15 febbraio 2017

Discarica, torna la paura «Subito altri accertamenti»

di Lucia J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 14 Febbraio 2017

Preoccupazione alle stelle dopo i sigilli al pozzo contaminato

Il sequestro preventivo di un pozzo artesiano in località “Palombara”, dovuto al rinvenimento
di sostanze oleose a 60 metri di profondità, tiene tutti con il fiato sospeso. Da anni, quell’area, sia in superficie che nel sottosuolo, rappresenta l’incubo peggiore di molti. In primis dei lizzanesi che, tante volte, hanno protestato contro la discarica, vittime dei cattivi odori e prigionieri, a detta di molti, nelle loro stesse abitazioni. Intanto, in attesa di risultati scientifici, l’accaduto fa discutere e preoccupa non poco. «Tempo fa – chiarisce il sindaco di Lizzano, Dario Macripò – e nello specifico, durante l’ultimo tavolo tecnico in Regione sul tema, avevo offerto due pozzi, uno pubblico e l’altro privato, con lo scopo che fossero monitorate le acque. Purtroppo, quella mia richiesta è rimasta ignorata. Oggi, ribadisco nuovamente la nostra disponibilità, anzi sollecito con forza, che vengano effettuali dei prelievi». Il sindaco appare seriamente preoccupato. «Non abbiamo ancora dati ufficiali, né notizie certe che vi sia una connessione tra l’inquinamento di quel pozzo sequestrato e la discarica. Abbiamo però ragione di credere che così possa essere. Il rischio che si corre è altissimo. Temiamo che non sia contaminata solo la zona in questione, ma l’intera falda acquifera del nostro territorio. E’ urgente svolgere delle analisi appropriate». Naturalmente, il problema ambientale resta comunque a monte. «Si, è chiaro che è inutile riparare una gomma, se poi la strada è piena di chiodi. Voglio dire che è indispensabile procedere, in tempi rapidissimi, alla bonifica di quella discarica. Non possiamo tollerare ulteriori scuse e ritardi». Anche il presidente di AttivaLizzano, Angelo Del Vecchio, si mostra turbato. «Purtroppo, è accaduto quello che temevamo e che abbiamo denunciato all’inizio del mese di gennaio. Il rischio che sostanze molto dannose per la salute si possano immettere nella catena alimentare esiste. In quella zona, sono praticate diverse attività agricole e di pastorizia. Ma c’è di più. Lizzano è situata lungo la direttrice della falda acquifera ed un terzo della popolazione, me compreso, utilizza l’acqua della falda». La richiesta di un intervento immediato giunge anche da AttivaLizzano quindi. «Mi rivolgo al sindaco Macripò, al quale ho anche inviato una lettera ieri. Intendiamo conoscere quali misure si stanno adoperando per scongiurare il problema. Sollecito il sindaco anche, ad effettuare analisi in maniera autonoma, anziché attendere che lo faccia l’Arpa o altri. La situazione è critica, anche noi come associazione stiamo facendo effettuare delle verifiche di un pozzo». La preoccupazione appare comunque politicamente trasversale. Antonio Clemente Cavallo, capogruppo consiliare de “Il Giglio-Insieme per Lizzano” pretende chiarimenti. «A distanza di tre anni dal sequestro della discarica “Vergine”, senza alcun intervento di bonifica, non bisogna meravigliarsi se si scopre che pozzi della zona contengono sostanze oleose, presumibilmente assimilabili a percolato. Mi chiedo dove sono state le istituzioni politiche nel frattempo? Il sindaco riferisca in consiglio». Anche per il Movimento Cinque Stelle di Lizzano, il timore che i danni siano più ampi del previsto appare fondato. Il problema ambientale, in località Palombara, come è noto, non coinvolge solo Lizzano, ma anche diversi comuni limitrofi. A San Marzano, il consigliere comunale Francesco Leo, chiede “urgentemente al sindaco Giuseppe Tarantino di intercedere presso le autorità competenti e pretendere le medesime analisi nelle acque dei pozzi che ricadono nei pressi della discarica”.«“L’inquinamento della falda, se confermato – sottolinea Leo - rappresenterebbe un disastro ambientale immane. Ed essendo difficile capire la sua estensione risulterebbe anche difficile risalire alla reale portata del disastro e del territorio interessato. Dobbiamo dare assoluta priorità a questa problematica, lo dobbiamo a noi e ai nostri figli. Chiedo un consiglio comunale monotematico».

