, insieme al Vice – Sindaco dello stesso Comune e a due consiglieri di minoranza (non si sa a quale titolo) e del Sindaco del Comune di Fragagnano. Forse è stato durante “questa ricognizione dei luoghi” che è maturata, in una parte delle istituzioni locali, l’idea di far riaprire la discarica. Perché di questo si tratta. L’Arpa Puglia, invece, a quel sopralluogo non ha partecipato. Comunicando di aver svolto svariati interventi presso l’impianto, rilevando a partire dal febbraio 2013 (cioè un anno prima del sequestro) situazioni di criticità nella gestione della discarica “che ha già informato di tanto le Amministrazioni interessate, essendo già accertata la situazione di non idonea gestione del sito da parte della Vergine srl e quella di abbandono in cui il sito versa attualmente”. È indifferibile – conclude l’Arpa – l’adozione dei provvedimenti previsti dalla vigente normativa per la tutela della salute della popolazione. E proprio dello stato di salute dei cittadini che vivono a ridosso delle discariche in questione, “il partito dei rifiuti” che governa il territorio provinciale, ne è a conoscenza?








12 luglio 2015

Fortemente inquinata la foce dell'Ostone a Marina di Lizzano


di Goletta Verde, 11 Luglio 2015 
Goletta Verde monitora il mare di Puglia. In provincia di Taranto fortemente inquinata la foce dell'Ostone a Marina di Lizzano

Goletta Verde presenta i risultati del monitoraggio in Puglia: Cariche batteriche elevate per 9 campionamenti su 30. Criticità alle foci di fiumi, torrenti e scarichi
Legambiente: "Dai monitoraggi di Goletta Verde risulta migliore la qualità delle acque in Puglia. Rimangono però le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Chiediamo al neo governatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell'acqua depurata e affinata"
 Nove campionamenti sui trenta eseguiti lungo le coste pugliesi, in corrispondenza delle foci di fiumi, canali e torrenti, presentano ancora livelli di inquinanti molto elevati e per otto di questi il giudizio è di "fortemente inquinato" per l'elevato inquinamento microbiologico riscontrato. Legambiente chiede ai sindaci di fare fronte comune per chiudere il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali e al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell'acqua depurata e affinata.
È questo in sintesi l'esito del monitoraggio effettuato in Puglia da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane - realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati - presentato  a Bari da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, alla presenza di Giovanni Giannini, assessore Infrastrutture e Lavori Pubblici della Regione Puglia e Nicola Ungaro, della direzione scientifica Arpa Puglia.
I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 24, 25 e 26 giugno. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come "inquinati" i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e "fortemente inquinati" quelli che superano di più del doppio tali valori.
"L'obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione e le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati - spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - Il nostro, è bene ribadirlo, è un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegniamo patenti di balneabilità, ma restituiamo comunque un'istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. In Puglia, pur registrando un miglioramento della situazione rispetto agli anni passati, riscontriamo ancora criticità, nuove o già note, che vanno subito risolte. Al centro della nostra analisi ci sono gli scarichi non depurati che arrivano in mare, problema su cui occorre dare un segnale di forte responsabilità e concretezza negli interventi. Occorre ragionare in una scala più ampia dei semplici confini comunali o territoriali e valutare caso per caso la soluzione migliore da adottare senza pregiudizi".
Una situazione peculiare quale quella pugliese richiede un'attenta valutazione di tutte le tecnologie disponibili e non consente di utilizzare dovunque lo stesso approccio.
"Dai monitoraggi della Goletta Verde - afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - risulta migliore la qualità delle acque in Puglia anche se permangono le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Migliora la situazione anche sul fronte della depurazione: diminuiscono sia gli impianti che scaricano nel sottosuolo che quelli su cui Arpa ha riscontrato superamenti dei limiti tabellari. Sono state avviate le procedure per il potenziamento dei depuratori sebbene su molti si è ancora in attesa dell'avvio dei lavori. Continuano, però, purtroppo ad esserci scarichi anomali che inficiano il processo depurativo degli impianti. Rimangono le criticità per ciò che riguarda la realizzazione dei recapiti finali, in una regione come la nostra, caratterizzata da una scarsa presenza di corsi d'acqua dove spesso vengono a crearsi situazioni altamente conflittuali sia per l'altissimo valore paesaggistico delle aree costiere che per il grande indotto turistico balneare. A tal proposito invitiamo i sindaci ad abbandonare ogni campanilismo affinché si chiuda il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali. Chiediamo al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell'acqua depurata e affinata".

