22 febbraio 2013

L'essenziale è invisibile agli occhi

La Vergine contro l’Arpa: usa metodi non riconosciuti 


LIZZANO - La puzza si sente. Su questo non c'è dubbio. Resta, invece, da capire da dove proviene e soprattutto se è nociva.
  
 Stiamo parlando dei cattivi odori che periodicamente invadono la periferia ed il centro urbano di Lizzano.

Nessuno fino ad oggi ha mai chiarito se si tratta di odori che provengono dalla discarica Vergine e soprattutto se in quelle emissioni c’è qualcosa di cui preoccuparsi.

La gente ha legittimamente paura ed ogni qualvolta la puzza torna ad entrare nelle case è allarme.  L’indice il più delle volte è puntato contro la discarica dove l’Arpa di Taranto ha già attivato campionamenti sulle emissioni.

In azione ci sono i cosiddetti “radielli” che intercettano le sostanze odorigene emesse in atmosfera.  Ma finora, stando a notizie ancora ufficiose, nulla è emerso. “E nulla emergerà”. Ne è convinto l’avvocato Luigi Quinto, legale della società Vergine che annuncia la volontà dell’azienda di farsi carico delle spese per attivare controlli accurati finalizzati a fare chiarezza una volta per tutte.
“Le metodiche utilizzate dall’Arpa di Taranto - ci dice l’avvocato - sono approssimative e non scientifiche. Occorrono strumenti più sofisticati e per questo evidentemente più costosi per i quali la società Vergine è disposta a sobbarcarsi le spese, perché stanca delle speculazioni che da anni vanno avanti. Ciò che la società propone è un contraddittorio con tutti, anche con i comitati che si ribellano alla puzza”.

Un monitoraggio, insomma, allargato anche ad Arpa extraregionali e ad esperti internazionali che mettano in chiaro ciò che realmente accade ogni volta che spira il vento di scirocco.


“Gli studi dell’agenzia mondiale della sanità - insiste l’avvocato Quinto - dimostrano che l’acido solfidrico di cui si parla è percepibile dall’uomo se ha una concentrazione che arriva a sette microgrammi. Secondo i nostri dati, invece, la concentrazione sull’impianto è di massimo 3 microgrammi e, quindi, fino in paese, dovrebbe abbassarsi almeno della metà. Siamo convinti che gli odori non dipendano dalla discarica, ma da altri impianti. D’altronde nelle immediate vicinanze del paese esiste anche il depuratore”.

In altre parole la società mette in dubbio la competenza dell’Arpa di Taranto su questo tipo di controlli e soprattutto mette sott’accusa la strumentazione finora utilizzata per monitorare l’aria attorno all’impianto.

“Quella del radiello - insiste Quinto - è una metodica non ufficialmente riconosciuta, ma sperimentale. Poiché può essere anche un problema economico perchè altri metodi sono più onerosi è la società che se ne vuole fare carico”.

tarantosera.info

18 febbraio 2013

Emergenza discariche

Emergenza discariche tarantine, Nicastro: «Intervengano organi di controllo»

“In ordine alle discariche della provincia di Taranto la Regione ha ricevuto dall'amministrazione provinciale ionica la richiesta di riesame delle Autorizzazioni Integrale Ambientali in ragione dei fenomeni odorigeni degli ultimi giorni. Ferma restando l'assoluta disponibilità a prendere in esame le segnalazioni e i rilievi tecnici sulla base dei quali è possibile riaprire i procedimenti autorizzativi mettendosi al riparo da ricorsi e contenziosi, va però detto che, come è facile intuire, questi procedimenti avranno dei tempi che certamente non permettono di tamponare le emergenze riportate dalla stampa”. A dichiararlo è l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro.

 “In ordine alle emergenze credo che l’unico intervento possibile sia quello degli organi di controllo deputati e degli organi di polizia giudiziaria (o amministrativa) che procedano, sulla base di accertate violazioni, anche ad operazioni di sequestro cautelativo, laddove si ritenga. In capo alla Regione – prosegue Nicastro – è il compito di rilasciare le autorizzazioni sulla base dei riscontro. Agli organi di polizia amministrativa e giudiziaria, anche presso gli enti locali, il compito di mettere al riparo la cittadinanza dai rischi rinvenienti da eventuali violazioni di norme penali o amministrative”.

 http://www.inchiostroverde.it

17 febbraio 2013

Taranto / Provincia: rifiuti dalla Calabria, Mancarelli chiede lumi e mette in discussione Aia per le discariche