«Vergine», il giallo delle analisi

di Mimmo Mazza, Gazzetta del Mezzogiorno, 13 Febbraio 2017

Ancora non noti gli esiti della campagna di monitoraggio compiuta da Arpa a gennaio

Il sequestro preventivo di un pozzo artesiano ubicato in contrada «Palombara», nell’isola amministrativa del Comune di Taranto, a pochi chilometri dai centri abitati di Lizzano, Fragagnano e Monteparano, proietta un’ombra pesante sulla discarica Vergine. L’impianto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è stato sequestrato dalla Magistratura nel febbraio del 2014 e praticamente da allora versa in stato di completo abbandono, privo anche della minima attività di manutenzione. La società Vergine srl che aveva rilevato la gestione della società Vergine spa, è in liquidazione; le fideiussioni consegnate alla Provincia a garanzia delle attività di gestione e - soprattutto - post gestione sono scadute (una vicenda denunciata dalla «Gazzetta» il 4 ottobre del 2015) e l’ordinanza firmata dal Comune di Taranto alla fine del 2015 con la quale si imponeva a gestori e proprietari di provvedere immediatamente alla rimozione del percolato (per una somma di circa mezzo milione di euro) è rimasta senza effetti pratici. La Provincia, dopo aver avviato la procedura di revoca dell’Aia per assenza di fideiussioni, il 15 dicembre scorso, all’esito delle analisi eseguite dall’Arpa nel maggio 2016, ha individuato nel gestore Vergine srl in liquidazione il responsabile di superamento delle soglie di contaminazione delle acque di falda della discarica Vergine in contrada Palombara, facendo partire il procedimento amministrativo finalizzato alla emissione dell’ordinanza di diffida a provvedere all’im - mediata bonifica. Un mese fa, però, Arpa Puglia su incarico della Provincia ha compiuto una nuova campagna di monitoraggio della falda acquifera di località Palombara, campagna che ha interessato anche altri pozzi in aggiunta a quelli spia della discarica. E tra questi pozzi, c’è il pozzo artesiano sequestrato dai Carabinieri del Noe di Lecce l’altro giorno in quanto all’interno i tecnici dell’Arpa hanno rinvenuto sostanze oleose. Si tratta di sostanze arrivate nel pozzo, ubicato poco distante dall’im - pianto e di proprietà di un cittadino all’ignaro di tutto, tramite la discarica oppure si tratta di un episodio, per quanto inquietante, che nulla ha a che vedere con l’assenza di manutenzione e con le modalità di gestione della Vergine? Alla domanda probabilmente risponderanno i Carabinieri del Noe. D’altronde la zona della discarica Vergine è in tutti i sensi abbandonata a sé stessa e davvero nulla si può escludere, nemmeno che ci sia chi approfitta della situazione per compiere sversamenti illegali, praticamente certo della impunità. Anche alla luce dell’ultimo sequestro compiuto dal Noe, sequestro che inevitabilmente ha creato allarme nei residenti nei paesi vicini alla discarica Vergine, è fondamentale che gli esiti della nuova campagna di monitoraggio compiuta da Arpa Puglia sino resi noti alle autorità competenti e pubblici quanto prima. Il nodo della Vergine va sciolto, sono passati ormai 3 anni dal sequestro ed è evidente a tutti che un impianto di quelle dimensioni, attivo complessivamente per oltre 20 anni se si considerano i vari lotti, non può restare in quelle condizioni. Il fascicolo riguardante il sequestro del pozzo artesiano è stato trasmesso dai Carabinieri del Noe al pm Lanfranco Marazia, lo stesso magistrato che assieme al collega Alessio Coccioli, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei 5 imputati coinvolti nell’inchiesta sulle emissioni odorigene della discarica Vergine. Il 6 marzo inizierà il processo a carico di Paolo Ciervo, Mario Petrelli, Pasquale Moretti e delle società Vergine spa e Vergine srl. I reati contestati sono gestione illecita di rifiuti, getto pericoloso di cose e violazioni al testo unico sull’ambiente.