Focus regionale sulla depurazione
Sono 187 i depuratori a servizio degli agglomerati pugliesi. Su questi continuano ad insistere problemi di funzionamento e criticità che, in alcuni casi, rendono inefficace la depurazione dei reflui. La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 4% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali significativi, il 76% è costituito da lame e corsi d'acqua minori o dal suolo (attraverso trincee drenanti), il 16% recapita a mare. Gli scarichi nel sottosuolo, vietati dalla norma nazionale, costituiscono il 4% del totale. Attualmente sono scesi a 8 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, con grave rischio di inquinamento delle falde acquifere (Casamassima Vecchio, Cassano delle Murge Vecchio, Carovigno Vecchio, Lesina Marina, Uggiano la Chiesa, Manduria Vecchio, San Giorgio Jonico e Martina Franca).
Dal monitoraggio effettuato dall'Arpa Puglia nel 2014 (ben 2.399 controlli) sulla conformità dei reflui in uscita sono stati riscontrati superamenti rispetto ai limiti tabellari per almeno per un parametro monitorato in 33 depuratori tra cui Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Andria, Barletta, Trani, Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Bovino, Ascoli Satriano, Bovino, Cerignola, Foggia 1, Monte Sant'Angelo, San Severo, Serracapriola, Castrignano del Capo, Uggiano La Chiesa, Crispiano, Martina Franca, Monteiasi e San Giorgio Jonico. A fronte di queste criticità sono state avviati gli interventi di potenziamento e adeguamento su 47 depuratori: 2 sono in attesa di chiusura di procedura VIA, 38 non ancora cantierati e solo 7 realizzati.
Sono, invece, 36 gli impianti sottoposti all'attività dell'autorità giudiziaria: Bari Ovest, Bitonto, Molfetta, Corato, Andria, Trani, Gioia del Colle, Santeramo in Colle (Recapito finale), Lizzano (Recapito finale), Pulsano vecchio (dismesso a maggio 2015), Barletta, Bisceglie, Putignano, Ruvo-Terlizzi, Sammichele di Bari, Galatina-Soleto, Montesano Salentino, San Cesario, S.Pancrazio Salentino, Ostuni, Torre S. Susanna, Monte S.Angelo, Stornarella, Otranto, Lucera, San Nicandro Garganico, S. Paolo Civitate, Trinitapoli, Cerignola, Peschici, Stornarella, S. Marco in Lamis, Ortanova, S. Severo, Manfredonia, Foggia.
Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). L'Acquedotto pugliese rileva che le irregolarità nel refluo in ingresso riguardano il 47% dei campioni prelevati.
In Puglia sono presenti 5 impianti di affinamento, di cui tre regolarmente in esercizio, ovvero Corsano (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 137.975 mc), Gallipoli (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 445.739 mc), Ostuni (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 38.978 mc), e i restanti due, S.Pancrazio Salentino e Trinitapoli, in attesa dei lavori necessari da parte dei rispettivi Consorzi di bonifica per garantire la distribuzione irrigua.
Lo scorso anno, l'Unione Europea ha avviato una nuova procedura di infrazione ai danni dell'Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (procedura n. 2014/2059 del 31 marzo 2014). Dopo già due condanne a carico del nostro Paese, che hanno coinvolto anche agglomerati pugliesi (Casamassima, San Vito dei Normanni, Casarano, Porto Cesareo, Supersano, Taviano, Monteiasi, Francavilla Fontana e Trinitapoli), l'attuale procedura di infrazione ne interessa 37. Di questi sono 20 gli impianti di depurazione per i quali è in corso l'attività di progettazione (S. Severo, Ascoli Satriano, Castro, S. Ferdinando di Puglia, Poggiardo, Faeto 1, Faeto2, Maglie, Taviano, Specchia, Volturino, Montemesola, Carlantino, Casarano, Supersano, Castrignano del Capo, Castellaneta Marina, Mattinata, Zapponeta e Ginosa Marina).
Quadro di dettaglio dei monitoraggi effettuati lungo gli 810 chilometri di costa pugliesi:
Cinque i punti analizzati in provincia di Bari, tutti con valori nella norma: nella città capoluogo il campione è stato prelevato in località Santo Spirito, all'altezza del civico 2 del Lungomare Colombo; a Monopoli alla spiaggia a sud del Castello di Santo Stefano; a Polignano a Mare sia alla scogliera in corrispondenza dell'Isolotto San Pietro che alla spiaggia Lama Monachile e infine a Molfetta all'altezza del civico 36 del lungomare Marcantonio Colonna.
Dei quattro prelievi effettuati in provincia di Foggia, due hanno dato un giudizio di "fortemente inquinato: quello a Manfredonia, alla foce del torrente Candelaro, e a Lesina-Torre Mileto, alla foce del canale Schiapparo, in località Lago di Lesina. Nella norma, invece, l'altro punto campionato a Manfredonia, al canale sulla spiaggia di Lungomare Nazario Sauro e alla foce del canale SS89, in località San Menaio di Vico del Gargano.
Sette i campionamenti eseguiti nella provincia di Barletta-Andria-Trani due dei quali risultati "fortemente inquinati": quello alla foce del fiume Ofanto a Margherita di Savoia e alla foce del canale di ponente (Lungomare Mennea) di Barletta. Entro i limiti gli inquinanti rilevati nell'altro prelievo effettuato a Barletta (spiaggia libera sul litorale di Levante); sulla spiaggia in località Matinelle, a destra del molo, a Trani; sul lungomare Mauro dall'Olio in località Salsello di Bisceglie; alla spiaggia riserva Torre di Calderina, sempre a Bisceglie. Va inoltre sottolineato che i tecnici di Legambiente hanno eseguito anche un prelievo in corrispondenza dello scarico presso la villa comunale di Trani, da sempre punto critico, ma al momento del campionamento era chiuso e non sono state riscontrate anomalie.
Tre punti su quattro giudicati "fortemente inquinati nel brindisino: alla foce del canale Giancola e alla foce del torrente Reale (località Torre Guaceto) a Brindisi; e allo sbocco del depuratore su via dei Pioppi a Ostuni, in località Villanova-Mogale. Entro i limiti invece l'altro prelievo effettuato a Ostuni, sulla spiaggia del pilone, in località Torre San Leonardo.
In provincia di Taranto sono stati eseguiti cinque campionamenti ed è risultato "fortemente inquinato" soltanto il prelievo effettuato alla foce del fiume Ostone a Marina di Lizzano. Nella norma invece quelli eseguiti a Taranto, alla spiaggia in viale del Tramonto; alla spiaggia di Specchiarica a San Pietro in Bevagna; alla foce del fiume Lenne a Palagiano; alla spiaggia libera Borgo Pineto a Castellaneta Marina.
Infine, quattro i prelievi effettuati nel leccese con un giudizio di "inquinato" solo per il campionamento in corrispondenza del canale dei Samari a Gallipoli. Nei limiti di legge, invece, quelli alla scogliera Porto Gaio di Gallipoli; a Porto Cesareo, spiaggia Punta Prosciutto, e alla spiaggia di Felloniche a Castrignano del Capo.