TARANTO - Sui rifiuti provenienti dalla Calabria e destinati ad Italcave, l’assessore provinciale all’Ambiente Giampiero Mancarelli chiede chiarimenti al Commissario delegato Emergenza rifiuti della Calabria, Vincenzo Speranza


E lo fa con una lettera che per conoscenza ha inviato anche ai sindaci di Taranto e Statte, al Prefetto di Taranto, alla Regione Puglia e all’Arpa. Un missiva garbata ma nella quale, rileva l’esponente della giunta Florido rivolgendosi al Commissario Speranza “l’assoluta carenza di notizie ufficiali circa le determinazioni da voi assunte per il conferimento di rifiuti provenienti dalla Calabria e destinati ad Italcave. Pertanto si ritiene necessario ed urgente, come concordato e deciso con gli uffici della Regione Puglia e con i Sindaci di Taranto e Statte, fornire con cortese sollecitudine comunicazioni ufficiali circa la natura e le qualità dei rifiuti, eventuali trattamenti e quantità dei medesimi considerato il mancato riscontro alle richieste avanzate per le vie brevi nei giorni scorsi dallo scrivente assessorato”. Come dire: attendiamo notizie ufficiali e, soprattutto, con una certa tempestività.

 Questa la lettera al commissario calabrese, intanto l’assessore provinciale all’Ambiente, ha inviato alla Regione Puglia la richiesta di riapertura della procedura AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per le discariche di rifiuti non pericolosi Ecolevante, Vergine e Italcave. Mancarelli chiede che si intervenga con “celerità assoluta”. Nel motivare la richiesta, l’assessore Mancarelli cita le “innumerevoli segnalazioni afferenti criticità odorigene pervenute a questo Assessorato. Di ciò – soggiunge - la stessa Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale – DAP Taranto potrà confermare; di talché il monitoraggio posto in essere nelle adiacenze delle discariche, mediante campionatori passivi radiello, su dati di medie mensili, evidenzia criticità ripetute. In conseguenza si ritiene indifferibile l’avvio dell’iter amministrativo di riesame, si da risolvere le criticità su esposte.

                                                                                             www.agoramagazine.it

10 febbraio 2013

EMISSIONI NOCIVE

Decine di malori per la discarica L'Arpa: Emissioni nocive


TARANTO - Malori e puzza nauseabonda a Lizzano. E sul banco degli imputati finisce subito la discarica Vergine. L'allarme è scattato ieri mattina, quando numerosi lizzanesi hanno tempestato di telefonate il centralino dei vigili del Fuoco. Nella cittadina, praticamente, non si respirava e alcuni avrebbero anche accusato forti bruciori agli occhi. Fatto sta che il sindaco Dario Macripò ha tempestivamente richiesto l'intervento dell'Arpa. A Lizzano, quindi, sono piombati quattro ispettori dell'agenzia regionale che hanno effettuato delle misurazioni. I controlli hanno evidenziato un picco di acido solfidrico nell'area. A quel punto gli uomini dell'Arpa hanno ispezionato la discarica. «I quattro tecnici - ha spiegato Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa Puglia - hanno percepito odori intensi sottovento alla Vergine, sulla strada Pulsano-Lizzano. Nel sito è stato constatato il conferimento in prima mattinata di carichi di rifiuti che potrebbero aver provocato il superamento della soglia olfattiva dell'acido solfidrico, anche se non ci sono elementi di certezza. Già in passato - ha continuato Assennato - sono state rilevate anomalie, segnalate alla Regione che ha provveduto a diffidare la discarica».
Intanto la stessa Arpa ha consegnato all'Ispra il rapporto annuale sulle emissioni di diossina nell'area di Taranto per l'anno 2012. "Abbiamo constatato - ha rivelato lo stesso Assennato - una media dello 0.18 nel corso di tre campagne di rilevamento. Si tratta quindi di meno della metà del limite introdotto con la legge regionale".