2 febbraio 2017

«Discarica Vergine, Tamburrano spieghi che fine ha fatto l’ordinanza»

di Lucia J. Iaia, Q Provincia Taranto, 30 Gennaio 2016

AttivaLizzano sollecita l’intervento del presidente della Provincia «Tutto fermo mentre la situazione degenera e il percolato dilaga»

«Tutto è fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua a dilagare in un territorio che ha intorno coltivazioni, di grano, viti e ortaggi e aree dedicate alla pastorizia». Sono dure le parole di AttivaLizzano che scrive al presidente della Provincia, Tamburrano, sollecitando un immediato intervento. La necessità di una bonifica nella discarica in località Palombara, appare sempre più urgente. Eppure, prima di Natale, qualcosa sembrava essersi mosso nella direzione giusta. «Il 14 dicembre 2016, Tamburrano ha comunicato la conclusione del procedimento avviato per l’individuazione del responsabile del superamento della soglia di contaminazione delle acque sotterranee in località Palombara ed il contestuale avvio del procedimento finalizzato all'emissione dell’ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai gestori e ai proprietari delle aree della discarica, di mettere in sicurezza il sito». Poi però, è calato il silenzio, più volte denunciato dagli ambientalisti. «Questo atto amministrativo è indispensabile per avviare l’iter dell’intervento, da parte della Regione, per la messa in sicurezza, la bonifica e la chiusura definitiva della discarica, nel momento in cui i soggetti ai quali è rivolta l’ordinanza, non vi diano esecuzione. È passato più di un mese, questa ordinanza non è stata ancora emessa, cosa aspetta, signor presidente? Le ricordiamo che, in più di un’occasione ha messo in evidenza la sua solerzia nella produzione di atti e non chiacchiere». La storia di questa discarica è nota a tutti ma AttivaLizzano ne ripercorre gli ultimi atti, proprio per evidenziare la gravità della situazione. «Dal 10 febbraio 2014, data del sequestro, ad opera della magistratura, della discarica Vergine, nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia, per impedire l’ esplosione della bomba ecologica costituita dall’enorme quantità di percolato che, da tre anni, si riversa sul terreno intorno alla discarica, penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all’ambiente potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle analisi dell’acqua prelevate dai pozzi spia all’interno della discarica, effettuate dall’Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda». Eppure, la Provincia sembrava aver assunto una posizione netta. «Già nel consiglio provinciale del 17 dicembre 2015, per stessa ammissione di Tamburrano, come risulta dagli atti, si affermava l’esistenza di uno stato di emergenza che rendeva improrogabile la bonifica del sito, resa più urgente dal fatto che la magistratura aveva già appurato l’illecita gestione della discarica nella quale erano stati conferiti rifiuti non inertizzati, mancando completamente l’impianto di inertizzazione e perciò pericolosi. Avendo inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell’Aia alla società Lutum. Questa, in cambio, si assumeva l’onere della bonifica e della messa a norma della discarica, continuando l’attività di gestione della discarica. Attivalizzano, opponendosi all’ulteriore conferimento di rifiuti in un territorio che da oltre quarant’anni viene sventrato e poi ricolmato di rifiuti, senza che mai siano state bonificate le aree delle vecchie discariche, impedì questa manovra», precisa il presidente dell’associazione. Dunque, il problema persiste e preoccupa. «Da allora - puntualizza AttivaLizzano - nulla è stato fatto. La situazione indicata come altamente pericolosa, è ora diventata disastrosa, ma nulla si muove. Di tanto in tanto, vengono istituiti tavoli tecnici all’assessorato all’ambiente della Regione, durante i quali si dispongono rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi, i rappresentanti delle istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro comparsa perchè il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa».