I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE DEL MARE IN PUGLIA*
*prelievi effettuati tra il 24, 25 e 26 giugno 2015
PROVINCIA COMUNE LOCALITÀ PUNTO GIUDIZIO

FOGGIA Vico del Gargano San Menaio Foce canale SS89 fronte chiesa San Francesco ENTRO I LIMITI
FOGGIA Lesina-Torre Mileto Lago di lesina Foce canale Schiapparo FORTEMENTE INQUINATO
FOGGIA Manfredonia Spiaggia Castello Lungomare Nazario Sauro (fronte canale sulla spiaggia) ENTRO I LIMITI
FOGGIA Manfredonia Foce torrente Candelaro FORTEMENTE INQUINATO
BAT Margherita di Savoia Riserva naturale di Salina Foce torrente Carmosina ENTRO I LIMITI
BAT Margherita di Savoia Foce fiume Ofanto FORTEMENTE INQUINATO
BAT Barletta Foce canale di ponente (via Luigi di Cuonzo-lungomare Pietro Mennea) FORTEMENTE INQUINATO
BAT Barletta Litoranea di Levante - spiaggia libera (altezza civico 68) ENTRO I LIMITI
BAT Trani Matinelle Spiaggia, a destra del molo ENTRO I LIMITI
BAT Bisceglie Salsello Lungomare Mauro Dall'Olio ENTRO I LIMITI
BAT Bisceglie Torre Calderina Spiaggia riserva "Torre Calderina" ENTRO I LIMITI
BRINDISI Brindisi Giancola Foce canale Giancola FORTEMENTE INQUINATO
BRINDISI Brindisi Torre Guaceto Foce torrente Reale FORTEMENTE INQUINATO
BRINDISI Ostuni Villanova-Mogale Sbocco depuratore su via dei Pioppi FORTEMENTE INQUINATO
BRINDISI Ostuni Torre San Leonardo- Lido Spiaggia Grande Spiaggia del Pilone ENTRO I LIMITI
BRINDISI Brindisi Saline punta della Contessa presso Salina punta della Contessa ENTRO I LIMITI
BARI Monopoli Castello di Santo Stefano Spiaggia a sud del Castello di Santo Stefano ENTRO I LIMITI
BARI Polignano a Mare Scogliera in corrispondenza dell'Isolotto San Pietro ENTRO I LIMITI
BARI Polignano a Mare Lama Monachile Spiaggia Lama Monachile ENTRO I LIMITI
BARI Bari Santo Spirito Lungomare C.Colombo, altezza civico 2 ENTRO I LIMITI
BARI Molfetta Lungomare Marcantonio Colonna, altezza civico 36 ENTRO I LIMITI
TARANTO Castellaneta Castellaneta Marina Spiaggia libera Borgo Pineto ENTRO I LIMITI
TARANTO Palagiano Foce del fiume Lenne Foce del fiume Lenne ENTRO I LIMITI
TARANTO Taranto Taranto Spiaggia viale del tramonto, altezza civico 5 ENTRO I LIMITI
TARANTO Lizzano Marina di Lizzano Foce del fiume Ostone FORTEMENTE INQUINATO
TARANTO San Pietro in Bevagna Specchiarica Spiaggia di Specchiarica ENTRO I LIMITI
LECCE Castrignano del Capo Felloniche Spiaggie di Felloniche ENTRO I LIMITI
LECCE Gallipoli Porto Gaio Scogliera Porto Gaio ENTRO I LIMITI
LECCE Gallipoli I Foggi Samari Sbocco canale dei Samari INQUINATO
LECCE Porto Cesareo Punta Prosciutto Spiaggia Punta Prosciutto ENTRO I LIMITI
Il Monitoraggio scientifico