Mario Diliberto Republica.it  8/2/2013

RIFIUTI? QUI CI SONO



OGGI n°5 1/2/2013

Lizzano, paese della puzza e dello choc: sedici bambini colpiti da malattie rare

Denuncia delle madri coraggio: «Colpa della discarica»   Rispetto alla media italiana 300% in più di patologie

 LIZZANO - Nella terra dei veleni e della salute insidiata, ma un po’ più a est rispetto alle ciminiere dell’Ilva, c’è l’ennesima storia da turarsi il naso. Non è una metafora, quella di Lizzano, paese di diecimila abitanti della provincia di Taranto noto per la sua cantina sociale e per aver dato i natali a Mimmo Cavallo, antico cantore delle contraddizioni sudiste («Siamo meridionali» il suo brano di maggior successo). È cronaca di molte notti, quando strade e case vengono inondate «da un odore che non è quello di immondizia» ma nasconde un principio «chimico» e sa di «ammoniaca» (descrizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti in Puglia). Una puzza perseverante, invasiva, che sarebbe appena più tollerabile se non fosse accompagnata da rilievi che l’Arpa Puglia ha definito «critici», però senza appiccicarci sopra il bollino del rischio sanitario (riunione del 15 dicembre scorso in Provincia), e da riscontri medico-scientifici singolari. Per dirne uno, se in Italia la media è di quattro casi ogni mille soggetti al di sotto dei 14 anni, a Lizzano nel solo studio della pediatra Antonietta D’Oria vengono seguiti e curati 16 bambini affetti da malattie rare.

 «Io ne tengo sotto osservazione 860, su un totale di circa 1.500 tra neonati, infanti e ragazzini fino a 14 anni censiti nella nostra comunità. E, vi assicuro, la componente genetica non può essere l’unica causa della reiterazione di patologie straordinarie», sostiene la stessa dottoressa, gentile nei toni eppure decisa nei modi, portavoce del movimento di decine di mamme lizzanesi salite sulle barricate in difesa dei figli e scese in strada per puntare l’indice contro la discarica Vergine, adibita allo smaltimento di rifiuti speciali, epicentrica rispetto a cinque Comuni dell’area (Faggiano, Roccaforzata, Fragagnano, Monteparano e ovviamente Lizzano) ma formalmente isola amministrativa di Taranto. Secondo le loro denunce - e non solo le loro: sul tavolo della Procura della repubblica sono piovuti da parte dei cittadini 800 esposti - l’emergenza germina là dove «è stata segnalata la presenza di ripetuti picchi di acido solfidrico o idrogeno solforato in misura notevolmente superiore alla soglia olfattiva» (relazione tecnica dell’Arpa inoltrata dai volontari di AttivaLizzano al prefetto Claudio Sammartino). «Nel giorno della presentazione del report della Commissione parlamentare, abbiamo avuto occasione di scambiare due battute con il procuratore Franco Sebastio - rivela la pediatra D'Oria - e ci ha garantito che, compatibilmente con le incombenti questioni legate all’Ilva, si occuperà di noi. Già esistono, per aggiunta, inchieste di varie Procure. Di sicuro - continua - qui ci sono migliaia di persone che non ce la fanno più e pensano al peggio. Per esempio che nella discarica vengano riversati rifiuti non trattati o che si disperdano combinazioni gassose assai nocive per la salute. Di sicuro - è l’amara chiosa - a Lizzano ci si ammala con una facilità inquietante. Occorre che sia presto effettuato dall’Asl uno studio epidemiologico. Molteplici ricerche ricordano che l’inquinamento dell’aria può costituire un fattore scatenante di tante patologie gravi».

Per gli ambientalisti di AttivaLizzano, i raccoglitori privilegiati di malumori e rimostranze, «la gente è disperata: accusa bruciore agli occhi e al naso, tosse, mal di testa, difetti neuropsicologici». Tuttavia, se ad essere colpiti pesantemente sono i bambini, l’interrogativo si amplifica. Morbo di Crohn, celiachia, ipotiroidismo, iperattività del sistema immunitario, tumori assortiti, crescita bloccata, bebè sballottati come trottole tra gli ospedali di Matera, Bari e Roma senza che si comprenda con esattezza la natura del loro problema: ecco il dramma dei bambini di Lizzano. Una calamità invisibile che ha avuto il suo acme nel wheezing, l’asma sotto i cinque anni. In una delle indagini condotte da Antonietta D’Oria insieme a quattro colleghi (Annamaria Moschetti, Piero Minardi, Giusi Graziano e Grazia Benedetti) per conto dell’istituto Mario Negri, Lizzano ha registrato un numero di casi analogo a quello di Taranto e di gran lunga inferiore a Messina, Verona o Napoli. Solo che a differenza di Taranto, o ugualmente a Palagianello che è equidistante dal capoluogo ionico ma presenta estremi dimezzati, a Lizzano le ciminiere dell’Ilva non ci sono.

 

6 febbraio 2013

Per quelli che: "le autorizzazioni so tutte a posto"

     
dalla Gazzetta di Taranto del 6 febbraio 2013 un articlo di Mimmo Mazza:
                  ... l'assessore, il funzionario e il nostro ambiente svenduto.