1 febbraio 2017

“La discarica Vergine va messo in sicurezza"

di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 Gennaio 2017

AttivaLizzano fa la voce grossa per i continui ritardi circa la bonifica della discarica Vergine.
Il presidente Angelo Del Vecchio esorta il presidente della Provincia Tamburrano ad emettere l'ordinanza con la quale dovrebbe imporre ai proprietari e ai gestori delle aree della discarica ( è stata sequestrata) di mettere in sicurezza il sito, visto che è passato più di un mese dalla conclusione del procedimento.
"Nessuna azione è stata compiuta dalla Provincia per impedire l'esplosione della bomba ecologica costituita dall'enorme quantità di percolato che da tre anni si riserva sul terreno intorno alla discarica (coltivazioni di grano, viti, ortaggi e aree dedicate alla pastorizia) penetrando probabilmente fino alla falda profonda. Il danno all'ambiente -afferma Del Vecchio- potrebbe essere già gravissimo se, come risulta dalle analisi dell'acqua prelevate dai pozzi spia all'interno della discarica, effettuate dall'Arpa, i veleni rinvenuti si sono riversati nella falda".

Del Vecchio precisa che già nel consiglio Provinciale del 17 dicembre 2015 il presidente Tamburrano affermava esistere uno stato di emergenza che rendeva improrogabile la bonifica del sito. Ed ancora: "avendo inspiegabilmente restituito la Provincia tutto il deposito cauzionale a garanzia della bonifica, si affermava, in mancanza di fondi, che la situazione era tanto grave da dover decidere sulla voltura dell'Aja alla società Lutum, che, in cambio, si assumeva l'onere della bonifica e della messa a norma della discarica, continuando l'attività di gestione. Di tanto in tanto -conclude -vengono istituiti tavoli tecnici alla Regione, durante i quali si dispongono rilievi che vengono effettuati a distanza di mesi. I rappresentanti delle istituzioni leggono relazioni che non portano a nulla, i politici fanno la loro comparsa perché il giorno dopo possano essere visibili sulla stampa. Tutto è fermo, escluso il percolato che con le piogge invernali continua dilagare".

27 gennaio 2017

Gestione discarica “Vergine” Scatta il processo a marzo

di Lino Campicelli, Q Provincia di Taranto, 27 Gennaio 2017

Il gup di Lecce ha disposto il giudizio per tre imprenditori e per due società

Scatta il giudizio, davanti al tribunale di Taranto, per la gestione abusiva della discarica “Vergine” e per l’attività svolta per ottenere, secondo l’accusa, un considerevole profitto, senza il rispetto di alcuna prescrizione e, soprattutto, senza il rispetto di quegli interventi finalizzati al pre-trattamento dei rifiuti e alla inertizzazione dei fanghi. A disporre il rinvio a giudizio è stato il gup del tribunale di Lecce dottoressa Antonia Martalò. Ieri è stata formalizzata ed ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Taranto e Legambiente Fragagnano (assistiti dall’avvocato Ludovica Coda) e Legambiente Comitato regionale (assistita dall’avvocato Curci) nei confronti di tutti gli imputati e delle società. Gli organismi hanno chiesto il risarcimento dei danni per complessivi 3 milioni di euro (un milione per ciascuna parte civile). Nella precedente udienza preliminare si erano già costituiti il Comune di Taranto (con l’avvocato Rosaro Orlando), il comune di Lizzano (con l’avvocato Angelo Masini), il comune di Fragagnano e l’associazione AttivaLizzano (con l’avvocato Francesco Nevoli). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Daniela Bongiorno, Raffaele Errico, Gianluca Mongelli e Michele La Forgia. Il processo è stato programmato davanti al tribunale (collegio presieduto dal dottor Michele Petrangelo) a partire dal 6 marzo prossimo. In pratica, la discarica “Vergine”, situata a tre chilometri da Lizzano, sarebbe stata attivata in violazione di tutte le norme che, se osservate, avrebbero preservato l’incolumità dei residenti e di quanti abitano nelle aree limitrofe alla discarica. Nel corso del dibattimento dovranno difendersi dalle accuse Pasquale Moretti, Paolo Ciervo e Mario Petrelli, rispettivamente responsabile dell’impianto complesso di discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara, e rappresentanti legali di “Vergine Spa” e “Vergine Srl”. Insieme con le tre persone fisiche sotto processo figurano le due società per illecito amministrativo.La richiesta di processo formulata dalla distrettuale antimafia (pm Alessio Coccioli e Lanfranco Marazia) aveva costituito lo snodo delle indagini mirate svolte dai carabinieri del Noe sulla gestione dell’impianto di discarica per rifiuti speciali non pericolosi. Gli accertamenti, che avevano poi portato al sequestro di beni firmato dal gip Simona Panzera, si erano tradotti nelle accuse di aver provocato l’emissione di sostanze odorigene, quali il solfuro di idrogeno e biogas, derivanti dai processi di gestione e post-gestione delle vasche di raccolta e di trattamento dei rifiuti, che avevano procurato molestia olfattiva e disturbi di vario genere alle persone ed in particolare alla popolazione residente nel vicino centro abitato di Lizzano, situato a 3,5 chilometri dall’impianto. Agli allora custodi giudiziali della discarica è contestato anche di aver realizzato e gestito sul sito sequestrato una discarica non autorizzata di percolato, accumulato in misura prudenziale, in non meno di 5000 tonnellate, all’interno del bacino di abbancamento, omettendo di effettuarne il periodico smaltimento e di aver, in esecuzione di questa condotta, violato i sigilli di sequestro, utilizzando il sito per realizzarvi una discarica non autorizzata di percolato. Nel dettaglio, invece, alle società che si sono succedute nella gestione dell’impianto è contestato l’illecito amministrativo, in quanto, con riferimento all’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006, i fatti sarebbero stati commessi in assenza dei modelli gestionali ed organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quelli per cui si procede (cioè il traffico illecito di rifiuti), nell’interesse o a vantaggio delle stesse società.