Cento tartarughe pronte a nascere


di Angela Mariggiò, Q Provincia Taranto, 4 Luglio 2015 
Un nido di Caretta Caretta è stato trovato in un tratto della spiaggia della Marina di Lizzano


Mamma tartaruga questa volta ha scelto il luogo perfetto per fare il suo nido e con tutta probabilità tra circa sessanta giorni un piccolo esercito di esemplari di Caretta Caretta schiuderà le uova per raggiungere il mare e iniziare una nuova vita. Anche quest’anno il litorale tarantino si rivela il luogo ideale per la deposizione di uova di tartaruga; infatti nella notte tra il 1 ed il 2 luglio un esemplare di questa specie ha fatto il suo nido in un tratto di spiaggia della Marina di Lizzano, nei pressi della Conca del Sole. Il luogo perfetto, si diceva, perché la camera di deposizione si trova a circa venticinque metri dalla battigia di una spiaggia che anche per inclinazione e tipologia, rappresenta il luogo ideale per la creazione di un nido che non sia esposto a pericoli o intemperie. Un po’ come accadde per il nido trovato lo scorso anno a Campomarino, molto vicino alla spiaggia e danneggiato pesantemente dalle mareggiate di quel periodo. Il nido è stato individuato da una bagnante, la signora Anna Maria Saracino, che ha riconosciuto le inconfondibili tracce che dal mare arrivavano al punto in cui è stato trovato il nido e viceversa e la cosiddetta spianata, tutti indizi che lasciavano presagire l’evento. Subito è stata allertata la Capitaneria di porto di Taranto, che a sua volta ha contattato il Wwf Policoro, referente in un tratto di litorale che include la Basilicata e parte dell’arco jonico di Puglia e Calabria, del progetto nazionale “Tartarughe marine”, che vede coinvolti Ministero dell’Ambiente, Wwf Nazionale, Università “La Sapienza” di Roma, e la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, per ciò che riguarda il recupero di animali spiaggiati e il monitoraggio dei siti di nidificazione ai sensi del dpr 357/97. Sul posto sono arrivati il signor Antonio Colucci, responsabile gruppo di lavoro del progetto “Tartarughe marine”, la dottoressa Erika Ottone, veterinario responsabile delle attività sanitarie del progetto e la Capitaneria di Porto. Dopo aver verificato l’effettiva presenza del nido, acquisendo le coordinate Gps e portando a termine le operazioni di triangolazione, si è proceduto anche con l’ausilio di operai comunali, con il supporto della protezione Civile di Lizzano, del sindaco Dario Macripò e dei vice Giovanni Bottazzo, nonché della Polizia Municipale, con la messa in sicurezza, installando una recinzione di quattro metri per quattro e relativa copertura. «Molto probabilmente le uova deposte saranno un centinaio – ci ha detto il signor Antonio Colucci – ma solo dopo la schiusa potremo avere certezza della effettiva quantità e verificare il numero di quelle che effettivamente sono arrivate alla schiusa. Noi terremo il nido sotto monitoraggio ovviamente, anche se soprattutto nel mese di agosto dovremo intensificare i controlli, anche grazie alla collaborazione del Comune di Lizzano, della protezione Civile, della Polizia Municipale, della Capitaneria di Porto e del Wwf Taranto».

Adesso iniziano i circa sessanta giorni di attesa, tanto dovrebbe durare il periodo di incubazione, anche se non si esclude che già dalla seconda metà di agosto, qualcosa potrebbe muoversi; molto dipende dalle condizioni del tempo e dalle temperature. Poi, quando sarà il momento, bisognerà predisporre il tutto per agevolare la schiusa e favorire il percorso che le piccole tartarughine dovranno affrontare per arrivare fino al mare e prendere finalmente il largo. Con la possibilità, nemmeno tanto remota, che lo stesso esemplare che ha fatto il nido a Marina di Lizzano, possa nell’arco di poco più di dieci giorni e nel raggio massimo di trenta chilometri, deporre altre uova, secondo quanto riportato dalla letteratura specifica in materia. Diventa adesso fondamentale monitorare in maniera attenta la zona, nella speranza di ricevere la collaborazione di bagnanti attenti come la signora Saracino, che ha permesso l’intervento tempestivo per la messa in sicurezza del nido. A tal proposito ricordiamo che il Wwf Taranto porta avanti un progetto di monitoraggio delle coste sul territorio di Maruggio in collaborazione con l’amministrazione comunale e il circolo locale di Legambiente.