"Vogliamo la bonifica del sito"

di Lucia J. Iaia, Q Provincia di Taranto, 6 Gennaio 2017 

Parte un altro esposto in procura

Con un esposto presentato nei primi giorni dell'anno, AttivaLizzano riaccende i riflettori sulla discarica Vergine, ancora al centro della massima attenzione.  Da tempo, l'associazione e non solo l'associazione lizzanese, chiede la bonifica del sito ma, allo stato attuale, nonostante i numerosi impegni e le promesse da parte della Regione Puglia, nulla è cambiato.
Intanto però, pare che alcune sostanze altamente inquinanti siano presenti nella zona. "Purtroppo -dicono gli attivisti -ancora una volta la popolazione e ancora una volta AttivaLizzano si sostituisce alla politica".
E spiegano: "Il 3 gennaio scorso abbiamo depositato un esposto. L'Arpa Taranto ha rilevato, dalle analisi delle acque prelevate a maggio scorso, nei pozzi spia interni alla discarica per rifiuti speciali vergine (località Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, vicino alle abitazioni di Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Rocca Forzata e Faggiano), idrocarburi, ferro e Peb in grosse quantità, tale da far superare il Csc (coefficiente soglia di contaminazione). Il Peb, ricordiamo, e altamente cancerogeno".
Eppure, fanno rilevare gli esponenti dell'associazione, sono state tante le riunioni che si sono susseguiti nel tempo, anche in materia di bonifica.
"A nulla è valso il tavolo tecnico tenutosi presso l'assessorato alla qualità dell'ambiente della Regione Puglia, il 12 dicembre scorso.
L'assessore Santorsola, non ha seguito i preziosi consigli dei rappresentanti dell'Arpa Taranto, presenti al tavolo, di procedere per bloccare le fonti inquinanti della discarica Palombara che, ricordiamo, si trova in totale stato di abbandono fin dal suo sequestro giudiziario avvenuto quasi tre anni fa".
"Santorsola, coerente con il presidente della Provincia di Taranto Tamburrano -critica attiva Lizzano -  ha optato per ripetere le analisi negli stessi pozzi e in altri, non ancora individuati, tralasciando di adottare qualsiasi iniziativa di messa in sicurezza della discarica".
"Pur essendo consapevole che questa decisione lo porterà a conoscere i primi risultati non prima di aprile prossimo e rendendosi responsabile del peggioramento a cui, irrimediabilmente, va incontro tutto il territorio di Lizzano e dei paesi limitrofi".
La preoccupazione di attualizzano e dunque, profondo. "Riteniamo che l'inquinamento delle falde possa creare grossissimi problemi alla comunità Lizzanese e non solo, in quanto la sua posizione geografica la vede sulla direttrice dei principali flussi di scorrimento delle falde provenienti da quelle inquinate a monte. Questo, considerando che buona parte della popolazione di Lizzano, non essendo raggiunta dall'Aqp, usa le acque sotterranee per i vari fabbisogni quotidiani".
"Inoltre, sottolineano ancora gli esponenti di AttivaLizzano, "teniamo ad evidenziare che i pozzi di emungimento che si trovano nelle immediate vicinanze da quelle contaminati vengono utilizzate per le molteplici attività agricole e pastorali esistenti nella zona".
Sulla base di ciò parte la specifica richiesta del movimento. "Chiediamo l'immediata messa in sicurezza e la bonifica delle aree della discarica della zona, comprese quelle dimenticate dagli anni Settanta, nonché il controllo approfondito sulla salute dei cittadini che vivono o lavoro nei territori attorno alle discariche".





AttivaLizzano informa

Il 24 novembre u.s., dinanzi al G.U.P. presso il Tribunale di Lecce, Dr.ssa Antonia MARTALO', si è svolta l’Udienza Preliminare nei confronti di: MORETTI Pasquale, CIERVO Paolo, PETRELLI Mario, VERGINE s.p.a. e VERGINE s.r.l..
Si sono costituiti Parte Civile, con provvedimento di ammissione del Giudice, Dott.ssa Antonia MARTALO': il Comune di Taranto, il Comune di Fragagnano, il Comune di Lizzano e l’Associazione di Volontariato AttivaLizzano patrocinata dall’Avv. Francesco NEVOLI. Assente e non costituitosi il Ministero dell’Ambiente.
La prossima udienza è stata fissata per il 26 gennaio 2017.
Tale primo traguardo è stato raggiunto grazie all’azione di controllo e di denuncia di AttivaLizzano e per il sostegno dato ad essa dalla cittadinanza lizzanese. Un eventuale risarcimento verrà utilizzato esclusivamente per il risanamento dell’ambiente e la salute dei cittadini.

Lizzano, 30/11/2016

                                                                                                                            AttivaLizzano

LE ISTITUZIONI ANCORA ASSENTI SULLA DISCARICA VERGINE

L’ordinanza n. 58 del 13.11.2015 il Sindaco di Taranto ha imposto ai proprietari dei terreni su cui insiste la “discarica Vergine” per rifiuti speciali non pericolosi, l’avvio dei lavori di rimozione e smaltimento del percolato presente all’interno della discarica, nonché la predisposizione di un piano finalizzato ad evitarne il successivo accumulo. Gli stessi proprietari hanno immediatamente impugnato detta ordinanza facendo ricorso al TAR di Lecce. In data 13.01.2016 – un’ordinanza è stata emessa di sospensiva dell’atto impugnato e poi - in data 4.5.2016 - ha ottenuto una sentenza favorevole. Sorge il logico dubbio che molto spesso le ordinanze sindacali, specie se trattano di problemi ambientali, siano facilmente impugnabili fornendo l’alibi agli amministratori. Tale sentenza è stata facilitata grazie al fatto che nessun comune, oltre a quello di Taranto, si è costituito e quindi neanche Lizzano, Fragagnano, Faggiano, Monteparano e Roccaforzata. Specifica inoltre il TAR che tali misure non potevano essere imposte dal Sindaco, essendo di competenza della Provincia, la  quale, a nostro avviso, si è limitata al tentativo di dichiarare le criticità della discarica come “interesse pubblico” con la manifesta intenzione di volturare l’AIA ad altro soggetto. È bene ricordare che fin dal 10/02/2014, data del sequestro preventivo della discarica Vergine, l’impianto di Palombara versa in pessime condizioni per via del percolato che, fuoriuscito dagli argini delle vasche anche a causa delle piogge che si sono susseguite in questi anni, si è riversato sul suolo, aumentando le già insopportabili esalazioni maleodoranti e il rischio di inquinamento per il suolo e le falde acquifere. Addirittura, in alcuni punti delle vasche, si sono verificati degli smottamenti del terreno, mentre l’impianto di Mennole versa in totale stato di abbandono e degrado con grave rischio ambientale. Tutte queste criticità sono state denunciate dalle istituzioni interessate (Noe di Lecce, ARPA, Polizia Provinciale, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, etc.), ma, ad oggi ancora nessuno ha dato inizio alla messa in sicurezza e bonifica dei siti. Per giunta, le fidejussioni della discarica, versate in garanzia