Associazione di Volontariato ATTIVA LIZZANO Onlus
Via Canova 9, 74020 Lizzano (TA)
Cod. Fisc.: 90195920732
Iscritta Nel Registro Regionale Delle Organizzazioni Di Volontariato al N° 1574 con Provvedimento N° 907 del 03/08/2012


AL PREFETTO DI TARANTO
Dott. Comm. UMBERTO GUIDATO
                                                                          
AL PRESIDENTE REGIONE PUGLIA
Dott. MICHELE EMILIANO

AL DIRETTORE AREA AMBIENTE REGIONE PUGLIA
Dott. ANTONELLO ANTONICELLI

AL PRESIDENTE PROVINCIA DI TARANTO

ALL’ASSESSORE AMBIENTE PROVINCIA DI TARANTO

AL SINDACO DEL COMUNE DI TARANTO
Dott. IPPAZIO STEFANO

AL SINDACO DEL COMUNE DI LIZZANO
Avv. DARIO MACRIPO’

AL SINDACO DEL COMUNE DI FRAGAGNANO
Sig. LINO ANDRISANO



AL SINDACO DEL COMUNE DI FAGGIANO
Sig. ANTONIO CARDEA

AL SINDACO DEL COMUNE DI MONTEPARANO
Sig. COSIMO BIRARDI

AL SINDACO DEL COMUN E DI ROCCAFORZATA
Avv. MARIA GIOVANNA IACCA


LETTERA APERTA

L’A.I.A., rilasciata dalla Regione Puglia con Determina n. 384 del 19/06/2008, agli impianti di discarica per rifiuti speciali non pericolosi del gestore VERGINE SRL, localizzata nel territorio di Lizzano (TA), è stata revocata  dalla Provincia di Taranto con determina del Dirigente N° 440 del 01/04/2015 per l’assenza totale di garanzie finanziarie.
La vicenda nasce dal susseguirsi   di competenze tra TAR di Lecce, Consiglio di Stato, Ministero dell’Ambiente e Regione Puglia sull’emanazione delle regole per definire l’entità delle garanzie che la Ditta Vergine SRL avrebbe dovuto depositare per i due impianti per rifiuti speciali: Mennole e Palombara, la prima in post chiusura e la seconda in esercizio, anche se dal febbraio 2014, quest’ultima, è sottoposta a sequestro giudiziario.  Alla fine di questo lungo rimbalzarsi di competenze, il Ministero dell’Ambiente ha conferito alla Regione Puglia, in via provvisoria, l’autorità per definire i modi e l’entità delle garanzie a fronte di eventuali danni che l’impianto di discarica per rifiuti speciali non pericolosi avrebbe potuto creare all’ ambiente e alla salute pubblica. E’ a questo punto che la Provincia di Taranto, a fronte di diverse diffide inoltrate al gestore della discarica Vergine, non avendo ottenuto alcuna garanzia, procede alla revoca dell’AIA che ricordiamo dovrebbe scadere naturalmente a settembre del 2016. La cifra richiesta come garanzia si aggirerebbe intorno ai 45.000.000 di euro.
AttivaLizzano si chiede: a questo punto, chi dovrebbe far fronte ad eventuali danni ambientali e/o alla salute pubblica che la discarica Vergine srl potrebbe causare alle popolazioni circostanti, che ricordiamo, distano da essa meno di due chilometri? Eventuali costituzioni di parte civile per risarcimento danni chi dovrà rimborsarli?
La gestione di post chiusura deve durare per non meno di 30 anni dalla chiusura dell’impianto. In tutto questo periodo gli impianti devono essere regolarmente manutenuti, controllati e vigilati. Siamo sicuri che il gestore degli impianti si faccia carico di questi oneri considerato che da oltre un anno la discarica Palombara è sottoposta a sequestro giudiziario (e che non percepisce introiti)? Infatti ci risulta che da qualche mese sia la discarica Mennole (in post produzione) che la discarica Palombara (in esercizio ma sotto sequestro) siano in stato di abbandono totale. Lo stato in cui si trovano le due discariche può ritenersi coerente con il ritorno dei miasmi che spesso invadono il paese da un po’ di mesi a questa parte.  L’Associazione AttivaLizzano chiede  agli enti che hanno rilasciato negli anni scorsi le relative AIA: prima alla discarica Mennole, ora in post chiusura,  e successivamente alla discarica Palombara, di non limitarsi solamente ad aver revocato  la relativa autorizzazione  all’esercizio degli impianti di discarica ma di esercitare uno stretto controllo affinché l’ambiente e le popolazioni circostanti la discarica non subiscano danni di nessun genere e che i risultati dei vari controlli vengano resi pubblici.
E’ importante far presente che la zona (circostante) su cui insistono le due discariche è interessata a ricevere rifiuti da oltre quaranta anni e che prima che entrassero in vigore le norme che regolano la costruzione e la condotta di una discarica, si scaricavano rifiuti di ogni genere sul fondo delle cave dismesse e sulla nuda terra: rifiuti urbani, pericolosi (si temono anche rifiuti radioattivi) e non pericolosi.  Riteniamo che sia assolutamente prioritario (di vitale importanza) che in  tutta la zona vengano effettuati dei carotaggi , che le acque di falda vengano analizzate (con continuità), che venga monitorata in continuo l'aria, che si proceda alla bonifica dei luoghi  (avvelenati) e che venga monitorato lo stato di salute delle popolazioni circostanti le discariche, infatti,  si evidenzia una prevalenza delle malattie sempre superiore ai riferimenti scientifici internazionali,  confermando la problematicità della situazione lizzanese. Tale dato si riscontra anche in malattie rare dovute a gravi alterazioni congenite la cui prevalenza risulta particolarmente preoccupante.