di eventuali danni causati all’ambiente, sono state inspiegabilmente restituite dalla Provincia di Taranto alla società “Vergine”. Ad oggi, quindi, siamo in una fase di stallo, anzi di regresso perché la sentenza del TAR di Lecce del 4/5/2016 ha notevolmente ridotto i soggetti che potenzialmente possono risarcire il danno all’ambiente ed ai cittadini. AttivaLizzano imputa il perdurare di questa situazione esclusivamente al Comune ed alla Provincia di Taranto in quanto continuano ad essere totalmente latitanti nei loro doveri di tutori e rappresentanti dei cittadini come prescrive la legge D.Lgs. 152/2006 art. 244 , comma 4, Ad oggi e chissà ancora per quanto tempo le comunità limitrofe delle discariche Vergine e Mennole saranno costrette ad attendere i tempi biblici della giustizia con tutte le conseguenze che ne scaturiranno( inquinamento di falde, insalubrità dell’aria con conseguente aumento di malattie neoplastiche ).  Per discutere delle emergenze, prima menzionate, c’è stato soltanto un incontro il 25/02/2016, presso l’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia, dove, dietro nostre insistenze, siamo riusciti a farci invitare, ma solo come uditori. In quell’occasione erano presenti tutte le Istituzioni, sia territoriali che regionali, tranne l’ARPA. In quell’incontro fu deciso che l’Organo competente avrebbe dovuto accertare un eventuale superamento della CSC (concentrazione soglia contaminazione) al fine di far istituire all’Ente Regionale un apposito fondo per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza. Il 1° luglio scorso, il Dirigente della sezione ciclo rifiuti e bonifica della Regione - Ing. Scannicchio - ha istituito un tavolo tecnico, per poi rinviarlo all’8 luglio scorso, invitando Provincia di Taranto, Comune di Taranto, ARPA e ASL e per conoscenza al P.M. Lanfranco Marazia. Da questo incontro sono state escluse tutte le rappresentanze locali, comprese le associazioni ambientaliste come la nostra. Addirittura la richiesta di partecipazione è stata rigettata ai consiglieri regionali della commissione ambiente che non sono stati ammessi neanche come semplici uditori, in piena violazione del principio di trasparenza. A parere nostro, nulla può essere fatto alle spalle dei cittadini, a maggior ragione della popolazione, vittima della discarica e della puzza e neanche in assenza di chi li rappresenta - Comuni, consiglieri ed associazioni territoriali - anche se si tratta, come asserito dal dirigente, di un tavolo esclusivamente tecnico. Secondo noi, si è trattato di un incontro pressoché privato nel quale si prendono decisioni sulla salute pubblica. Tutto questo ci lascia sgomenti e accresce la sfiducia nelle istituzioni. D'altronde siamo stati lasciati letteralmente privi di ogni sicurezza ambientale e questo territorio è stato reso la pattumiera d’Italia per oltre quaranta anni, anche grazie al concorso delle istituzioni.


Lizzano, 09/07/2016                                                                                                                                                                                                                         Associazione di Volontariato

«Chiusura e bonifica» ricetta per la discarica

di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 15 Marzo 2016

L’associazione AttivaLizzano sul sito “Vergine”

Chiusura e bonifica: Sono le parole magiche che ha sposato sin dal principio AttivaLizzano, l’associazione di volontariato presente sul territorio da diversi anni, sulla discarica posta sotto sequestro e gestita fino a poco tempo fa dalla società Vergine. Questo pomeriggio alle 17.30, presso l’aula consiliare, i volontari di Attiva Lizzano, guidati dal presidente Angelo Del Vecchio, sveleranno attraverso un’approfondita conferenza stampa i motivi imprescindibili del perché la discarica, una delle più grandi d’Europa, dovrà essere necessariamente chiusa a doppia mandata dalle autorità competenti. Un’iniziativa forte, dal grande impatto mediatico quella intrapresa da Attiva Lizzano che non si è mai tirata indietro durante questi anni nel portare avanti la sua battaglia, le sue idee a favore della comunità di Lizzano, a salvaguardia sia dell’ambiente che della salute dei cittadini. AttivaLizzano è convinta che il sito della discarica non potrà assolutamente riaprire. Nell’ultimo summit regionale, ci si era lasciati che si doveva monitorare la realtà ambientale, attraverso le varie misure, della stessa discarica posta sotto sequestro, da dove purtroppo fuoriescono i miasmi derivanti purtroppo dal percolato. Le istituzioni competenti hanno più volte manifestato la difficoltà reale, cioè economica, di bonificare l’area interessata della discarica. Adesso pare che la Provincia voglia procedere alla “voltura”, una procedura che in pratica spalancherebbe in futuro le porte alla riapertura della stessa discarica. Come? Affidando tale compito di bonifica alla subentrante ditta Lutum Srl di Massafra, che assumerebbe il comando delle operazioni al posto della ex società Vergine srl. Bonifica che non escluderebbe affatto la riapertura della medesima discarica. Il che significherebbe nuovamente ripartire da zero, con l’inquina - mento alle stelle per le famiglie diLizzano, già interessate dagli stessi cattivi odori. Ma la grossa novità è che Attiva Lizzano, attraverso il suo legale, nel rovistare tra le “carte”, ha scoperto che qualcosa non va. E quindi che la discarica non può assolutamente più riaprire con la società Lutum, a cui si vorrebbe affidare questo compito. Uno scoop di natura procedurale che impedirebbe alla stesse istituzioni politiche di procedere in questa direzione, pena l’andare incontro, probabilmente, a denunce di particolare gravità giudiziale. Insomma, Attiva Lizzano avrebbe trovato l’antidoto per non far riaprire la discarica.

19 dicembre 2016

«Alla discarica Vergine molto rari i controlli»

di Angelo Occhinegro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 Febbraio 2016

Il duro documento di « Attiva Lizzano » dato alla Regione 

Al recente incontro presso l’assessorato all’Ambiente regionale sulla delicata questione ambientale della discarica Vergine (è posta com’è noto sotto sequestro), ha fatto tanto «rumore» il documento di Attiva Lizzano. Malgrado il presidente dell’associazione di volontariato Angelo Del Vecchio non aveva facoltà di parlare, il documento letto durante l’assemblea dal sindaco di Lizzano Dario Macripò è stato messo a verbale. Colpiscono alcune frasi e considerazioni finali del documento che parte inizialmente dai gravissimi danni procurati dalla vicina discarica Vergine. Attiva Lizzano ha fatto una cronistoria dei rifiuti, dell’ambiente inquinato e degli eventuali danni alla salute dei cittadini di
Lizzano, quando in quel tempo (anni 70) il Comune di Taranto e i comuni della provincia sversavano i rifiuti nelle cave, che venivano riempite di terreno di riporto e piantumati alberi o utilizzati come seminativi; inoltre cominciavano a verificarsi problemi di salute già negli anni novanta (incidenza elevata di leucemie, tumori di altro genere e disturbi alla tiroide). Attiva Lizzano ha fatto presente che in quel periodo mai nessun ente ha provveduto a fare alcun carotaggio. In quel tempo i controlli ambientali erano praticamente assenti. L’Associazione Attiva Lizzano ha rimarcato la propria contrarietà ad una eventuale voltura dell’AIA a nessun altro ente in quanto la discarica Palombara non può e non deve riprendere la sua coltivazione. L’Associazione Attiva Lizzano invita le istituzioni responsabili a farsi carico di ogni onere alla messa in sicurezza della discarica Palombara anche se questa priva di ogni garanzia fideiussoria». L’associazione di volontariato di Lizzano, attraverso il suo presidente Angelo Del Vecchio, si fa portavoce dei disagi e delle preoccupazioni della gente, delle famiglie locali. «La popolazione di Lizzano non è disposta a subire i tanti errori commessi dalle istituzioni in tutti questi anni permettendo una eventuale voltura dell’Aia alla Lutum srl, come paventato nell’ultimo consiglio provinciale di dicembre 2015». Attiva Lizzano ha lanciato una sorta di sfida finale nei confronti delle istituzioni, che non riescono ancora a giungere ad una soluzione concreta. Per il bene soprattutto dei cittadini. «A fronte di queste palesi anomalie ed omissioni, la popolazione di Lizzano è pronta a chiedere un risarcimento danni e farà tutto ciò che è necessario perché i responsabili di questi comportamenti illegali vengano individuati e puniti».