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO

                                                                                  AttivaLizzano

8 luglio 2015

Manovre salva-vita a tutela dell’infanzia


del Q Provincia Taranto, 6 Luglio 2015 
Giornate di formazione per il progetto “Genitori non si nasce”

Quattro giornate di formazione fra giugno e luglio, a Lizzano, sulle manovre salva-vita, accolte con grande entusiasmo e interesse da parte della comunità locale. Si sono svolte nella sede del progetto “Genitori non si nasce”, ideato e coordinato dalla dottoressa Paola Pagano, psicologa e dottore di ricerca in psicologia clinica. Il progetto è promosso da due realtà locali: l’associazione di volontariato AttivaLizzano Onlus e l’associazione di promozione sociale Prospettive di Sviluppo, entrambe con sede a Lizzano. Il progetto è vincitore del bando “PugliaCapitaleSociale. Cittadini attivi, comunità solidali”, emanato dall’assessorato al Welfare della Regione Puglia. L’associazione AttivaLizzano, costituita nel 2010, opera nella tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente, ha realizzato molteplici iniziative di sensibilizzazione e di promozione della cittadinanza attiva per dare una risposta ai problemi ambientali, a cominciare dalla esalazioni della vicina discarica per rifiuti speciali. L’associazione Prospettive di Sviluppo è attiva in ambito psico-sociale ed è nata nel 2009 vincendo il concorso “Principi Attivi – Giovani Idee per una Puglia Migliore”, dell’assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Puglia. L'esperienza realizzata è stata pubblicata nel libro “I giovani e il futuro. Un’analisi delle culture giovanili tarantine” di Paola Pagano. Il progetto “Genitori non si nasce” è stato avviato a dicembre 2014 per offrire servizi rivolti alle coppie con un figlio nato da poco o in attesa, promuovendo attività orientate allo sviluppo di pratiche di accudimento per la crescita dei bambini. Tra i servizi proposti vi è il “Percorso di formazione e riflessione”, condotto da professionisti ed esperti (psicologi, pediatri, odontoiatri, avvocati, podologi, nutrizionisti, ambientalisti) del territorio. Il percorso ha promosso l’integrazione tra sapere scientifico, conoscenze ambientaliste e patrimonio del contesto sociale in cui i genitori vivono, per migliorare la relazione tra genitori e figli. All'interno di questo percorso, sono state organizzate le quattro serate di formazione sulla manovra salva-vita. L’intento è stato di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione del rischio di inalazione di un corpo estraneo nel bambino e diffondere la conoscenza delle manovre d’emergenza. Sempre più spesso avvengono incidenti tra le mura domestiche o a scuola, che, se non prontamente trattati, degenerano, in brevissimo tempo, in arresto respiratorio al quale segue quello cardiaco. I bambini sono maggiormente esposti al rischio di inalazione per via dell’incompleta maturità della sincronizzazione dei riflessi di coordinazione neuromuscolare delle differenti funzioni delle vie aeree. L’inalazione accidentale di un corpo estraneo nel bambino è spesso conseguenza dell’azione simultanea del parlare o del ridere, mentre mangia o gioca. Il corso si è rivelato immediatamente utile, al di là di ogni immaginazione degli organizzatori. Infatti una partecipante alla terza giornata del corso, la dott.ssa Grazia Arcadio, all'indomani della formazione, si è trovata ad intervenire, presso un asilo nido di Grottaglie, per salvare la vita a un bambino di tredici mesi che stava soffocando. La tempestiva applicazione di tutto ciò che aveva appena appreso, le ha permesso di far espellere il corpo estraneo e, quindi, di evitare il peggio, con somma gioia di tutti i presenti.


1 luglio 2015

Ecomafie, un business da 22 miliardi

di AMDuemila, 30 Giugno 2015
Il rapporto di Legambiente: aumenta corruzione, più illegalità rifiuti e cemento

Il giro di affari delle Ecomafie non sembra conoscere ostacoli: nel 2014 cresce ancora e raggiunge i 22 miliardi di euro, con un incremento di 7 miliardi rispetto all'anno precedente. I reati accertati, nello stesso anno, sono stati 29.293, pari a 80 al giorno, quasi 4 ogni ora, con un aumento delle infrazioni nel settore dei rifiuti (più 26%) e del cemento (più 4,3%) perlopiù "alimentate dalla corruzione". Sono i dati sulle illegalità ambientali forniti dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente, realizzato grazie al contributo delle forze dell'ordine, tra cui Carabinieri, Forestale, Guardia di finanza, Polizia di Stato, Capitanerie di porto, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Polizie provinciali, Direzione Investigativa Antimafia e Direzione nazionale antimafia.
Prima in classifica è la regione Puglia, mentre al centro Italia è il Lazio a battere i record. La Liguria è la prima del nord mentre la Lombardia è in cima per le indagini sulla corruzione. Più della metà (14.736) del totale delle infrazioni è stato registrato nelle ''quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Puglia, Sicilia, Campania e Calabria’’. Si parla di 12.732 denunce, 71 arresti, 5.127 sequestri.

"Il settore più redditizio per le organizzazioni criminali è stato quello agroalimentare'', si legge nel rapporto, per un giro d'affari di 4,3 miliardi (l'anno prima era sui 500 milioni) mentre il racket degli animali colleziona 7.846 reati. Il documento mette in evidenza il calo dei reati in Campania (meno 21%) e un aumento degli illeciti in Puglia (15,4% dei reati accertati, pari a 4.499, 4.159 denunce e 5 arresti). Le inchieste sul traffico organizzato di rifiuti arrivano a 35 nel 2014 (285 dal 2002). In generale, le infrazioni nei rifiuti superano le 7 mila, quasi 20 al giorno. Aumentano anche gli illeciti nel ciclo del cemento: 5.750 reati realizzati soprattutto in Campania e poi in Calabria, Puglia e Lazio. Cala il numero di incendi ma aumenta la superficie boschiva finita in fumo (dai 4,7 mila ettari del 2013 ai 22,4 del 2014). Nel 2014 sono stati 852 i furti d'opere d'arte accertati dalle forze dell'ordine.
Legambiente traccia anche un identikit dei professionisti dell'ecomafia: si va dal trafficante dei rifiuti ai trasportatori e agli industriali fino agli intermediari con le istituzioni o ad alcune ''figure chiave'' tipo ''il politico locale'' e ''il funzionario pubblico''. ''Vogliamo ribadire che la buona politica e un sistema di controlli efficace - è la conclusione del presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - sono il miglior antidoto per debellare le ecomafie, ecco perché auspichiamo che nei prossimi mesi sia varata la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali, ancora ferma in Parlamento, e si metta mano alla Legge Obiettivo e alla nuova regolamentazione degli appalti'’.
Per Raffele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione “gli appalti pubblici nel settore dell'ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata''. E i dati confermano: ''sono ben 233 le inchieste ecocriminali in cui la corruzione ha svolto un ruolo cruciale, concluse con l'arresto di 2.529 persone e la denuncia di 2.016, grazie al contributo di 64 procure di 18 regioni. La Lombardia è la prima regione dove il fenomeno corruttivo si è maggiormente diffuso con 31 indagini, seguita subito dopo dalla Sicilia con 28 inchieste, la Campania con 27, il Lazio con 26 e la Calabria con 22''. Secondo Legambiente si tratta di un ''fenomeno nazionale'' che va ''dal Mose di Venezia ad alcuni cantieri dell'Alta velocità, dai Grandi eventi alle ricostruzioni post terremoto, dalla gestione dei rifiuti all'enogastronomia e alle rinnovabili''.


30 giugno 2015

Legambiente: Puglia «regina» per smaltimento illecito dei rifiuti

del La Gazzetta del Mezzogiorno.it, 30 Giugno 2015


BARI – Il giro di affari delle Ecomafie non si ferma: nel 2014 cresce ancora e raggiunge i 22 mld di euro, con un incremento di 7 mld rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno i reati accertati sono stati 29.293, cioè un ritmo di 80 al giorno, quasi 4 ogni ora, con un aumento delle infrazioni nel settore dei rifiuti (più 26%) e del cemento (più 4,3%) perlopiù "alimentate dalla corruzione". Questa la fotografia sull'illegalità ambientale scattata dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente e presentato oggi a Bari.

La Puglia è in testa alla classifica regionale degli illeciti. Il Lazio è la prima regione del centro Italia, la Liguria la prima del nord mentre la Lombardia è al top per le indagini sulla corruzione. Più della metà (14.736) del totale delle infrazioni si è registrato nelle «quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Puglia, Sicilia, Campania e Calabria»: 12.732 denunce, 71 arresti, 5.127 sequestri. Spiccano i numeri dell’agroalimentare: fattura 4,3 miliardi per 7.985 illeciti; il racket degli animali colleziona 7.846 reati.

SCHIZZANO I CASI DI SMALTIMENTO ILLEGALE DI RIFIUTI
Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia sale al primo posto ed è la regione con il più alto numero di infrazioni accertate, ben 2.081, quasi il 29% di quanto registrato nelle 20 regioni, un numero 4 volte più grande rispetto all’anno scorso (quando si attestavano a quota 469). Record anche per persone denunciate, 2.020, e sequestri effettuati, 1.744. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentra nelle province di Bari, 1.641, e Foggia, 184. In Puglia, dal 2002 ad oggi (24 giugno 2015), ci sono state ben 48 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 16,8% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. Inchieste che hanno visto 153 persone arrestate, 222 persone denunciate e 60 aziende coinvolte.


Venendo alle inchieste più importanti, nel 2014 è stata la D.D.A. di Bari a coordinare una maxi operazione contro un traffico organizzato di rifiuti, denominata “Black Land”, eseguita dal NOE di Bari del Comando Carabinieri, dalla DIA di Bari e dal Comando Provinciale Carabinieri di Foggia. L’inchiesta si è concentrata soprattutto nell’area foggiana e ha permesso di sgominare un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito di rifiuti su scala nazionale, portando all’arresto di 14 persone, fra cui imprenditori del foggiano e del napoletano. Migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati, provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio, ubicati in Campania, nelle province di Salerno, Caserta e Avellino, venivano smaltiti illecitamente in Puglia, in un enorme voragine ricavata in un terreno agricolo di Ordona, nel foggiano. Particolare attenzione da parte del NOE di Lecce, nell’anno 2014, è stata riposta sul fenomeno dei tombamenti abusivi di rifiuti su tutto il territorio salentino e anche in provincia di Taranto. Numerose le indagini del Corpo Forestale dello Stato che hanno permesso di portare alla luce ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, tombati in diverse località: in una ex cava sita a “Grottelline” in agro di Spinazzola (Ba), nel Torrente Picone, in agro di Sannicandro di Bari, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, e in località Santa Fara nel Comune di Bari, dove è stato trovato anche amianto frantumato. L’operazione “Pozzo senza fondo” del Corpo Forestale dello Stato, nell’ambito di una indagine condotta dalla D.D.A. di Bari, ha portato al sequestro di un maxi frantoio del barese che smaltiva direttamente in falda le acque di vegetazione derivanti dalla lavorazione delle olive, in violazione delle normative ambientali di settore. Invece sono state quasi 1.800 le infrazioni accertate e 37 le discariche sequestrate dalla Guardia di Finanza nell’ambito della tutela ambientale sul territorio pugliese.

«Nel Rapporto Ecomafia 2015 la Puglia conquista la vetta della poco edificante classifica delle illegalità ambientali in Italia, primato raggiunto scalzando quello storico della Campania - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - Nella nostra regione, infatti, le forze dell’ordine hanno riscontrato ben 4.499 infrazioni, il 15,4% di quanto accertato su tutto il territorio nazionale, denunciato 4.159 persone ed effettuato 2.469 sequestri. In linea col dato regionale, la provincia di Bari risulta essere la più colpita d’Italia per numero complessivo di infrazioni, 2.519, così come non sfigura nemmeno quella foggiana con 802 infrazioni. A questo si aggiunge un altro primato, quello nel ciclo illegale dei rifiuti con ben 2.081 infrazioni accertate, mentre l’abusivismo edilizio e i reati contro la fauna non accennano a diminuire. Una scalata ai vertici da parte della Puglia che si spiega con il capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine (in particolare Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri), coordinate operativamente da diversi anni grazie a un Accordo Quadro promosso e finanziato dalla Regione e che si avvale delle competenze scientifiche di Cnr e Arpa Puglia. Un lavoro di squadra che sta dando i suoi risultati (dal 2007 ad oggi sono state ben 3.154 le discariche sequestrate), dimostrando il valore di una buona pratica di sinergia nel contrasto ai crimini ambientali, reso peraltro necessario dal livello di aggressione, che si potrebbe estendere a livello nazionale».